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Carceri, il dramma dimenticato PDF Stampa
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di Samuele Ciambriello


La Repubblica, 25 agosto 2021

 

Amnesie e rimozioni sulle criticità presenti nelle carceri italiane. Polemiche diversive e depistaggi di Stato sui pestaggi subiti dai detenuti di Santa Maria Capua Vetere. Al solito quando si parla di carcere, tutto risulta prevedibile e di parte. C'erano le denunce, comprese le mie, ma il ministero e l'amministrazione penitenziaria hanno fatto finta di nulla. La stessa politica, cinica e pavida, ha pensato più al consenso che al senso e alla sua funzione. "Non può esserci giustizia dove c'è abuso. E non può esserci rieducazione dove c'è sopruso.

La Costituzione italiana sancisce all'articolo 27 i principi che devono guidare lo strumento della detenzione: le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato". Così il presidente del Consiglio Mario Draghi nel suo discorso fatto il 14 luglio nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, alla presenza anche della ministra della Giustizia Marta Cartabia, ribadendo che sui maltrattamenti e le torture di Santa Maria Capua Vetere il Governo non ha intenzione di dimenticare. Ma allora chi ha veramente paura della rieducazione e dell'inclusione sociale dei diversamente liberi?

Garantire il dolore delle vittime, l'esigenza di giustizia, la certezza della pena, certo, ma garantire anche il diritto alla vita, alla salute e alla dignità minima dei detenuti. I diritti generano diritti. Se vogliamo sicurezza e reinserimento dobbiamo garantire la dignità di tutti coloro che sono nel carcere, ai vari livelli, dai detenuti agli agenti, dai volontari alle figure sociosanitarie che vi operano.

A questi principi deve accompagnarsi la tutela dei diritti universali: il diritto all'integrità psicofisica, all'istruzione, al lavoro e alla salute, solo per citarne alcuni. Questi diritti vanno sempre protetti, in particolare in un contesto che vede limitazioni alla libertà. È tuttavia sbagliato prendere spunto dalla drammatica vicenda casertana per formulare giudizi di generale censura nei confronti dell'intero corpo della polizia penitenziaria. Io che conosco dagli anni Ottanta questo mondo ripeto che piuttosto che una ingiustificata e ingenerosa critica a tutto campo verso l'intero pianeta carcere, occorre promuovere iniziative e realizzare interventi che da tempo appaiono necessari per rendere più moderna ed efficiente l'amministrazione penitenziaria, quella della giustizia, della magistratura di Sorveglianza e riprendere il cammino delle riforme che ha generato una situazione di stallo e di delusione. La responsabilità dello stallo di questo sistema è di tutti. Io, lo ribadisco, sperando, contro ogni speranza, che dei delitti e delle pene non si parli per antipatie, per posizionamenti politici, per carrierismo in magistratura, per posizionamenti di tifoserie su opposte curve.

Noi Garanti mettiamo in campo un profilo non artefatto, siamo capaci di uno sguardo multiplo e riassuntivo, siamo osservatori, svolgiamo un ruolo di supporto, stimolo e denuncia. Nelle carceri campane c'è il sovraffollamento, mancano aree della socialità, non vengono utilizzati i campi sportivi, le aree verdi per i colloqui, ci sono celle da sei, otto persone, senza docce. Le ore d'aria si fanno dalle 9,00 alle 11,00 e dalle 13,00 alle 15,00, sotto il sole cocente.

Lunghe attese per visite specialistiche e ricoveri. Mancano 500 agenti penitenziari, sessanta educatori, cinquanta psicologi e non ci sono in intere province psichiatri nelle carceri. I magistrati di sorveglianza sono pochi, così come personale e cancellieri e i tempi di decisione dei magistrati sono, anche per questo, lunghi.

Abbiamo più di 150 detenuti con sofferenze psichiche. Non dovrebbero stare in carcere ed una decina attende da tempo, nonostante il parere positivo del magistrato, di andare nelle Rems o luoghi alternativi al carcere. Ci sono stati dall'inizio dell'anno in Campania già 5 suicidi, un migliaio di forme di autolesionismo, più di 500 scioperi della fame e della sete, 398 casi di rifiuto dell'assistenza sanitaria. Forse davvero è il momento per far voltare pagina al mondo della giustizia e del carcere. Su queste vite di scarto ci sono troppi silenzi di Stato e indifferenza civica.

*L'autore è Garante campano delle persone private della libertà personale

 

 

 

 

 

 

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