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La pena pecuniaria conviene a tutti: riempie l'erario, svuota le carceri e velocizza i processi PDF Stampa
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di Alessandro Parrotta


Il Dubbio, 6 settembre 2021

 

Nel nostro Paese soltanto il 2% delle cause si risolve con sanzioni di natura economica. Nel resto d'Europa siamo all'80%. Chiamato ad approvare e definire gli emendamenti proposti dal Ministero della Giustizia, il Governo ha votato positivamente e all'unanimità il Disegno legge così elaborato dalla Commissione Ministeriale guidata dall'esperienza del Prof. Lattanzi, pur apportando talune modifiche.

Tra gli Istituti previsti ed interessati dal Disegno di legge A.C. 2435, v'è la positiva rivalutazione della pena pecuniaria, sulla quale da tempo si auspica una massiccia riforma su ciò che, ora, è pressoché in totale disuso. Si pensi infatti che, come rilevato dai più recenti dati offerti da un'indagine del Ministero della Giustizia, la percentuale delle pene pecuniarie oscilla tra l'1% e il 2% (nel periodo di riferimento 2015-2018). Il dato è sconcertante se si pensa che in altri paesi dell'eurozona - come la Germania - la sanzione pecuniaria rappresenta circa l'80% totale delle condanne e quindi la regola in un corretto sistema di gradazione della pena.

Inoltre, volendo emendare l'attuale Codice di Rito nel pieno accoglimento della filosofia deflattiva, la sanzione pecuniaria è pienamente funzionale allo scopo, potendo evitare di dover invece ricorrere all'assai più gravosa pena detentiva. La Commissione, consapevole del cambiamento che da anni si rende necessario proponeva l'introduzione di modifiche all'attuale disciplina di esecuzione della sanzione pecuniaria, allo stato ineseguibile come dimostrato dai dati ut spra: ad esempio adottare un modello che renda la sanzione commisurata alla condizione economica del reo, tramite un sistema di quote giornaliere; escludere l'applicabilità della sospensione condizionale della pena pecuniaria, anche qualora irrogate in sostituzione delle pene detentive; adeguare tutte le previsioni contenute nel Codice penale ai cambiamenti prospettati, in particolare all'auspicato regime delle quote.

Le criticità individuate dalla Commissione sono puntuali ed espongono un problema concreto ed attuale a cui le riforme succedutesi negli ultimi anni non hanno posto la dovuta attenzione. Intervenire con efficacia sul sistema sanzionatorio pecuniario è oggi una grande opportunità per il nostro Paese. In altri termini, quale migliore occasione di (i) ridurre l'eccessivo carico di lavoro gravante sugli Uffici Giudiziari, in relazione al quale si renderà comunque necessario investire in nuovi strumenti e, soprattutto, organico; (ii) trovare una nuova fonte di danaro per lo Stato, se si pensa che le mancate esecuzioni delle pene pecuniarie sono quantificabili in circa un miliardo di euro, soldi del tutto persi per l'Erario. Sempre la stessa Commissione rileva come solo nel 2015 le mancate riscossioni ammontavano ad un miliardo e 600 milioni di euro.

A ciò si aggiunga che, anche laddove comminate, le sanzioni pecuniarie sono raramente eseguite, rendendole, nei fatti, un mezzo del tutto assente e inutilizzato all'interno del nostro sistema sanzionatorio, con tutto quel che ne consegue come sopra già evidenziato. Numerosi poi i pregi legati a questo tipo di sanzione. In primis non è una pena che presenta effetti criminologici, ossia tutti quegli effetti che sono invece propri della pena detentiva e che comportano, soventemente, una criminalizzazione del condannato.

Secondo un rapporto presentato dall'Associazione Antigone, elaborato citando i dati raccolti dal Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, il 68,45% dei soggetti che hanno scontato una pena in carcere sono recidivi, mentre il dato scende al 19% qualora la pena sia scontata in misura alternativa. Il secondo dato, nettamente più basso, pur dovendo tenere in considerazione che spesso chi accede ad una misura alternativa alla pena detentiva non è un potenziale recidivo, ovvero ha commesso fatti di minor entità, è comunque sintomo indiscutibile di quanto le misura carceraria sia oggi uno strumento a cui ricorrere non in via principale, bensì subordinata, come nell'idea del Legislatore dell'epoca.

Questo primo dato palesa come il massiccio ricorso alla pena detentiva non solo un costo assai gravoso per lo Stato italiano, ma è anche un danno per lo stesso detenuto, il quale, a seguito della rescissione dei rapporti familiari, le pressioni psicologiche, lo stigma sociale del carcere e l'assenza di un concreto percorso rieducativo, finisce inevitabilmente per delinquere nuovamente.

La mancata interruzione dei rapporti affettivi e familiari, la possibilità di continuare a svolgere il proprio lavoro, sono tutti ingenti vantaggi che rendono la sanzione pecuniaria uno strumento altamente appetibile a cui gli Organi Giudicanti dovrebbero poter guardare quale prima sanzione da irrogare, in luogo della detentiva, in qualità di vera extrema ratio come auspicato da tempo.

Inoltre, così procedendo, si risolvono i problemi collegati al tema della rieducazione del reo ex art. 27 Cost.. Evitando gli effetti criminalizzanti di una pena detentiva carceraria, infatti, si evita di dover attuare percorsi educativi infra murari che spesso si concretizzano in attività sportive, scolastiche e/o lavorative. Infine, si evidenzi ancora la facilità di riparazione di cui gode la sanzione pecuniaria irrogata nel caso di un errore giudiziario. Il Consiglio dei Ministri, consapevole di quanto sin qui evidenziato, ha parzialmente mantenuto quanto previso all'art. 9 d.d.l. A.C. 2435, però, di fatto, recidendo integralmente quella che era la previsione normativa di maggior interesse ed innovazione: la commisurazione della pena pecuniaria alle condizioni economiche e personali del reo di cui alla lett. b).

La precedente lett. b) della Relazione finale, oramai espunta, prevedeva l'introduzione di un sistema di commisurazione della pena pecuniaria alle condizioni economiche e personali del reo, tramite un sistema di quote in numero non inferiore a 5 e, di norma, non superiore a 360, il cui importo veniva determinato discrezionalmente ad opera del giudice in un valore non inferiore a 1 e non superiore a 30.000. Il sistema è già collaudato per gli Enti collettivi per il tramite del noto D.Lgs. 231/2001.

La norma è di chiara ispirazione del modello tedesco della Tagessatssystem, ossia il sistema per tassi giornalieri: questo prevede l'applicazione della pena in due fasi. In base al grado di responsabilità penale e gravità del fatto, viene determinato il numero di quote da infliggersi.

Nella seconda fase viene calcolato l'ammontare di ogni singola quota, determinata nei modi propri del punto precedente, sulla base delle condizioni economiche e personali del soggetto da condannare. La somma da corrispondersi a titolo di sanzione si ottiene moltiplicando il dato ottenuto sub (i) con il valore attribuito alla singola quota. L'ispirazione dal modello tedesco si evince anche dall'utilizzo dei medesimi valori edittali previsti: da 5 a 360 per quanto concerne il numero di quote e da 1 a 30.000 per quanto riguarda invece il valore di ogni singola quota. La commisurazione della pena pecuniaria alle condizioni economiche del reo, ad ogni modo, non è un principio del tutto sconosciuto nel nostro ordinamento: si consideri l'art. 133-bis ai sensi del quale trova posto il metodo di commisurazione della pena pecuniaria.

Tuttavia, la portata dell'articolo 133-bis, all'interno di un sistema a somme vincolate in massimi edittali come il nostro, laddove la pena deve necessariamente muoversi all'interno di confini precisi e non inquadrati in tassi giornalieri, non trova una piena e reale esplicazione, come in altri ordinamenti che già adottano il sistema per quote con buoni risultati come Germania, Spagna, Francia, Polonia etc.. Ancora esemplificativo è l'articolo 10, comma 2 del D.lgs. 231/2001 citato, ai sensi del quale "Nella determinazione dell'ammontare della multa o dell'ammenda il giudice deve tener conto, oltre che dei criteri indicati dall'articolo precedente, anche delle condizioni economiche del reo".

Tuttavia, seppur auspicabile, la disciplina suesposta è stata espunta e il Governo sarà chiamato ad intervenire con maggior forza ed incisività nella risoluzione di tutte le criticità che attengono al processo burocratico di comminazione, gestione e riscossione della pena pecuniaria. Sul punto sarà pertanto necessario andare ad individuare le falle del sistema, intervenendo anche sul Testo Unico in materia di Spese di Giustizia, il D.p.r. 115/2002, dall'introduzione del quale vi è stato un rallentamento in ordine all'esecuzione delle pene giudiziarie, sostanzialmente per una spesso carente comunicazione tra l'Agenzia delle Entrate e le Cancellerie, le quali ultime non hanno modo di adottare la conversione della pena pecuniaria proprio perché non vengono informate in caso di mancata esecuzione.

In secondo luogo, per ovviare al problema, si renderà necessario investire nuovamente nel settore giudiziario per l'acquisto di nuovi mezzi, strumenti e, soprattutto, organico, terminando una stagione caratterizzata da tagli che, con la pandemia, hanno messo in luce tutti i problemi di cui erano forieri.

Sulla scia di una costante volontà deflattiva, la riforma appare coerente con tutto l'impianto studiato dalla Commissione ed approvato dal Governo, potendo la sanzione pecuniaria rappresentare un validissimo, se non preferibile, sostituto alla pena detentiva, riducendo il sovraffollamento carcerario e riducendo il gravoso iter che governa l'esecuzione di una pena detentiva.

Purtroppo, appare come un'occasione mancata quella dell'introduzione del sistema per quote, i cui meccanismi avrebbero certamente contribuito a rendere la sanzione pecuniaria la pena più rilevante ed utilizzata nel nostro sistema, come attualmente solo auspicato, in luogo di quella detentiva. Si auspica, pertanto, che la ratio delle pesanti cesure applicate all'art. 9 così come presentato dalla Commissione Lattanzi, vi sia l'intenzione di concentrare gli sforzi nella cura di quelle falle burocratiche che ad oggi rallentano, ovvero rendono impraticabile, il ricorso all'istituto ivi esaminato, per poi procedere ad impegnative modifiche di carattere sostanziale solamente in futuro, allorquando la condanna alle pene pecuniarie, e loro eventuale conversione, sarà uno strumento processuale di agevole utilizzo.

 

 

 

 

 

 

 

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