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Giustizia: Bernardini; in Italia non basta la "pena certa"… ma si pretende la morte civile PDF Stampa
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Agenparl, 2 dicembre 2011

 

"Il fatto che Giovanni Scattone insegnasse in un liceo e che a detta dei suoi studenti svolgesse il suo lavoro di educatore in maniera irreprensibile e scrupolosa, non dovrebbe essere letto come la vergogna che viene denunciata da più parti, ma come testimonianza di un percorso riabilitativo di cui lo Stato dovrebbe andar fiero, sempre se ha ancora senso l’articolo 27 della nostra Costituzione e sempre se hanno senso le parole lì scritte sulla rieducazione e il reinserimento sociale del condannato".

È quanto si legge in una nota di Rita Bernardini - deputata radicale eletta nelle liste del Partito Democratico e membro della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, che continua: "se si cristallizza per sempre la vita di una persona nell’atto criminale da questa commesso tanto tempo prima e non si tiene conto di una semplice verità ossia che l’uomo della pena può anche divenire un uomo diverso da quello del delitto, allora si rischia di non cogliere il senso profondo della giustizia, del carcere e della pena descritto nella nostra Costituzione. Giovanni Scattone, pur professandosi sempre innocente, è stato condannato e ha interamente pagato il conto che lo Stato e la legge italiana gli hanno presentato per ciò che ha fatto o non ha fatto; fargli adesso scontare anche una pena extra-giudiziale, e per questo ancora più pesante, è di per sé inumano e ingiusto.
Nessuno ha il diritto di condannare un altro individuo - qualunque delitto questo abbia potuto commettere - a rimanere ostaggio perpetuo del proprio passato, anche perché il tempo della pena non viene certo stabilito dai parenti delle vittime o nei salotti televisivi, ma dalla legge e dalla Costituzione".

 

 

 

 

 

 

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