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Frosinone: il defibrillatore non funziona, detenuto malato di hiv muore per arresto cardiaco PDF Stampa
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Dire, 7 agosto 2010

Il settimo detenuto morto, nel 2010, negli istituti del Lazio. L’ultimo caso è successo ieri pomeriggio, un decesso per arresto cardiaco nella cella della sezione per tossicodipendenti del carcere di Frosinone. La notizia del settimo decesso in un carcere della regione nel 2010 (di cui due per suicidio) è stata diffusa dal Garante dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni. La vittima si chiamava Mauro M..
“È il secondo decesso per malattia che si verifica, dall’inizio dell’anno, a Frosinone - si legge nella nota del garante. Il 20 maggio scorso era morto per un attacco di cuore, fra le braccia del fratello con cui divideva la cella, un uomo di 32 anni. Lo scorso 28 luglio, invece, gli agenti di polizia penitenziaria e i detenuti avevano salvato un recluso romeno che aveva tentato di suicidarsi”. Secondo i collaboratori del Garante la vittima, di cui ancora non è stata resa nota l’età, “era tossicodipendente, malato di Hiv ed epatite ed era sottoposto a terapia psichiatrica”. Il suo corpo senza vita è stato scoperto intorno alle 17 di giovedì pomeriggio.
La causa del decesso, secondo le autorità sanitarie del carcere, sarebbe un arresto cardio-circolatorio. L’infermeria dell’Istituto di Frosinone è dotata di un defibrillatore semi-automatico. Questo strumento salvavita, a quanto appreso dal Garante, “sarebbe però inutilizzabile perché avrebbe le batterie scariche e le placche scadute”. La notizia della sua morte si è rapidamente diffusa all’interno del carcere ciociaro dove, a fronte di una capienza regolamentare di 325 posti, i ristretti superano le cinquecento unità. “Probabilmente la morte per cause naturali di quest’uomo non farà gridare allo scandalo contro il sovraffollamento e le precarie condizioni di vita nelle carceri italiane - ha detto il Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni - ma per l’ennesima volta invito tutti quanti a chiedersi se fosse davvero il carcere, e non una struttura esterna adeguata, la soluzione migliore per una persona in quelle condizioni di salute”.
 

 

 

 

 

 

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