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Bari: dal carcere un appello “vogliamo solo vivere normalmente la nostra condizione di carcerati” PDF Stampa
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di Antonella Fazio

Bari Sera, 21 giugno 2010

Chiedono di vivere degnamente la loro condizione i detenuti della Seconda sezione del carcere di Bari che, in una lettera giunta alla redazione di Bari Sera, non usano mezzi termini. La missiva è una richiesta di aiuto, una richiesta urlata che fa trapelare tutta la disperazione che questi carcerati pare stiano vivendo in questi ultimi tempi. Non c’è una firma specifica: la sigla finale riporta solo “La Seconda sezione del carcere”. Un foglio scritto in stampatello. Sulla prima facciata le parole di denuncia; sul retro, invece, una scritta verticale a caratteri cubitali: “Aiutateci”.
I detenuti elencano tutta una serie di “cose” che avverrebbero tra le mura della prigione barese. Partono dal tema del sovraffollamento per arrivare al discorso acquisti: “Nel carcere oltre al grande numero di detenuti, non ci viene concesso di acquistare a nostre spese prodotti per disinfettare le nostre celle”. E attenzione: sulle righe dell’A4 arrivatoci, “celle” è scritto tra virgolette, probabilmente sintomo del fatto che la loro condizione è veramente estrema.
Il problema dell’igiene, poi, è particolarmente sentito. Stando alla denuncia, pare che a loro non sia permesso fare le docce pomeridiane. “Non ci fanno fare le docce nel pomeriggio”, dicono e commentano: “Con questo caldo è veramente una crudeltà all’umanità”. Il tema, poi, ritorna sugli acquisti: “Possiamo farvi sapere - dicono - che in questo carcere fare la spesa è una prerogativa dei signori che dirigono e gestiscono questo istituto”.
Poi giungono direttamente al vertice parlando de Il Comandante. Scrivono: “Il Comandante minaccia di farci partire e farci allontanare da casa. E credeteci - continuano -: lui comanda sulle nostre vite e sulle nostre famiglie”. Infatti, stando ancora alla missiva, pare che questo “Comandante” (persona non meglio identificata) “rubi dai 6 ai 7 minuti ai colloqui con i nostri cari. E non vi diciamo come i nostri familiari vengono trattati”.
In chiusura, i carcerati azzardano un paragone che non lascerebbe spazio a commenti: “Noi nella Seconda Sezione viviamo peggio degli zingari”. La lettera chiude con esplicite richieste d’aiuto: “Vi chiediamo di aiutarci. Non chiediamo indulti o amnistie. Chiediamo solo di vivere in modo umano la nostra vita di carcerati”. Abbiamo quindi interpellato i vertici della casa circondariale del capoluogo pugliese. Fuori il direttore per motivi di lavoro, ha risposto alla nostra telefonata la vicedirettrice Valentina Meoevoli che, ascoltati i contenuti della lettera, non ha voluto rilasciare dichiarazioni: “Non voglio e non intendo dire nulla in merito”, ha sintetizzato. Peccato.
 

 

 

 

 

 

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