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Se la paladina anti-stalker ora difende il testo salva-stalker PDF Stampa
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di Giacomo Salvini


Il Fatto Quotidiano, 28 agosto 2021

 

Referendum. Il 5° quesito depotenzia la legge che introdusse il reato, firmata nel 2009 dalla Bongiorno. Ma lei ha promosso il referendum e dice: "Tutele garantite" È la madrina delle due leggi che, dal 2009 in poi, sono state approvate per tutelare le donne dallo stalking. E da anni, da avvocato e fondatrice della Onlus Doppia Difesa, si batte per i loro diritti in tribunale di fronte ai soprusi e alle violenze degli uomini. Ora, però, la responsabile Giustizia della Lega Giulia Bongiorno rischia di vedere rinnegati anni di battaglie.

L'avvocato, infatti, ha contribuito a scrivere e promuovere in giro per l'Italia un quesito referendario con i Radicali che rischia di svuotare proprio quel reato di stalking per cui lei si è battuta a lungo. L'allarme è stato lanciato sul Fatto dal Telefono Rosa, una delle più importanti associazioni italiane che si occupa di assistere donne e minori vittime di violenza, che ha denunciato gli effetti potenzialmente devastanti del 5° quesito referendario proposto da Lega e Radicali: il suo obiettivo dichiarato è quello di "limitare gli abusi della custodia cautelare" ma l'effetto, se il quesito passasse la prova delle urne, è che il carcere preventivo finirebbe per essere quasi abolito. Anche per i reati di stalking.

Il quesito si propone di abolire la reiterazione del reato come motivo per disporre il carcere nei confronti di indagati per reati che non prevedono "uso di armi o altri mezzi di violenza personale". Ma, come ha spiegato al nostro giornale l'avvocato e vicepresidente di Telefono Rosa Antonella Faieta, lo stalking non è solo "minaccia concreta di violenza" ma anche "messaggi, appostamenti e pedinamenti". Anche la ministra del Sud Mara Carfagna giovedì ha condiviso l'allarme dell'associazione spiegando che, se il quesito passasse al referendum, uno stalker minaccioso finirebbe in carcere "solo se il magistrato ravvisa un concreto e attuale pericolo che aggredisca fisicamente o uccida". Criticità condivise anche da Maria Monteleone, a lungo coordinatrice del pool anti-violenze della Procura di Roma: "Visto che la quasi totalità delle misure cautelari sono fondate proprio sul pericolo della reiterazione del reato commesso, ove il quesito referendario venisse accolto, la quasi totalità delle misure cautelari oggi richieste, e anche degli arresti in flagranza, non sarebbero più possibili - spiega il magistrato, oggi in pensione -. E questo non soltanto per lo stalking ma anche per i maltrattamenti in famiglia, la violenza sessuale su adulti e minori, nonché per la stragrande maggioranza di altri gravi delitti, tra cui anche favoreggiamento della prostituzione, droga. Ciò avverrebbe in quanto l'adozione delle misure cautelari sarebbe paradossalmente limitata ai casi in cui detti delitti siano commessi con uso di armi o di altri mezzi equiparabili: ipotesi senz'altro minoritaria". "Peraltro non sarebbero applicabili neppure misure cautelari più gradate rispetto al carcere - aggiunge Monteleone. Il rischio che il carcere non possa più essere disposto è più che concreto".

Il cortocircuito rischia di essere un boomerang per Bongiorno, che è stata l'autrice della legge 38 del 2009 che ha introdotto proprio il reato di stalking e poi, nel 2019, della norma sul "codice rosso", uno degli ultimi atti del governo gialloverde all'epoca celebrato dalla stessa Bongiorno e anche da Matteo Salvini. All'epoca l'allora ministra della Pubblica Amministrazione esultò parlando di "svolta" e di "un'importantissima novità con la quale vogliamo scongiurare che le donne stiano mesi o anni senza ricevere aiuto". Oggi, se il referendum passasse, il rischio è che parte di quella norma venga svuotata. Contattata dal Fatto, Bongiorno ha preferito non rilasciare un'intervista ma ha mandato una breve dichiarazione. "Proprio il tragico femminicidio di Vanessa (Zappalà, la 26enne uccisa a colpi di pistola dall'ex fidanzato, con quest'ultimo che doveva rispettare un ordine restrittivo su denuncia della giovane, ndr) dimostra che le critiche al referendum sono disancorate dalla realtà. Infatti allo stato le norme sono quelle di sempre e la povera Vanessa non è più qui", si legge nella nota, che però sposta l'argomento su una questione che nulla ha a che fare col quesito. Poi Bongiorno è entrata nel merito: "Il referendum vuole evitare abusi, ma non riduce le tutele. Sarà sufficiente per il giudice ravvisare nella condotta dello stalker elementi sintomatici di una personalità proclive al compimento di atti di violenza per applicare le misure cautelari".

 

 

 

 

 

 

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