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Firenze: all’Opg di Montelupo detenuta transessuale deve restare chiusa in cella tutto il giorno PDF Stampa
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La Repubblica, 1 agosto 2010

Lei vive chiusa dentro una piccola cella a Montelupo. Ha trentacinque anni, viene da una regione del Nord Italia, ha alle spalle storie di tossicodipendenza ed è transessuale. La sua è una detenzione nella detenzione perché l’ospedale psichiatrico giudiziario non ha una sezione per le transessuali e quindi questa persona divide lo stesso braccio con altri pazienti, ma a differenza di altri pazienti, la porta della sua stanza resta chiusa durante il giorno. Montelupo è un Opg maschile.
“Per uscire o per gli spostamenti deve essere sempre accompagnata dal personale” spiega il dottor Franco Scarpa direttore sanitario della struttura che in provincia di Firenze ospita attualmente 170 pazienti e che è sovraffollata anche perché un’ala della villa medicea è temporaneamente fuori uso per i lavori di ristrutturazione e ampliamento.
Intanto concorda con il senatore Ignazio Marino, l’assessore regionale Salvatore Allocca: “Montelupo è da chiudere, pensiamo di farlo entro un anno”. L’ispezione a sorpresa del presidente della commissione parlamentare e dei Nas dei carabinieri, con un rapporto in cui si denunciano le carenze strutturali e l’affollamento disumano di alcuni reparti (anche in 9 in una stanza, con 3 metri quadrati di spazio a testa), lascia il segno. Sulla chiusura della struttura Allocca spiega in una nota: “Figuriamoci se in Toscana non consideriamo questa una cosa doverosa, contiamo di poter dismettere l’Opg di Montelupo al più presto”.
Vent’anni per portare a regime la legge Basaglia sui manicomi. Per gli ospedali psichiatrici giudiziari il cammino sembra essere ancora più lungo. “Ma respingo l’ipotesi che ci siano state irregolarità nei registri dei malati - dice Scarpa riferendosi al rapporto dei Nas - chi è stato legato nei letti di contenzione risulta regolarmente nelle carte”. “Siamo sempre stati più che convinti sulla necessità del superamento di queste strutture - riprende l’assessore ricordando l’impegno di chi nell’Opg opera - abbiamo sempre lavorato per questo ma,a causa del ritardo nelle normative nazionali e delle diverse competenze che si sono intrecciate, non è stato ancora possibile chiudere Montelupo”.
La legge che dispone il passaggio delle competenze sanitarie alle Regioni in questa materia è del 2008 “ma soltanto nel dicembre 2009 si sono costituiti i cosidetti "bacini territoriali di riferimento". In pratica - sostiene l’assessore - con questi bacini si è stabilito che Montelupo fosse il riferimento per le persone originarie di Toscana, Sardegna, Liguria e Umbria”. Il fatto è che alcune aree sono in ritardo nell’applicazione della normativa e per questo a Montelupo restano internate persone che dovrebbero già essere altrove.
“In Toscana - spiega Allocca - abbiamo già due strutture intermedie che potrebbero accogliere le persone che hanno terminato la misura di sicurezza (per la quale erano state internate) ma che non sono ancora in grado di essere dimesse. Una è in provincia di Firenze, una ad Aulla, una è in costruzione ad Arezzo. Per chi deve terminare il percorso della misura di sicurezza si sta organizzando Solliccianino (il “Gozzini”) a Firenze, che diventerà una struttura di carattere sanitario con una sorveglianza soltanto esterna.
A Solliccianino sarà possibile ospitare anche le donne che attualmente sono nell’Opg di Castiglione delle Stiviere. Infine i pazienti che possono essere dimessi perché hanno terminato la custodia cautelare, saranno prese in carico dai servizi territoriali”.
 

 

 

 

 

 

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