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L'ufficio del processo è cruciale PDF Stampa
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di Marino Longoni


Italia Oggi, 29 novembre 2021

 

Procedimenti semplificati, prima udienza effettiva e di lavoro, più cause al giudice monocratico, largo alla risoluzione stragiudiziale delle controversie. È appena diventato legge il nuovo processo civile e già inizia il conto alla rovescia dei 12 mesi concessi al governo per attuare la delega. Ma l'architettura della riforma ruota tutta attorno agli impegni che Palazzo Chigi ha assunto con l'Unione europea sul Pnrr per ottenere i soldi del Recovery fund: l'obiettivo da raggiungere è la riduzione sui tempi di causa del 40% al 30 giugno 2026.

E la riduzione va calcolata sul disposition time, l'indicatore utilizzato dalla Cepej, la commissione del Consiglio d'Europa per l'efficienza della giustizia, che va interpretata come il tempo necessario per esaurire i procedimenti aperti in base alla capacità di smaltimento mostrata nel periodo di riferimento; fondamentale la baseline: le percentuali di riduzione dell'arretrato e della durata sono calcolate sui valori del 2019, come chiede Bruxelles. I progetti, tuttavia, devono camminare sulle gambe degli uomini. E la scommessa più forte della ministra Marta Cartabia è l'ufficio del processo: "un'innovazione in cui credo fermamente", ha chiarito.

La struttura al servizio del giudice non è soltanto l'investimento finanziario di gran lunga più importante previsto dal Pnrr per la giustizia, che dal piano nazionale di ripresa e resilienza ha ottenuto 2,8 miliardi di euro. Ma è anche la "misura organizzativa più rilevante": sono previste 21.910 assunzioni di personale amministrativo a tempo determinato.

Lo staff di supporto al magistrato dovrà redigere bozze di provvedimento oltre a svolgere compiti di ricerca e studio: con i clerk of court, in stile anglosassone ma in salsa nostrana, si crea una struttura di raccordo con cancellerie e segreterie, un team assiste il capo dell'ufficio e ai presidenti di sezione per le attività di innovazione e monitoraggio. Il ministro Marta Cartabia, non a caso, è appena tornata da un viaggio istituzionale a Washington e a New York: ha presentato alla comunità degli affari statunitense la sua riforma, specie quella civile, che interessa più le imprese, i fondi d'investimento, i fondi pensione, gli avvocati d'affari e i consulenti.

E se "la giustizia è la spina dorsale del sistema istituzionale e della vita sociale ed economica", ha spiegato l'ex presidente della Consulta, non c'è dubbio che l'ufficio del processo sia l'anello mancante: "È l'aspetto a cui più tengo", ha rivelato durante il tour tra le Corti d'appello italiane organizzato per spiegare agli addetti ai lavori le innovazioni in arrivo. Di più: "È il mattone della cittadella delle riforme a cui stiamo lavorando e quella in cui mi riconosco maggiormente".

Come funziona? Gli assistenti affiancano il giudice tenendo il calendario con un occhio ai fascicoli che pendono da più tempo e ai casi con questioni analoghe, nell'ottica della razionalizzazione. E rilevano le priorità. Studiano il fascicolo preparando una scheda e il lavoro per l'udienza, cui possono partecipare, magari occupandosi del verbale.

Fra i compiti c'è anche la scrittura di modelli di decisione oltre che di minute e punti della motivazione del provvedimento finale (ciò che già da ora, in verità, preoccupa gli avvocati).

Ancora: ricerche di giurisprudenza e attività di catalogazione, con le decisioni che sono archiviate in banche dati a supporto degli indirizzi interpretativi della sezione. Secondo le linee guida del Csm la struttura può essere assegnata a supporto di uno o più magistrati oppure di una o più sezioni o settori dell'ufficio in base a sopravvenienze e pendenze.

"C'è l'immagine, ora, di una giustizia in cui il giudice non è più da solo, ma è supportato da una squadra di assistenti. È un cambio di paradigma", ha osservato Cartabia "che viene da sperimentazioni fatte in altri settori e anche all'estero". E al fiore all'occhiello della ministra arriva il più autorevole degli imprimatur: "Il potenziamento dell'ufficio del processo si pone come strumento diretto ad aumentare gli standard di produttività nella volontà di dare risposte alla domanda di giustizia in maniera più efficace e tempestiva", ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella parlando alla Scuola superiore della magistratura vicino a Firenze. Ma "affinché ciò avvenga", ha aggiunto il capo dello Stato "occorre un significativo mutamento nelle modalità di svolgimento del lavoro giudiziario con l'adozione di un modulo organizzativo basato sulla collaborazione e sul confronto con altre figure".

Il reclutamento straordinario prevede 16.500 addetti all'ufficio del processo. Di questi 16.100 vanno negli uffici di primo e secondo grado in due cicli da circa 8 mila unità ciascuno: il primo fino a un massimo di due anni e sette mesi, il secondo fino a due anni. Gli altri 400 vanno in Cassazione, in due cicli da 200 con gli stessi contratti a termine.

Sono poi assunti per tre anni 5.410 unità di personale amministrativo: 1.660 laureati, 750 diplomati specializzati, 3 mila diplomati "semplici". E con il decreto legge 80/2021 è stata raggiunta la prima milestone, una delle pietre miliari indicata dalla Commissione Ue per il Pnnr. Un progetto che "avrà una proiezione lunga nel tempo", e "oltre a cambiare il modo di lavorare e di organizzarsi del singolo giudice crea un ponte tra le generazioni". Il tutto prevedendo, "con le dovute risorse", di stabilizzare l'ufficio del processo "anche quando il Pnrr avrà ridotto le sue spinte propulsive".

A proposito: gli avvocati che ne pensano? "Molte ombre e poche luci", scuote la testa Giampaolo Di Marco, segretario generale dell'Associazione nazionale forense, per la riforma approvata "ancora una volta con voto di fiducia" del Parlamento al Governo. Soprattutto perché "in larga parte" ripropone "un metodo poco convincente con cui, in nome di un malinteso principio di efficienza, si comprimono i diritti del cittadino nel processo".

Soddisfatti invece i giuslavoristi dell'Agi per "l'estensione della negoziazione assistita sul lavoro agli avvocati e il superamento del rito Fornero". "La riforma funzionerà", non ha dubbi la sottosegretaria alla Giustizia Anna Macina, che ha seguito tutto il cammino del ddl alle Camere: "Anche perché è accompagnata da un poderoso piano di assunzioni portato avanti negli ultimi mesi". Insomma: "I tempi dei processi civili in Italia torneranno in media europea".

 

 

 

 

 

 

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