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Cagliari: aziende non pagano stipendi, lavoratori auto-reclusi nel nuovo carcere in costruzione PDF Stampa E-mail
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Adnkronos, 16 febbraio 2012

 

“I lavoratori sono esasperati dalle continue prese in giro delle aziende, che devono ancora pagare le tredicesime, e le mensilità di dicembre e gennaio. E così hanno deciso di auto-recludersi nel carcere di Uta, che loro stessi stanno realizzando”.
Così Enrico Cordeddu, segretario regionale della Fillea Cgil sarda e segretario provinciale del sindacato degli edili a Cagliari, spiega a Labitalia le motivazioni che hanno spinto questa mattina oltre una cinquantina di lavoratori impegnati nella costruzione del carcere di Uta, in provincia di Cagliari, ad occupare l’istituto penitenziario.
L’occupazione del carcere, in costruzione da tre anni e con consegna prevista a giugno, “è arrivata perché le imprese inadempienti con i lavoratori, e cioè “Opere Pubbliche”, “Opere stradali” e “Opere idriche” hanno disatteso anche l’accordo firmato in provincia 15 giorni fa e che prevedeva il pagamento delle spettanze arretrate”.
Ma il paradosso, secondo Cordeddu, “è che in questo caso, quasi unico in Sardegna in questo periodo in cui la pubblica amministrazione non paga e le imprese falliscono, è l’azienda a non pagare, nonostante il ministero, come ci ha confermato, ha saldato tutti i pagamenti”.
I lavoratori si sentono presi in giro “perché ieri l’azienda ci ha comunicato che non avrebbe pagato le spettanze rifacendosi alla comunicazione inviata cinque giorni fa dal ministero delle Infrastrutture secondo cui, in base alla normativa, se entro 15 giorni dalla comunicazione le spettanze non saranno pagate, sarà lo stesso ministero a intervenire con la rescissione del contratto e il pagamento degli stipendi ai lavoratori”. Ma il sindacato e i lavoratori non ci stanno, avverte, “perché per noi vale l’accordo firmato in provincia 15 giorni fa, non può essere disatteso, non ci stiamo, dobbiamo essere pagati”.

 

Sdr: basta fare finta di nulla… intervenga il Governo

 

“Basta tenere gli occhi chiusi su una vicenda che sta mettendo in croce gli operai e rischia di trasformare un progetto, peraltro nato male, nell’ennesimo spreco di denaro pubblico. Se il Ministero delle Infrastrutture non interviene lo faccia il Governo. Il silenzio sul nuovo carcere di Cagliari si sta configurando come un’omissione di responsabilità”. Lo afferma Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione Socialismo Diritti Riforme con specifico riferimento alla nuova clamorosa protesta dei 55 lavoratori di “Opere Pubbliche” che non ricevono lo stipendio dallo scorso mese di novembre.
“Non è la prima volta e temiamo che non sarà l’ultima se - sottolinea Caligaris - non ci sarà un serio imperativo intervento per il ripristino della normale gestione dei rapporti tra lavoratori e impresa. Il fatto che “Opere Pubbliche” continui a non rispettare gli impegni sottoscritti significa che non è affidabile e non può garantire la realizzazione dell’opera in tempi certi. Sono ormai diversi mesi che, dopo l’iniziale “secretazione” degli atti, si sono resi necessari urgenti chiarimenti sull’atteggiamento della società “Opere Pubbliche” in ciclico conflitto con gli operai che chiedono di essere pagati regolarmente.
“La nuova struttura penitenziaria di Uta, che è un’imponente opera pubblica, non può andare avanti senza una regolarizzazione del pagamento dei salari arretrati e senza che si concretizzi un percorso di trasparenza nei confronti dell’opinione pubblica e di collaborazione con gli Enti Locali interessati. Sono richieste che non possono essere ignorate con la giustificazione della “secretazione” degli atti imposta dall’urgenza per l’”emergenza carceri” che peraltro continuerà a lungo.

 

 

 

 

 


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