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Giustizia: Aldo Morrone (Inmp) denuncia; patologie fisiche e psichiche affollano nostri penitenziari PDF Stampa
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di Dina Galano

Terra, 23 giugno 2010

Patologie fisiche e psichiatriche affollano i nostri penitenziari. “Sono diventati luoghi moltiplicatori di malattie”, denuncia Aldo Morrone dell’Inmp. Strutture e personale, poi, sono del tutto inadeguati al soccorso. Sono trascorsi dodici anni e poco è stato fatto. La riforma che ha portato alla competenza del ministero della Salute la questione della sanità delle persone recluse, considerata una conquista di civiltà, è ancora lungi da essere attuata. “Volontà ostruzionistiche insieme a una gestione ancora affidata a medici di vecchio stampo ora rischiano di minarla, facendola passare per una riforma sbagliata”, avverte Lillo Di Mauro, vicepresidente del Forum per il diritto alla salute delle persone private della libertà e responsabile immigrazione e carcere dei Verdi. Invece, le ragioni che hanno condotto nel 2008 all’approvazione del decreto della Presidenza dei ministri che ha trasferito la competenza dal ministero della Giustizia a quello oggi guidato da Ferruccio Fazio, e quindi ai bilanci delle Regioni, erano orientate al rispetto dell’articolo 32 della Costituzione.
“Rendere indivisibile il diritto alla salute e la dignità delle persone”, come ha esplicitato Livia Turco del Pd, senza distinzioni tra status di reclusione o libertà. Nei fatti, e non solo per ragioni economiche o di bilancio, la storia ha seguito un altro corso. “Sto seguendo la vicenda di un ragazzo che a soli 23 anni è stato colpito da infarto e ora si trova recluso in attesa di giudizio”, racconta Di Mauro. “Soffre di epatite C con transaminasi altissime e, nonostante il suo stato di salute, attendiamo invano da mesi l’autorizzazione per farlo curare in ospedale”.
Accade con ordinaria normalità che il carcere sia sprovvisto del farmaco opportuno o che manchino figure professionali adeguate a garantire le cure. Troppo spesso, inoltre, patologie psicologiche o psichiatriche vengono arginate con eccessive dosi di psicofarmaci utilizzati in funzione sedante. Il carcere, spiega Aldo Morrone, medico e direttore dell’Istituto nazionale salute, migrazioni e povertà (Inmp) “diventa un luogo moltiplicatore di malattie”, in particolare di quelle trasmissibili come hiv, aids, tubercolosi, epatite virale B e C o scabbia. Parte delle cause, argomenta Morrone, è dovuta al “sovraffollamento ma anche a una limitata percezione del rischio da parte degli stessi detenuti. Per questo bisogna investire con attività di prevenzione”.
Ma parlare di salute in carcere, ricorda Leda Colombini, presidente del Forum Salute, significa anche pensare ai “portatori di handicap fisici, alle donne, alle madri e figli da 0 a 3 anni che non riescono a usufruire delle prestazioni essenziali”. “è necessario che si abbia a mente che dietro alle problematiche di una riforma inattuata - ribadisce Lillo Di Mauro - si cela il volto di persone che non possono nutrire una prospettiva di cura, che faticano a ottenere la pasticca per curare una cardiopatia”. L’unica soluzione è destinarle a luoghi alternativi al carcere, “soprattutto quando si tratta di malattie infettive - aggiunge il dottor Morrone - perché si riduce il serbatoio del rischio delle infezioni all’interno”. E con l’arrivo della stagione estiva questa situazione non potrà migliorare.
“Molti detenuti saranno costretti a trascorrere i periodi più caldi in celle non adeguate - ammette il medico -. Non si è svolta nemmeno un’azione di prevenzione dell’igiene pubblica dei luoghi carcerari quando molti non sono a norma per l’abitabilità e dovrebbero essere chiusi. Andranno chiusi prima o poi, se non altro perché quest’anno in alcuni di essi è esplosa la tubercolosi”.
 

 

 

 

 

 

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