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Rovereto (Tn): detenuti scrivono; siamo 100 in un carcere con 40 posti, condizioni di invivibilità PDF Stampa
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Il Trentino, 23 giugno 2010

Il carcere di Rovereto è ormai troppo piccolo. Un problema già sollevato dalla direttrice della struttura, che ha trovato conferma nelle parole dei detenuti. “Desideriamo - fanno sapere tramite una lettera - che arrivino nelle vostre case le nostre voci, di uomini e donne che sanno di essere colpevoli di azioni scorrette, che pensano alle vittime dei propri errori, ma pur sempre di persone che chiedono di essere considerate tali. Il carcere di Rovereto è stato predisposto per una capienza massima di 30 o 40 persone. Oggi, la presenza di più di 100 detenuti rende impossibile ogni programma di rieducazione, lasciando il posto ad ansie e tensioni che generano solo durezza e chiusure.
Una situazione che sta diventando sempre più disumana e invivibile risiede nel sovraffollamento del carcere, dovuto a due cause principali. La prima è l’iter burocratico che necessita di tempi interminabili per la chiusura della sintesi (la valutazione comportamentale del detenuto) indispensabile per ottenere qualsiasi beneficio previsto dal Codice Penale. La seconda è un Tribunale di Sorveglianza tra i più rigidi e fiscali d’Italia, che rigetta la maggior parte delle istanze richiedenti benefici e misure alternative, come gli arresti domiciliari, i permessi premio, la semilibertà e così via.
Tutto questo ha determinato una situazione d’emergenza, come la convivenza di quattro persone in celle da 9 metri quadrati, (con due letti a castello, un tavolino, un gabinetto con lavandino e due o tre sgabelli) otto docce per soddisfare i bisogni di più di 100 persone, ritardi nelle visite mediche, mentre quelle specialistiche sono scarse o quasi nulle. E ancora, ridottissime opportunità lavorative nel carcere, l’ora d’aria invivibile, in quanto lo spazio disponibile è un cortile di modeste dimensioni per i maschi, una gabbia di ferro spesso inutilizzata a causa della scarsità del personale. Scarsità del personale, sia maschile che femminile, è ancor più grave in quanto impedisce tutte le attività inframurarie”.
 

 

 

 

 

 

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