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Ergastolo ostativo, l'allarme di Di Matteo: "Chi fece le stragi del '92-'93 potrà uscire" PDF Stampa
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di Antonella Mascali


Il Fatto Quotidiano, 25 novembre 2021

 

Il pm: "Corriamo il rischio che escano con la libertà condizionale proprio in virtù dell'applicazione della sentenza della Consulta e della legge che state predisponendo". Le pronunce della Corte costituzionale che hanno depotenziato l'ergastolo ostativo ai benefici per i detenuti di mafia e terrorismo e costretto il legislatore ad approvare modifiche entro giugno prossimo, avranno conseguenze gravi: meno collaboratori di giustizia e pericolo concreto che i boss stragisti escano dal carcere, proprio quelli che misero le bombe per ricattare lo Stato in cambio di maglie larghe per i mafiosi condannati e non pentiti.

Lo ha ribadito Nino Di Matteo, consigliere del Csm, pm nel processo trattativa Stato-mafia di Palermo. Davanti alla commissione Giustizia, che lavora su un testo base da poco approvato, Di Matteo ha messo in guardia: "Corriamo il rischio che proprio quelli che hanno fatto le stragi nel '92-93 e l'hanno tentata all'Olimpico nel 1994, escano con la libertà condizionale proprio in virtù dell'applicazione della sentenza della Consulta e della legge che state predisponendo".

Di Matteo ha ricordato che "l'obiettivo primario dei vertici di Cosa Nostra è da sempre l'abolizione dell'ergastolo, il rischio che si corre è che chi ha fatto le stragi per ricattare lo Stato ottenga ora l'obiettivo che ha perseguito". L'ostativo non più assoluto ma relativo per chi non si pente avrà anche un'altra conseguenza: il fenomeno del pentitismo avrà "un calo quantitativo e qualitativo" perché con "la sostanziale abolizione dell'ergastolo ostativo è venuta meno la differenza di trattamento tra irriducibili, stragisti e chi collabora con la giustizia". Entrando nel merito del testo in discussione in Commissione, Di Matteo ha sottolineato l'utilità dei tanti paletti previsti nel provvedimento in discussione affinché un detenuto irriducibile possa accedere ai benefici, come la condizione "molto importante" che non deve esserci neppure il rischio che il condannato possa riallacciare i rapporti con la criminalità.

Nel testo, però, manca una previsione che c'era nel ddl del M5S: un Tribunale unico di Sorveglianza che si pronunci su questo tipo di richieste, come già accade per i 41-bis, decisi da quello di Roma: "La frammentazione delle competenze - ha spiegato Di Matteo - potrebbe produrre effetti pericolosi sotto il profilo della sicurezza dei giudici di sorveglianza chiamati a decidere. Più si frammenta più aumentano i rischi di condizionamenti impropri o di ritorsioni nei confronti dei giudici di sorveglianza" e in questo contesto potrebbe consolidarsi "una giurisprudenza più favorevole agli ergastolani che chiedono i benefici".

 

 

 

 

 

 

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