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Puglia: Sappe; i detenuti sono il doppio rispetto ai posti previsti, situazione incandescente PDF Stampa
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Corriere del Mezzogiorno, 1 agosto 2010

Un pezzo di cornicione in cemento armato che si stacca e rischia di colpire un gruppo di detenuti nel carcere di Taranto. Poi ancora due suicidi nel giro di qualche settimana avvenuti nel penitenziario di Lecce e tre detenuti ustionati, sempre a Lecce, per l’esplosione di una bomboletta di gas usata per cucinare all’interno della loro cella. Casi legati tra loro non solo per una questione cronologica, ma anche perché sintomi lampanti di un profondo malessere che attraversa le carceri pugliesi e in particolare quello di Lecce.
Nel 2010 - denuncia il sindacato autonomo di polizia penitenziaria (Sappe) - la Puglia risulta essere la regione in cui le carceri sono le più affollate d’Italia e i suicidi, i tentati suicidi e più in generale gli episodi di violenza sono aumentati in “maniera preoccupante”. I numeri la dicono tutta: nella regione il numero dei carcerati ha quasi superato il 100% dei posti disponibili con 4.550 presenze a fronte di circa 2.300 posti.
“Per fare un esempio - spiega il segretario nazionale del Sappe Federico Pilagatti - notiamo che le carceri in Lazio con 4.600 posti ospitano circa 6.250 detenuti; la Campania con circa 5.500 posti ha 7.700 detenuti; la Lombardia con 7.950 posti ha 9.000 detenuti”. In Puglia secondo i dati aggiornati al 7 luglio scorso la situazione è drammatica: fatta eccezione per Lucera perché il carcere è quasi vuoto e chiuso per metà. Ad Altamura ci sono 98 detenuti su 52 posti; a Bari 600 su 296; a Foggia 740 su 370; a Lecce 1.420 su 660; a Taranto 600 su 260; a Turi 200 su 110; a Trani 250 su 220; a Brindisi 190 su 200 e a San Severo 100 su 64. C’è da aggiungere che nei penitenziari pugliesi scarseggiano addirittura letti, lenzuola e materassi.
Oltre ai suicidi dei giorni scorsi “ciò che preoccupa - aggiunge Pilagatti - è il clima di tensione e violenza che serpeggia nelle carceri pronto ad esplodere in qualsiasi momento di questa calda estate”. Le prime avvisaglie, secondo il sindacato, sono le manifestazioni di protesta (per ora pacifiche) che “vedono i detenuti sbattere violentemente le suppellettili contro le inferriate”. È accaduto a Bari, Lucerà, Foggia, Brindisi, Lecce e Taranto, ma queste forme di ribellione si stanno allargando a macchia d’olio in tutte le carceri della regione.
Il disagio dei detenuti si manifesta - è stato documentato - con i tentativi di togliersi la vita che nei primi sei mesi dell’anno hanno superato i 60 casi avvenuti dove è concreto il problema del sovraffollamento, come Lecce, Foggia, Bari e Taranto. Stesso discorso per le proteste dei detenuti che nel primo semestre del 2010 hanno superato i 500 episodi; 220 i casi di autolesionismo; 50 gli episodi di scontri fisici tra i detenuti finiti spesso con ferimenti anche gravi.
“Purtroppo - aggiunge ancora Pilagatti - la miscela esplosiva che si è formata nelle carceri rischia di esplodere a brevissimo tempo considerate le condizioni igienico sanitarie e di promiscuità in cui sono costretti a vivere i detenuti, che pone all’attenzione un altro grave problema che riguarda l’emergenza sanitaria”. Il Sappe ha segnalato più volte alle autorità competenti, che nelle carceri pugliesi una grande percentuale di detenuti sono a rischio per tutta una serie di patologie gravi di cui sono affetti. A questi si vanno ad aggiun-gere anche i carcerati con gravi problemi psichiatrici.
Il Sappe “ricorda inoltre che, a fronte di una popolazione detenuta che in Puglia negli ultimi anni è raddoppiata, si è vista ulteriormente ridurre l’organico a seguito dei tanti pensionamenti nonché per le condizioni di lavoro divenute insostenibili e stressanti”. È necessario aumentare il numero dei poliziotti penitenziari - secondo il Sappe - di almeno 400 unità per far fronte all’emergenza. Domani intanto la Federazione nazionale sicurezza (Fns) visiterà i penitenziari di Foggia e San Severo per verificare le condizioni lavorative del personale, le pari opportunità nella gestione del servizio, l’igiene dei luoghi di lavoro e lo stato di sicurezza.
 

 

 

 

 

 

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