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Genova. Green pass a Palazzo di giustizia: "Il 15% dei lavoratori non lo ha" PDF Stampa
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di Matteo Indice


La Repubblica, 19 settembre 2021

 

Quasi 100 degli oltre 600 dipendenti non ha la certificazione, anche alcuni magistrati non sono vaccinati. Polemiche dai sindacati. La prima stima compiuta dai capi dei diversi uffici non è stata delle più confortanti: quasi 100 degli oltre 600 lavoratori del palazzo di giustizia genovese (un 15% a spanne secondo le ultime proiezioni) è sprovvisto del Green Pass. E con il decreto che obbliga i dipendenti pubblici a possederlo dal 15 ottobre per poter accedere al luogo di lavoro, la situazione rischia di farsi (parecchio) complessa. Quella che si profila nella cittadella giudiziaria da ora in avanti è una specie di corsa contro il tempo, condita già da qualche polemica.

I costi dei tamponi - "È chiaro - precisa Beatrice Nucera, Rsu Cgil - che gli oneri devono essere comuni ed eventuali ricorrenti tamponi non possono impattare in maniera differente sui semplici dipendenti amministrativi o sui magistrati". Per orientarsi occorre fissare qualche paletto, e partire dalla branca più corposa del Palazzo ovvero il tribunale (le altre principali sono la Procura della Repubblica e poi Procura generale e Corte d'appello). Qui i magistrati in servizio sono 90 e i lavoratori amministrativi 230: 320 persone - circa la metà di tutto il personale che opera nell'ex Pammatone - sulle quali non ci sono dati troppo precisi in merito all'avanzamento della vaccinazione e sul possesso del Green Pass.

"Cambi in corsa" - Ecco perché il presidente del tribunale stesso, Enrico Ravera, non può che ragionare in prospettiva: "È difficile dire oggi come ne usciremo, ma mi permetto un'osservazione. Noi con la campagna vaccinale eravamo partiti a spron battuto, raggiungendo in breve tempo già un buon livello d'immunizzazione. È chiaro che il cambio di linea sulle priorità, quindi lo stop ad alcune categorie per concentrarsi sull'aspetto anagrafico, ha fatto un po' venir meno la progressione. Un mese è a mio parere un intervallo comunque ragionevole per organizzarsi. Soprattutto: è necessario trovare regole omogenee, per non andare in ordine sparso e non creare iniquità. La normativa è fatta, ora va gestita unitariamente". Richiama a tempi stretti l'attuale capo dei pubblici ministeri Francesco Pinto, che guida il secondo ufficio più numeroso: 33 magistrati in servizio, 160 amministrativi per un totale di 193 persone che a partire dal 15 ottobre dovranno esibire il certificato verde per poter svolgere le proprie mansioni.

Riunioni urgenti - "Il primo passo - spiega quindi Pinto - sarà quello di riunire la cosiddetta "Commissione manutenzione", per fissare aspetti tutt'altro che agevoli da definire oggi: chi controlla il possesso del Green Pass (attualmente il filtraggio all'ingresso del palazzo di giustizia è organizzato su due lati da un istituto di vigilanza privata, cui sono affiancati due carabinieri, ndr) come, quali sono le conseguenze immediate per chi non lo detiene, considerato che lo smart working non è contemplata come alternativa. Io credo che, perlomeno sulle prime, il problema per chi non possiede il certificato verde potrebbe essere risolto con una massiccia esecuzione di tamponi, ma non si profila semplice come sistema".

Altro nodo che rischia di rivelarsi piuttosto complesso da sciogliere è quello della fisiologica discrepanza fra chi all'interno del Palazzo ha il proprio posto di lavoro e chi invece lo frequenta in maniera estemporanea, ovvero il pubblico (imputati e in generale "parti" dei vari processi, sia civili sia penali) e gli avvocati. Pure su questo fronte i sindacati sono pronti ad affilare le armi, ed è il motivo per cui già la prossima settimana dovrebbe svolgersi un incontro chiarificatore fra i diversi dirigenti (un altro centinaio di lavoratori è suddiviso fra la Procura generale e la Corte d'Appello, posizionati nei piani più alti dell'edificio.

I casi giudiziari - Non va inoltre dimenticato che proprio sul Green Pass, sempre la prossima settimana, dovrebbero arrivare i primi pronunciamenti sui ricorsi presentati da una decina di lavoratori di altri comparti, dove il certificato è già obbligatorio. Una delle possibilità è che i giudici rinviino la valutazione alla Corte Costituzionale.

 

 

 

 

 

 

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