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Giustizia: carceri illegali; le Associazioni a tutela di diritti dei detenuti fanno causa allo Stato PDF Stampa E-mail
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Comunicato stampa, 9 giugno 2010

In carcere non si rispettano le leggi. Chi non le rispetta fuori viene messo dentro, chi lo mette dentro, le istituzioni democratiche, non le rispetta e basta. Quasi niente, nelle carceri, è come dovrebbe essere, funziona come dovrebbe funzionare, rispetta il dettato delle norme che dovrebbero regolare la vita penitenziaria. È trascorso quasi un anno dalla sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani che ha condannato l’Italia per aver detenuto qualcuno in meno di tre metri quadri. Una violazione dell’art. 3 della Convenzione Europea, un’ipotesi di tortura o trattamento inumano o degradante. Oggi la situazione generale è ancor peggio di allora. Il prossimo 20 settembre saranno dieci anni dall’entrata in vigore dell’attuale Regolamento penitenziario, che guardava verso condizioni più dignitose di detenzione. Nella metà del tempo, cinque anni, era fissato il termine per adeguare le strutture carcerarie ad alcuni parametri strutturali. Che ci fosse l’acqua calda, per fare solo un esempio. Ne sono passati dieci e quasi ovunque gli edifici sono ancora fuori legge. Carta, A Buon Diritto e Antigone si ritengono da oggi in vertenza contro le istituzioni. Utilizzeremo ogni strumento legale a disposizione per far sì che lo Stato paghi il prezzo della propria illegalità.
 

 

 

 

 


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