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Giustizia: non si fermano le proteste nelle carceri e a Brescia un detenuto si taglia la giugulare PDF Stampa
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Redattore Sociale, 9 giugno 2010

A Brescia un detenuto ha cercato di togliersi la vita. A Genova e Firenze i detenuti hanno rumorosamente protestato contro il sovrappopolamento delle celle, battendo stoviglie e pentolame contro le grate e i blindi. Non si fermano le proteste nelle carceri italiane. Ieri, sino a notte tarda, a Genova Marassi e Firenze Sollicciano i detenuti hanno rumorosamente protestato contro il sovrappopolamento delle celle battendo stoviglie e pentolame contro le grate e i blindi. Nei giorni scorsi analoghe manifestazioni si sono registrate, a Vicenza, Novara, San Vittore Milano e nei due penitenziari di Padova. “Questi sono i sintomi di un malessere diffuso e radicato, che non tarderà a sfociare in proteste su tutto il territorio nazionale”, ha denunciato il segretario generale della Uil Pa Penitenziari, Eugenio Sarno.
Inoltre questa mattina un detenuto italiano (G.C., 40 anni) ristretto nel penitenziario di Brescia Canton Mombello classificato Alta Sicurezza ha tentato di togliersi la vita nel reparto isolamento ove era detenuto. L’uomo, secondo quanto riferito dal sindacato, ha tentato di recidersi la giugulare. “Immediatamente soccorso dagli agenti polizia penitenziaria è stato trasportato in ospedale ed in questi momenti è sottoposto ad intervento chirurgico. La prognosi è riservata e si teme per la vita dello stesso”, si legge nel comunicato della Uil Pa Penitenziari.
A Genova Marassi, intanto, si è arrivati al terzo giorno di protesta. “È probabile che anche questa sera la protesta si ripeterà in maniera rumorosissima”, dice Fabio Pagani, segretario regionale Liguria della Uil Pa Penitenziari. Benché in questi giorni l’amministrazione abbia provveduto a uno sfollamento dell’istituto oggi, comunque, si contano 757 detenuti a fronte dei 435 previsti. “È evidente, quindi, che non è stato sufficiente liberare poche decine di posti per placare la protesta causata, anche, da un servizio sanitario che non garantisce completamente il piano di distribuzione delle terapie”, osserva ancora Fabio Pagani.
Nelle carceri, ogni centimetro quadrato utile è stato occupato, anche sacrificando spazi originariamente destinati alla socializzazione e all’aggregazione. Un dramma umanitario e sanitario, ma anche una grave questione di ordine pubblico “Nelle galere italiane, per fare un esempio, nei turni notturni alla sorveglianza di circa 67.500 detenuti sono preposti non più di 1.500 agenti. Intere carceri sono sguarnite e i servizi sono sottodimensionati”, denuncia Eugenio Sarno.
 

 

 

 

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