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Detenuto e carceriere, gioco a ruoli invertiti per Silvio Orlando e Toni Servillo PDF Stampa
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di Arianna Finos


La Repubblica, 6 settembre 2021

 

Nel film "Ariaferma" il regista Leonardo Di Costanzo mescola le aspettative del pubblico nei confronti dei due attori, per la prima volta sullo schermo insieme. Toni Servillo e Silvio Orlando, un ispettore carcerario e un detenuto, un incontro che si consuma in una scena tra le celle aperte nel braccio di un istituto in dismissione, in un momento sospeso di sofferenza condivisa. In Ariaferma, fuori concorso alla Mostra e in sala il 14 ottobre, Leonardo Di Costanzo mette in scena "l'assurdità del carcere", tema che attraversa altri film, il doc Rebibbia Lockdown sul rapporto virtuoso tra studenti carcerati e giovani universitari, l'ucraino 107 mothers sulle donne in carcere, difficile distinguere tra detenute e agenti.

"Ariaferma - spiega il regista - l'ho scritto prima della pandemia: i pestaggi come quelli a Santa Maria Capua Venere accadono con regolarità. Dell'eventualità di questi momenti si sente anche nel film, c'è una tensione forte che si avverte senza che appaiano coltelli o pistole, è nella consapevolezza dello spettatore". Per Servillo il film "riflette su un conflitto forte, di cui si fa carico il mio personaggio, tra il senso della responsabilità e la compassione. Non c'è condizione più infame che entrare in una cella con il pensiero di stare per anni chiuso in questi spazi angusti, in un rinnovarsi della violenza che hai conosciuto fuori, prima di ricevere una punizione che si reitera, senza fine. Questa impressione di punizione la avvertono anche alcuni tra coloro che sorvegliano, è questa la lettura inedita che propone Leonardo". Orlando: "Girando in cella ho sentito il senso di angoscia, ho compreso l'inutilità di quella che è solo una vendetta dello Stato per delle colpe che uno ha commesso. Il film si interroga su come si può spezzare questa catena. Il grado di civiltà di una società si vede dal sovraffollamento di un carcere, dallo stato dei gabinetti in una cella".

Ariaferma sfugge alle convenzioni del film carcerario, ormai un vero e proprio genere: "Ho posto il punto di vista della narrazione - dice il regista - al centro, tra i due gruppi che convivono nello spazio: spostando lo sguardo ascoltando le motivazioni di entrambi, rendendoli liberi agli occhi dello spettatore dai ruoli di guardiano cattivo e carcerato pericoloso". Un gesto di incontro diventa importante, spiega Servillo, "come concedere a un carcerato di cucinare per gli altri, sedersi allo stesso tavolo. Sta a significare: viviamo con voi la sofferenza di stare in questo luogo. Non siamo in una condizione migliore della vostra".

Tra i piaceri del film la prima volta insieme di Servillo e Orlando. "Leonardo ha invertito i ruoli rispetto a ciò che ci aspettavamo, creando un po' di panico - confessa Orlando - Il mio personaggio è basato sulla fisicità, i silenzi, gli sguardi, da cui deve partire il suo senso di minaccia. Ma il mio vissuto è tutto l'opposto. Questo ha creato un senso di verginità, come fossimo per la prima volta davanti alla cinepresa". Servillo: "Non ci ha permesso di sederci comodi in personaggi già fatti, che il pubblico poteva aspettarsi. Mi piace la decorosa bontà del mio servitore dello Stato, capace però di pensare che l'istituzione possa offrire un volto umano".

Tra gli attori è nata un'amicizia. "Servillo in questi anni è stato anche una guida mistica, esempio di rigore su lavoro, su cui spesso noi attori ci concediamo vaste pause. Incontrandolo l'ho scoperto straordinariamente divertente, un po' imbranato, nelle scene in cucina sbatteva a mestoli e pentole", sorride Orlando. Servillo: "Ho sempre apprezzato la straordinaria naturalezza di Silvio, a volte sembra che reciti come quando si apre un rubinetto e sgorga l'acqua, con una naturalezza figlia di un lavoro intelligente. Credo anche che l'esserci divertiti così tanto sul set abbia tolto un peso alla drammaticità del film, abbiamo cercato di metterlo nel flusso di questo racconto della vita di questi tre giorni complicati vissuti in questo carcere sperduto nel nulla".

L'unico rammarico di Orlando "è che questa esperienza non si ripeta", Servillo concorda e rilancia: "Me lo auguro fortemente, anzi stiamo cercando di sollecitare Leonardo a fare un film su un cuoco e il suo assistente. Ora bisogna stabilire chi sarà il cuoco e chi l'assistente, oppure possiamo invertire i ruoli. Ma sarebbe magnifico poter fare insieme una commedia a tema culinario".

 

 

 

 

 

 

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