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Droghe: marijuana verso la liberalizzazione, così gli Usa combattono la crisi economica PDF Stampa
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Redattore Sociale, 16 giugno 2010

L’operazione potrebbe fare entrare nelle casse federali 25 miliardi di dollari e un sondaggio rivela che il 44% degli statunitensi è favorevole. “In questo nuovo scenario colpisce l’assenza dell’Europa, ferma alla ripetizione di cliché”. In molti stati Usa la liberalizzazione della marijuana sembra ormai prossima. È questo il tema cui è dedicata la prima puntata dell’inchiesta del quotidiano West, diretto da Guido Bolaffi e dedicato al welfare. L’inchiesta parte dal via libera annunciato dall’amministrazione Obama alla somministrazione della marijuana ai malati di cancro e a quelli terminali: “Un vento antiproibizionista che sembra andare al di là dei confini della sanità. In tempi di crisi economica, infatti, prendono sempre più piede ragioni di tipo finanziario”, scrive da Bruxelles Corrado Alfano sulle pagine di West. “1,4 miliardi di dollari l’anno sono i proventi che potrebbero derivare dalla sua tassazione per il solo stato della California e 25 miliardi di dollari l’introito annuo stimato per le casse federali” - rileva Alfano nella sua inchiesta. “In un sondaggio, realizzato da Gallup, il 44% degli statunitensi è favorevole alla legalizzazione della cannabis, contro il 23% del 1983” - prosegue Alfano.
“In questo nuovo scenario colpisce l’assenza pressoché assoluta dell’Europa. Considerata da sempre come assai più permissiva degli Usa per quanto riguarda la legalizzazione di questo prodotto, è oggi ferma alla ripetizione pura e semplice di vecchi cliché di lotta contro i mercanti e il traffico illegale” - conclude Alfano nella prima puntata della sua inchiesta su West. “Eppure qualcosa sembra cominciare a muoversi. Visto l’impatto che ha avuto il rapporto Reuter Trautman, sul fallimento della politica antidroga dell’Ue, sui rappresentati politici degli stati membri”, pubblicato da West.
“La California di Schwarzenegger, ad esempio, sta pensando alla legalizzazione della canapa con un occhio ai proventi (1,4 miliardi di dollari all’anno) che potrebbero derivare dalla sua tassazione e che rappresenterebbero ossigeno puro per il suo malandatissimo deficit. L’economista Jeffrey A. Miron ha stimato in più di 25 miliardi di dollari l’introito annuo per le casse federali derivante dalla tassazione della cannabis. A cui andrebbero aggiunti i minor costi che la sua depenalizzazione comporterebbe per la spesa pubblica grazie al minore affollamento delle carceri. Inoltre, al contrario del 1972, quando la California disse no alla liberalizzazione, oggi essa ha dalla sua un nuovo e assai potente alleato: l’opinione pubblica. Secondo un recente sondaggio, citato da Nicolas Boursier su Le Monde, il 56% circa dei californiani si dice infatti d’accordo con questa misura e annuncia il suo sì al referendum indetto per novembre prossimo. In un altro sondaggio, realizzato dalla Gallup a livello federale, il 44% degli statunitensi è favorevole alla legalizzazione della cannabis, contro il 23% del 1983. Nello New Hampshire, una proposta di legge simile a quella californiana, nonostante abbia ottenuto una larga maggioranza di sì nei due rami del parlamento statale (76% alla Camera e 58% al Senato), non ha superato lo sbarramento dei 2/3 dei parlamentari favorevoli, indispensabile per bypassare il veto posto del governatore”.
“Questo procedere disordinato, in realtà, è figlio del fallimento della famosa ‘War on Drugs’, lanciata a suo tempo dalla presidenza di Nixon. Una guerra costata miliardi di dollari ma che non ha minimamente scalfito il traffico internazionale della droga e che negli ultimi anni sembra essere silenziosamente finita nel dimenticatoio. In questo nuovo scenario colpisce l’assenza pressoché assoluta dell’Europa. Considerata da sempre come assai più permissiva degli Usa per quanto riguarda la legalizzazione di questo prodotto (in Olanda, Spagna, Belgio, Germania, Danimarca, Inghilterra, solo per citare alcuni paesi, la marijuana è legalizzata, depenalizzata o de facto tollerata), il Vecchio Continente è oggi fermo alla pura e semplice ripetizione di vecchi cliché di lotta contro i mercanti e il traffico illegale. Quasi a voler chiudere gli occhi di fronte a un fenomeno che coinvolge centinaia di migliaia di consumatori. Eppure qualcosa sembra cominciare a muoversi. Visto l’impatto che il rapporto Reuter Trautman sul fallimento della politica antidroga dell’Ue ha avuto sui rappresentanti politici degli Stati membri”.
 

 

 

 

 

 

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