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Iran: violentato in carcere un giornalista oppositore del regime PDF Stampa
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Ansa, 24 agosto 2010

Abdolreza Tajik è un noto giornalista iraniano, uno con la schiena dritta, scrive su quotidiani e periodici critici nei confronti del regime. Testate riformiste quali Fath, Banyan e Bahar, giornali che hanno il coraggio di scrivere la verità su Ahmadinejad e compari.
Ma Tajik è soprattutto membro del Centro dei difensori dei diritti umani, fondato dal premio Nobel Shirin Ebadi, costretta all’esilio, lontana dal’Iran, per evitare l’arresto. Naturalmente il suo centro è stato chiuso dal regime.
Tajik è ospite, a intervalli regolari di sei mesi, del carcere di Evin, vicino a Teheran; questo dal 14 giugno 2009, due giorni dopo le discusse e contestate elezioni presidenziali. Scarcerato, il giornalista è stato riarrestato il 29 dicembre 2009 e liberato due mesi dopo.
Dopo il 12 giugno scorso, data del suo terzo arresto, ad Abdolreza Tajik, nell’inferno di Evin, è accaduto qualcosa di angosciante, che nulla ha da invidiare ai metodi dell’Argentina dei generali.
Nonostante le censure degli sgherri di regime, i fatti, seppur con ritardo, sono trapelati: Tajik durante la permanenza in carcere e durante gli interrogatori è stato “hakte hormat”, disonorato. Ha subito abusi sessuali. Questa la confidenza fatta dal giornalista ai familiari durante il colloquio avvenuto oltre un mese dopo l’arresto, periodo in cui Abdolreza era letteralmente scomparso, nessuna notizia di lui. Abusi e violenze nelle carceri iraniane sono certamente all’ordine del giorno, però quanto accaduto al giornalista è ben più grave, in quanto l’atto avrebbe avuto luogo alla presenza di un alto magistrato.
La notizia è stata diffusa dalla sorella di Abdolreza, Parvin e l’Alto Commissariato dell’Onu è stato sensibilizzato a “fare pressioni sulle autorità iraniane perché accettino gli ispettori delle Nazioni Unite al fine di indagare sulle accuse di maltrattamenti nelle carceri di quel paese”.
Intanto Abdolreza Tajik è tuttora rinchiuso ad Evin, nelle mani di quegli stessi criminali che lo hanno “disonorato” e senza la possibilità di incontrare il suo avvocato.
 

 

 

 

 

 

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