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Il Garante nazionale dei detenuti: interrompere le espulsioni degli afghani PDF Stampa
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di Damiano Aliprandi


Il Dubbio, 25 agosto 2021

 

A seguito della tragica salita al potere dei Talebani in Afghanistan e dopo la presa della capitale Kabul del 16 agosto 2021, il Garante nazionale delle persone private della libertà ha chiesto di interrompere, in Italia, le espulsioni verso l'Afghanistan a tempo indeterminato. Il Garante, in qualità di organismo nazionale di monitoraggio dei rimpatri forzati, ha ricordato gli obblighi internazionali di protezione cui l'Italia è vincolata. Già all'inizio del mese di agosto la Corte europea dei diritti umani si è pronunciata accogliendo la richiesta cautelare di un cittadino afghano che chiedeva di non essere rimpatriato dall'Austria. Una decisione che crea, quindi, un precedente importante. Il Garante sottolinea che la pronuncia, visto il drammatico sviluppo degli eventi, impone a tutti gli Stati parte della Convenzione l'interruzione immediata e a tempo indeterminato di qualsiasi allontanamento di persone, anche indiretto, verso l'Afghanistan.

In base ai dati raccolti dal Garante tra il 1° gennaio e il 30 aprile 2021, non si registrano rimpatri forzati di cittadini afghani dall'Italia, mentre sono quattro le persone respinte in frontiera verso l'Afghanistan e sei, tra cui tre donne, quelle riammesse in Slovenia. Sei sono transitati da Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr). Ma per il Garante devono ancor più far riflettere i numeri del 2020: è stato realizzato il rimpatrio forzato di un cittadino afghano, sette persone sono state respinte in frontiera verso l'Afghanistan e 327, tra cui quattro 4 donne, sono state riammesse in Slovenia. Cinque sono transitati per Cpr. "È necessario un ripensamento urgente dell'attività di controllo delle frontiere nei confronti dei cittadini afghani e una riorganizzazione complessiva delle politiche di accoglienza anche a livello europeo specie per quanto riguarda la cosiddetta rotta balcanica", ha osservato il Garante nazionale. Nel frattempo, c'è l'Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione (Asgi) che chiede alle autorità italiane ed europee di mettere in atto tre linee guida per agevolare la protezione della popolazione civile in Afghanistan. Ovvero evacuare, accogliere e proteggere.

"L'Italia, anche tenuto conto del ruolo assunto dalle proprie forze militari nel corso degli ultimi venti anni in Afghanistan sottolinea l'Asgi - ha il dovere di garantire o, comunque, agevolare in ogni modo l'ingresso tramite le proprie frontiere marittime, aeree e terrestri dei cittadini afghani che si presentino anche in esenzione di visto e fornire loro tutte le informazioni utili affinché gli stessi possano accedere alla richiesta di protezione". L'Asgi sottolinea come, data l'impossibilità del rilascio di visti di ingresso da parte della autorità consolari europee in Afghanistan, sia necessario modificare direttamente il Regolamento n. 539/ 2001 prevedendo "la possibilità di ingresso in Europa in esenzione di specifico visto per i cittadini afghani". Per questo motivo viene rivolto un invito alle autorità italiane per garantire procedure "rapide e semplificate" per coloro che sono attesa di visti di ingresso per ricongiungimento famigliare o visti umanitari "trasferendo alle rappresentanze consolari italiane nei Paesi limitrofi anche le competenze relative al rilascio di visti".

 

 

 

 

 

 

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