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Cartabia pronta a riformare il Csm, ma niente sorteggio PDF Stampa
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di Valentina Stella


Il Dubbio, 8 dicembre 2021

 

La guardasigilli ieri ha incontrato il premier Draghi e l'Anm. Giovedì vertice con i capigruppo di maggioranza. La riforma del Csm e dell'ordinamento giudiziario è "imminente", ha detto due giorni fa la ministra Cartabia, che ieri mattina ne ha discusso anche con il presidente del Consiglio Mario Draghi. Bisogna accelerare: non si può più attendere una riforma così importante per la magistratura e per l'amministrazione della giustizia.

Subito dopo l'incontro con il premier la ministra ha incontrato l'Anm, con cui ha avuto un colloquio di diverse ore. Giovedì pomeriggio vedrà anche i capigruppo della maggioranza, ai quali potrebbe presentare finalmente gli emendamenti. Il sottosegretario Francesco Paolo Sisto ci conferma che "il ministero è incessantemente al lavoro per completare le proprie riflessioni". Intorno a questa riforma ci sono molte aspettative, anche da parte del Colle. Probabilmente la partita sarà più semplice per Cartabia, da un certo punto di vista, rispetto a quella della riforma del processo penale, perché ha davanti a sé una maggioranza più compatta che non la inchioderà in una estenuante ricerca dell'equilibrio: nessun partito vuole usare i guanti di velluto con la magistratura, considerati gli scandali emersi negli ultimi due anni.

Dall'altra parte, proprio per questo, le toghe sono consapevoli che non possono alzare troppo il livello delle loro pretese, anche perché nelle ultime dichiarazioni sia il Capo dello Stato Mattarella che la Guardasigilli e il vice presidente del Csm David Ermini hanno sottolineato come l'unica trincea da difendere sia quella dell'autonomia e dell'indipendenza. Certo la magistratura non può restare a guardare, l'incognita è capire quanto peso abbia ancora. Sulla riforma del penale la ministra è stata accusata di aver ceduto al compromesso politico, senza ascoltare adeguatamente i protagonisti del processo.

Ora cosa accadrà? Lo snodo cruciale, anche se chiaramente non è da considerarsi la panacea di tutti i mali del carrierismo e del clientelismo, è il nuovo sistema di voto per rinnovare il Csm. Proprio su questo giornale si è aperto un ampio dibattito in tal senso. I vari gruppi associativi sono divisi rispetto alla proposta della Commissione Luciani sul voto singolo trasferibile, anche se paiono tutti d'accordo con la necessità di valorizzare all'interno del Consiglio tutte le anime interne alla magistratura.

Sembra comunque escluso che dal Governo possa arrivare un placet al metodo del sorteggio, ritenuto da molti incostituzionale e contrario a quanto detto da Mattarella nel suo discorso alla Scuola superiore della Magistratura: "L'attività del Csm, sin dal momento della sua composizione, deve mirare a valorizzare le indiscusse professionalità su cui la magistratura può contare, senza farsi condizionare dalle appartenenze". Stesso pensiero espresso dalla commissione Luciani per cui il sorteggio "sembra implicare una sorta di contraddittoria sfiducia nell'efficacia delle misure che si vanno proponendo, dalle quali dovrebbe invece scaturire una forte responsabilizzazione sia dell'intera magistratura che del Consiglio superiore".

La stessa Commissione ha escluso il sorteggio anche per i membri delle singole commissioni del Csm, diversamente da quanto previsto dal ddl Bonafede: per alcuni sarebbe stato un ulteriore limite agli intrecci delle correnti mentre per la maggior parte delle toghe era stata vista come "una risposta demagogica a problemi di complessa natura, anche tecnica", disse l'Anm.

Altro elemento importante saranno i criteri di valutazione per l'assegnazione degli incarichi semi-direttivi e direttivi: se è vero che andrà preservata la discrezionalità del Consiglio, è comunque essenziale che ci sia una norma primaria a dettare un quadro oggettivo all'interno del quale muoversi, altrimenti sarà davvero difficile porre un freno al potere correntizio. Sarà interessante capire anche quale sarà l'orientamento del ministero sulle porte girevoli.

La proposta del ddl Bonafede, che prevede il divieto di tornare alle funzioni giudiziarie per un magistrato che abbia assunto incarichi elettivi o di governo, è stata ben accolta da un parere del Csm dello scorso aprile: tali incarichi incidono infatti negativamente sulla immagine di imparzialità e di indipendenza dei magistrati e quindi non sono compatibili con lo svolgimento delle funzioni giudiziarie. Mentre l'idea della Commissione Luciani è quella di ricollocare nelle funzioni giudiziarie svolgendo però esclusivamente funzioni collegiali, senza possibilità di presiedere il collegio, e non assumendo incarichi direttivi o semi-direttivi.

Ulteriore questione di rilievo da affrontare sarà quella dei magistrati fuori ruolo. Per le toghe quasi un totem, per i penalisti guidati da Caiazza un sistema da smantellare. La Commissione Luciani ha lavorato a proposte emendative, che prevedono, tra l'altro, la riduzione del numero massimo di magistrati complessivamente collocabili fuori ruolo. Nella partita c'è poi da capire che ruolo verrà assegnato all'avvocatura, se di comparsa o di protagonista: le sarà consentito di votare nei Consigli giudiziari, soprattutto nella fase delle valutazioni di professionalità? E le verranno aperte le porte, insieme alla Accademia, del prestigioso e strategico Ufficio studi del Csm?

 

 

 

 

 

 

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