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La disperazione del mondo crea la dipendenza da droga: risaliamo ai colpevoli PDF Stampa
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di Roberto Saviano


Corriere della Sera, 28 agosto 2021

 

Eroina, quando ero ragazzino, era una parola impronunciabile. Eroina, la robba, era dappertutto. Quando mia madre all'alba andava all'Università di Napoli dove insegnava, in un angolo del parcheggio accanto al cortile delle statue c'era sempre un ragazzo (più raramente una ragazza) che si stava iniettando eroina. Era una scena ormai ordinaria, normale, trovare negli angoli nascosti qualcuno che si stava facendo. A scuola quando mi accompagnava mia zia Silvana c'erano lungo il viale centinaia di siringhe, e io le guardavo tutte, rallentavo il passo, cercavo di intravedere quelle con dentro ancora un po' di sangue.

L'epidemia di eroina ha devastato il mondo occidentale negli Anni 70/80. È una memoria che tutti hanno e non importa che non ci si faccia mai riferimento: è elemento costitutivo delle nostre vite. Poi qualcosa cambia. Culturalmente l'eroina viene associata all'Hiv, alla disperazione da strada, l'eroina perde di fascino anche tra chi cerca paradisi artificiali. L'ago è percepito come elemento di morte e non di piacere e quindi la coca, e le droghe che si fumano (anche l'eroina, per essere più venduta inizia ad essere prodotta dai trafficanti per le pipette...) vincono sul mercato. Le mafie che investivano tutto sugli eroinomani, portatori di danaro continuo, iniziano a investire sulla cocaina: altra droga, altre strade. Ma l'epidemia di eroina non è mai passata. Semplicemente si è spostata in altre parti del mondo e - nel nostro di mondo - si è trasformata, rendendosi meno visibile.

I bambini nelle piantagioni di oppio - I bambini sono da sempre usati nel raccolto dei papaveri. Non c'è una ragione tecnica specifica come invece per il cotone, dove le mani piccole velocizzavano la possibilità di strapparlo dalla pianta. Bambini perché possono pagarli poco, spesso solo con il cibo. L'Afghanistan è il maggior produttore di eroina del mondo. Il papavero da oppio è un fiore bellissimo, sa creare infinite distese cromatiche, i petali che preferisco sono lillà. Ma che siano bianchi o rossastri, i petali non servono ai trafficanti. Il papavero ha una grossa capsula su cui va praticato un taglio trasversale quando non è ancora maturata per far colare il latte bianco dal quale, dopo un processo di essiccazione, si ricava l'oppio. Perché si arriva al punto di "farsi"? Perché la vita è una merda. L'unica risposta è questa. Perché il mercato delle droghe e degli antidepressivi è un mercato talmente ricco da essere paragonato solo a quello del petrolio? Perché vivere è disperante, non può esistere una politica antidroga che non sia una politica in grado di sollevare la vita umana da competizione, conflitto, infelicità. Le droghe esistono da quando esiste l'uomo, certo, ma le epidemie di dipendenza esistono sempre in presenza di una disperazione sociale. Il consumo di eroina è, insieme all'alcol, la porta in cui entrare per sospendersi dal vivere. Descrivere come vizio un consumo lo ammanta di colpa morale e permette di prescindere dalle responsabilità sociali.

Trasformare una sostanza in un'epidemia - Per intenderci: se dico che chi si droga è uno che ricerca il piacere vizioso o chi beve è un cialtrone posso star dicendo il vero sul singolo individuo, ma perdo l'occasione di capire quali sono i meccanismi che portano all'uso e quali le colpe politiche. Le dipendenze non sono mai vizi, sono sempre veleni. Ossia risposte sbagliate a dolori esistenti, a mancanze profonde, a disagi mal gestiti. L'eroina continua, in Egitto, in Iran, nelle periferie americane, inglesi, italiane e nell'Afghanistan stesso ad essere la risposta alla disoccupazione, al disagio, all'inferno dei regimi, alla solitudine delle democrazie.

Farmaci oppiacei sono sempre di più usati non come antidolorifici per il corpo ma per l'anima. Cosa si prova "facendosi" di eroina? In questo ci aiuta William S. Burroughs, il cantore supremo delle droghe: la sensazione stessa dell'orgasmo moltiplicata per 30 minuti. Poi di quel consumo a lungo andare ci muori, la dipendenza ti porta a non riuscire nemmeno a trattenere le feci, ti trasformi. Tutto questo lo sappiamo. Quello che non sappiamo è che trasformare una sostanza in un'epidemia (parola che mai come in questo momento conosciamo bene) è la disperazione. Non riconoscerla è un delitto. La guerra afghana si alimenta dei soldi dell'eroina. In una sola parola: della disperazione del mondo.

 

 

 

 

 

 

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