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Quella accoglienza da imparare PDF Stampa
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di Karima Moual


La Stampa, 25 agosto 2021

 

È sempre un buon segno vedere una comunità in mobilitazione verso un'altra in grave difficoltà. È quello che abbiamo avuto modo di osservare in questi giorni in Italia rispetto a quanto sta accadendo in Afghanistan. Donne, bambini e famiglie intere in fuga da una guerra che promette di mutilare la loro esistenza. "Corridoi umanitari", si è gridato all'unisono solo a guardare le immagini che ci arrivano da Kabul.

Bene, ma attenzione a farsi trasportare dalla sola emotività senza una visione a lungo termine, che spetta alla politica, di quella che non può essere solo una iniziativa umanitaria per salvare la pelle a migliaia di persone. Parallelamente bisogna già da ora avere l'ambizione l'obiettivo preciso di costruire fondamenta solide per una vera integrazione appena varcato il suolo italiano. Deve essere chiaro che è in arrivo nella nostra casa un'umanità - sì ferita da anni di conflitti, ingiustizie e povertà, ma allo stesso tempo è anche una diversità con le sue complessità culturali e valoriali, che dovremmo già aver compreso quanto alle volte siano in contrasto con un impianto democratico e rispettoso dei diritti umani, che continuiamo anche noi a salvaguardare, giorno dopo l'altro.

Ci sono almeno 5 punti, che non sono scontati e possiamo dire che abbiamo avuto modo con l'esperienza di trovarli al centro di conflitti sociali non secondari. In estrema sintesi: le donne, il ruolo e il posto che devono avere nella nostra società che non può essere subalterno a nulla, in nome del rispetto di altre culture. Così come quello dei figli minori. Di pari importanza deve essere chiarito il significato delle libertà, compresa quella di espressione. C'è poi da spiegare anche il ruolo e il posto che ha la fede rispetto alle leggi nel nostro Stato. Il significato di democrazia, e l'importanza che ha la diversità e la pluralità che deve avere pari dignità, diritti e doveri.

I rifugiati afgani che stanno arrivando nel nostro paese, che siano donne, bambini o uomini(da notare che questa ultima categoria sembra che per qualcuno sia meglio da evitare, come se i nuclei famigliari non siano formati anche da uomini) come primo approdo hanno bisogno di salvarsi la pelle, ma per salvare la loro e anche la nostra bisogna dotarsi degli strumenti adeguati per inserirli, integrarli al fine di dargli quella opportunità di emanciparsi come individui e cittadini a pieno titolo nella nostra società. Perché la vera sfida per tutti noi, sarà poi la convivenza. Buona o cattiva non potrà essere liquidata come colpa loro ma solo il risultato di quanto avremmo noi costruito per un'accoglienza che dovrà affrontare anche l'aspetto culturale, dei diritti e dei doveri della cittadinanza. Siamo pronti? Il nostro archivio storico non è rassicurante, perché ancora privo di un patto di cittadinanza chiaro e fruibile per chiunque arrivi. A maggior ragione, credo che sia il caso di rimboccarsi le maniche.

 

 

 

 

 

 

 

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