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Milano. Gli avvocati contro il Governo: "Basta coi detenuti fuori dalle aule dei processi" PDF Stampa
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di Emanuele Imperiali

 

agi.it, 28 agosto 2021

 

"È inaccettabile che con la proroga dello stato di emergenza si sia deciso che i reclusi non possono partecipare ai loro processi" spiega all'Agi il presidente dell'Ordine degli Avvocati di Milano Vinicio Nardo. Col paradosso che chiunque senza green pass può entrare in Tribunale ma non i detenuti vaccinati.

"Inaccettabile che ancora una volta si penalizzino i detenuti, una delle categorie più danneggiate dalla pandemia". Il presidente dell'Ordine degli Avvocati di Milano, Vinicio Nardo, inquadra così la scelta del Governo di prorogare l'impossibilità per chi sta in carcere di partecipare in aula ai processi. Col decreto legge di luglio che allunga lo stato d'emergenza fino al 31 dicembre si è deciso che continuino alcune limitazioni nel processo penale, tra cui quella che riguarda gli imputati reclusi.

Con le vaccinazioni è solo una mortificazione dei diritti - "Come sempre - spiega in un'intervista all'Agi - i detenuti sono sempre gli ultimi di cui ci si preoccupa. All'inizio della pandemia come Ordine siamo stati i primi ad attivarci per proteggerli, ancora prima dei decreti emergenziali, chiedendo collegamenti da remoto dal carcere per le convalide e le direttissime e per i rapporti con familiari e avvocati, ma ora la situazione è cambiata". Secondo Nardo, con la vaccinazione che riguarda la maggior parte della popolazione carceraria "non ha senso continuare a sacrificare i diritti dei detenuti che da un anno e mezzo hanno limitazioni sia umane che del diritto di difesa. Non solo hanno 'subito' i 13 morti nelle rivolte in carcere ma anche la diffamazione che ne è seguita perché in quei giorni la narrazione ufficiale era che i ribelli fossero stati sobillati dalla criminalità organizzata. È beffardo che non solo non siano stati tutelati come soggetti deboli dallo Stato ma addirittura calunniati perché si stavano ribellando per valide ragioni umane e non per un diktat criminale". Questo atteggiamento "va collocato nell'ambito di una tendenza a svalutare l'attività giudiziaria che vediamo anche nelle riforme con la necessità di mettere i bastoni tra le ruote agli appelli in una prospettiva di efficienza della giustizia. Un contesto in cui sembrerebbe venire naturale dire ai detenuti di guardarsi il processo da uno schermo".

I limiti di una difesa senza il detenuto in aula

Quali sono i limiti per un detenuto avvocato nel non essere presente in aula? "Anche con le aule attrezzate, il detenuto vede il suo processo attraverso un piccolo schermo e quindi c'è una chiara perdita di efficacia della partecipazione dal punto di vista difensivo, in più la possibilità di parlare con l'avvocato non è compatibile con la partecipazione a tutte le fasi del giudizio". "Se poi sei in un'aula non attrezzata - argomenta Nardo - il detenuto appare con strumenti come teams che sono inadeguati di per sé perché fanno perdere del tutto la possibilità di avere uno scambio coi difensori". Nardo intravvede il pericolo di andare "verso il modello di Gratteri che auspica il processo solo in video per risparmiare sulle scorte ai detenuti"

"Ci sono discorsi già in atto, ora il Covid sta diventando un alibi che tende a stabilizzare questi deficit di garanzie. Ecco - è il suo appello - vorrei che da Milano partisse la richiesta di un ritorno alla normalità per i detenuti dopo che è stata la prima piazza ad attivarsi per la protezione del carcere dal pericolo del virus. Bisogna che si torni alla normalità".

Gli avvocati Mauro Straini ed Eugenio Losco, tra i primi ad avviare il dibattito nel Foro milanese, hanno fatto notate anche "il paradosso che chiunque può assistere a un processo senza green pass mentre il detenuto vaccinato non può farlo".

 

 

 

 

 

 

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