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Vaccinazioni e green pass, tra libertà e doveri di protezione PDF Stampa
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di Gustavo Ghidini


Corriere della Sera, 28 agosto 2021

 

Stupisce che anche commentatori non ascrivibili a ottuse frange fanatiche si siano stracciate le vesti per il vulnus alla "libertà" e alla "democrazia" che sarebbe inflitto dall'obbligo di vaccinazione e persino dalla condizionalità del green pass per accedere ad ambienti affollati e/o chiusi.

Caro Direttore, non le pare che nel pubblico dibattito sulla campagna di vaccinazione, oggi per lo più concentrata sul green pass, troppo spesso si siano persi per strada tanto il buon senso quanto il senso del diritto? Rispetto al primo, stupisce che anche commentatori non ascrivibili a ottuse frange fanatiche si siano stracciate le vesti per il vulnus alla "libertà" e alla "democrazia" che sarebbe inflitto dall'obbligo di vaccinazione e persino dalla condizionalità del green pass per accedere ad ambienti affollati e/o chiusi?

Ma vogliamo scherzare?! Quei supremi valori civili sono offesi da ben altro! Da cancellazioni e arbitrarie restrizioni del diritto di libera espressione, della libertà di stampa, di voto, di associazione, da vessatorie misure di controllo dei lavoratori, eccetera. Non certo da un paio di iniezioni di vaccini approvati, né da altre misure precauzionali che la stragrande parte della comunità scientifica internazionale addita come idonee a ridurre nettamente il rischio di contagiare se stessi e gli altri. Già, "gli altri": la comunità rispetto alla quale - vengo all'evaporato senso del diritto - la Costituzione pone "doveri inderogabili di solidarietà... sociale" (art.2), e impegna la Repubblica a tutelare la salute "come fondamentale diritto dell'individuo e della collettività" (art 32.1). E come altrimenti può lo Stato assolvere a un tale impegno se non ponendo in campo tutti i mezzi indicati dalla scienza e dalle best practices internazionali (v. qui, ad esempio, l'energico orientamento della Amministrazione Biden)?

E se è pur vero, come anche Maurizio Landini ricorda, che per introdurre l'obbligo di vaccinazione occorre una legge (art.32.2), è altrettanto certo che misure preventive del contagio, come appunto il green pass, possono ben essere introdotte, a fronte di un'emergenza collettiva, da provvedimenti assunti in sede, e per responsabilità, politica. Semmai, anzi, il green pass dovrebbe essere più ampiamente prescritto per accedere a luoghi affollati: come ad esempio i treni dei pendolari, sempre stipati, e che per sciagurata pressione politica - rivelatrice di quel "mai sopito plebeismo" sferzato da Leonardo Sciascia - sono stati sinora esclusi, in quanto "trasporto locale" (il virus viaggia notoriamente solo sulle lunghe distanze), da quella misura: viceversa applicabile ai Frecciarossa coi posti distanziati e a numero limitato.

Conforta sia la convinzione che il Governo saprà insistere sulla via del rigore, sia la constatazione che i giovani stanno aderendo in massa alla vaccinazione. Da ultima, la speranza che sotto l'ombrellone di certi bains-à-penser, alcuni intellettuali ripensino alle loro sbandate (anche Omero talvolta si assopisce): magari rileggendo con attenzione le sacrosante considerazioni che anche sul Corriere ha espresso un gigante del diritto come Sabino Cassese.

 

 

 

 

 

 

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