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Cartabia non vuole bambini in carcere, ma in Campania ce ne sono 11 PDF Stampa
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di Viviana Lanza


Il Riformista, 5 dicembre 2021

 

Ci sono undici i bambini "reclusi" in Campania. Hanno dai pochi mesi di vita a qualche anno di età. Il loro mondo è chiuso nel perimetro dell'Icam di Lauro, istituto a custodia attenuata per detenute madri. Nella nostra regione è l'unica struttura attrezzata per ospitare donne detenute con figli piccoli al seguito. Secondo i dati ministeriali aggiornati al 30 novembre, nell'Icam campano ci sono attualmente dieci detenute madri e undici bambini, dei quali la metà di etnia rom o proviene dai Paesi dell'Est o del Nordafrica.

Vivono in un contesto che prova a non essere un grigio e desolato vero e proprio carcere, ma che nella realtà resta un luogo di restrizione della libertà personale. Rispetto allo scorso mese una novità c'è: un neonato di due mesi è stato "scarcerato" insieme alla sua mamma e un altro bimbo, la cui nascita è prevista tra pochi giorni, potrà vivere in un luogo diverso dall'Icam di Lauro perchè anche la sua mamma è stata scarcerata. Per il resto, quante battaglie, quanti proclami, quante parole si sono spese in questi anni su questo aspetto del regime penitenziario. E quante volte abbiamo sentito dire che in carcere i bambini non ci dovrebbero stare, per poi constatare che negli istituti di pena i bambini non solo continuano a viverci ma alcuni addirittura ci nascono. "Anche un solo bambino in carcere è di troppo", ha affermato la ministra della Giustizia Marta Cartabia intervenendo ieri alla Quarta Conferenza nazionale sulla famiglia. "L'obiettivo primario della riforma - ha spiegato - è realizzare gli interessi superiori del minore. L'espressione anglosassone primigenia di best interests of the child è non a caso declinata al plurale.

Gli stessi interessi che mi hanno già portato ad occuparmi anche dei bambini in carcere con le loro madri e di cui, anche insieme al garante dell'infanzia, presto tornerò ad occuparmi concretamente". "Non è possibile - ha aggiunto la ministra - che bambini di tenerissima età, innocenti per definizione, scontino la pena che è stata inflitta alla madre. Occorre trovare una soluzione definitiva a questo problema, che grazie a Dio riguarda ormai pochissimi casi anche per la generosa disponibilità di tanti operatori del terzo settore". Grazie all'iniziativa del deputato Paolo Siani, il Governo ha previsto fondi da destinare alle Regioni per la realizzazione di case protette in cui ospitare le donne detenute con i propri figli al seguito. Per la Campania sono stati previsti 240mila euro all'anno per i prossimi tre anni ma al momento non c'è alcuna casa famiglia avviata.

Il Garante campano Samuele Ciambriello ha sottolineato la carenza di case protette nella nostra regione. In Italia ce ne sono a Roma e a Milano. Sarebbe quindi ora di passare davvero dalle parole ai fatti ed evitare che d'ora in poi anche un solo bambino debba vivere i suoi primi anni di vita in un luogo di reclusione. Quanta strada c'è ancora da percorrere per la piena tutela dei diritti dei bambini. In Campania il 17,4 % della popolazione è minorenne eppure per bambini e ragazzi si fa ancora troppo poco in termini di opportunità di studio, di sport, di salute, di diritti. Ieri il Riformista si è occupato dell'ultimo report stilato dal gruppo di lavoro per la Convenzione sui diritti per l'infanzia e l'adolescenza, un bilancio dal quale la Campania ne esce piuttosto male con un alto tasso di mortalità infantile, bassi livelli di servizi legati al mondo dei più piccoli e disuguaglianze territoriali. "Sarebbe molto utile - ha commentato Siani - avere un'agenzia che si occupi di infanzia, in grado di monitorare gli interventi a livello nazionale e locale così da poter meglio comprendere la condizione dei bambini a livello territoriale e organizzare politiche di reale tutela e garanzia dei loro diritti".

 

 

 

 

 

 

 

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