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Parma. "Diamo voce alle voci recluse", una radio apre il carcere con la chiave dell'arte PDF Stampa
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di Lucia De Ioanna


La Repubblica, 23 agosto 2021

 

Maria Inglese e Antonella Cortese raccontano l'esperienza parmigiana della piccola e tenace redazione di Eduradio-Liberi dentro. "I detenuti non sono soltanto 'reati che camminano', ma persone cadute che devono essere aiutate a rimettersi in piedi, con vantaggio per l'intera comunità".

Mantenere acceso, dentro di sé, "il desiderio del possibile", anche di fronte a una condanna fine pena mai: è questa la necessità vitale espressa da Nino, ristretto nel carcere di via Burla la cui voce oggi può uscire dalle pareti di una cella di sicurezza per raccontare di sé un'altra storia in cui alla caduta si mescola la speranza che quel "fine pena mai" non debba rappresentare un muro invalicabile per il dispiegarsi dell'esperienza in nuove, possibili forme.

Questa evasione nella direzione di una diversa immaginazione e realizzazione di sé è resa possibile grazie alla piccola e tenace redazione Eduradio&Tv di Parma, parte del più ampio progetto LiberiDentro rivolto alle persone carcerate in Emilia Romagna, nato nell'aprile del 2020 con l'obiettivo di superare le distanze tra carcere e cittadinanza in un frangente di emergenza umana e sociale vissuta acutamente dai carcerati a causa della pandemia.

A raccontare l'avventura della prima radio che in Italia fa da ponte tra l'isola del carcere e il continente della società è Maria Inglese, medico psichiatra dell'Ausl di Parma, che da anni si dedica a chi è ai margini, agli invisibili e ai senza voce anche usando il repertorio immaginativo dischiuso dall'arte, via d'accesso privilegiata al cuore di tenebra di ciascuno.

Coordinatrice per otto anni dell'èquipe multiprofessionale che opera negli Istituti penitenziari della città, una Uos (Unità operativa semplice) che ha il mandato della presa in carico dei detenuti con problemi psichiatrici e di dipendenza, da circa un anno e mezzo Inglese lavora presso il Csm di Parma ed è referente del Centro studi e ricerche del Daism-Dp (Dipartimento assistenziale integrato salute mentale dipendenze patologiche) coordinando attività riabilitative attraverso lo strumento espressivo-artistico.

Con Vincenza Pellegrino dell'università di Parma, da 10 anni Inglese organizza la rassegna Dolore in bellezza oltre a essere mediatrice etnoclinica e mediatrice penale secondo il paradigma della giustizia riparativa. "Quando è iniziata l'avventura di Eduradio-Liberi dentro, ormai oltre un anno fa, pur non lavorando più in carcere, mantenevo un dialogo costante con i colleghi e con i volontari rimasti. Le notizie che arrivavano dalla stampa nell'aprile 2020 raccontavano la paura della diffusione del contagio all'interno degli istituti di pena, le rivolte, con ben 14 morti, molti dei quali a Modena, vicino a noi, e i 'boss mafiosi che uscivano' secondo le semplificazioni della stampa. Con un gruppo di amiche ci siamo dette che era necessario raccontare il carcere secondo quanto avevamo appreso lavorandoci dentro, per aiutare la comunità a sentire il carcere non come un corpo estraneo".

Il progetto Liberi dentro Eduradio, nato a Bologna grazie a Caterina Bombarda e Ignazio De Francesco si allarga ad altre città emiliano-romagnole che entrano a far parte del collettivo con puntate autoprodotte trasmesse sul canale televisivo Rtr 292.

Tra le prime redazioni a nascere, anche quella di Parma: "Caterina Bombarda e Ignazio de Francesco, amici preziosi che hanno dato forma a questo progetto, sono diventati i nostri compagni di viaggio. Io, insieme a Germana Verdoliva, tecnico della riabilitazione psichiatrica e collega del gruppo di lavoro che coordinavo in carcere, Claudia Chiappini, giornalista e volontaria che a Parma coordina la redazione di Ristretti Orizzonti che coinvolge un gruppo di detenuti dell'alta sicurezza, e ad Antonella Cortese, giornalista locale che del carcere non conosceva nulla ma ha la curiosità non morbosa accompagnata dall'intelligenza di volerci 'capire qualcosa', ci siamo inventate una redazione locale e dall'estate 2020 abbiamo cominciato a registrare le nostre puntate, una alla settimana di 30 minuti ciascuna".

Sul fronte del pubblico esterno, osserva Antonella Cortese, Eduradio vuole trasmettere "una diversa narrazione del carcere e dei suoi ospiti, i detenuti, per fare comprendere che non sono soltanto 'reati che camminano', ma persone cadute che devono essere aiutate a rimettersi in piedi, con vantaggio per l'intera comunità".

Grazie a una redazione diffusa che si riunisce da remoto ("si registrava da casa e il mio tavolo da cucina era diventata la mia postazione fissa", racconta Inglese), viene allestito un palinsesto che punta a trovare una prospettiva differente sul carcere, come racconta Inglese: "abbiamo intervistato il pedagogista Ivo Lizzola, Luigi Pagano, ex provveditore carceri Lombardia, Ornella Favero di Ristretti Orizzonti, il giornalista Rai Domenico Iannacone, abbiamo parlato di giustizia riparativa con Franco Bonisoli, dialogato, tra gli altri, con Adrian Bravi, Alessio Forgione e Valeria Parrella, scrittori che parlano di marginalità, di carcere, di vita. Abbiamo poi lavorato ad un format estivo, io e Germana, mettendo a tema il nostro lavoro clinico dentro il carcere su nodi emergenti quali la patologia psichiatrica, le nuove forme di dipendenza, le storie di paternità e di emancipazione attraverso l'arte, l'incontro con i detenuti stranieri, la dimissione come evento critico".

Da ottobre, spiega Inglese, "quando la piccola redazione di Parma è diventata ancora più piccola, io e Antonella abbiamo deciso di portare avanti una trasmissione mensile dal titolo Uomini e Storie. Ancora voci, ancora storie a partire da libri, autori, figure tra cui Tolstoj e il suo romanzo Resurrezione, Il vagabondo delle stelle di Jack London, Simone Weil, Franco Bonisoli e il suo incontro con lo yoga in carcere. E il viaggio continua".

Un viaggio che viene portato avanti tentando di evitare le trappole della retorica: "Abbiamo tentato di raccontare il carcere evitando le consolazioni reciproche, evitando di incontrarsi sulla retorica del 'siamo tutti buoni', bensì cercando un incontro sullo 'sguardo da vita a vita, da dovere a dovere': si tratta di un incontro molto esigente che non lascia fuori le ombre, anzi ci fa riconoscere, con le parole di Ivo Lizzola, come donne e uomini non innocenti".

I temi al centro degli approfondimenti proposti dalla redazione parmigiana pongono questioni che riguardano tutti, non solo chi si trova in regime di restrizione della libertà: "Parlare di carcere come istituzione interroga tutti noi: ne abbiamo bisogno? Come lo integriamo nella comunità? Siamo pronti a riaccogliere chi ha sbagliato? E ancora: Siamo disposti a modificare la nostra idea di giustizia cercando di favorire una giustizia che ripara, che riunisce, che riconnette? Sono questi i nostri temi. Ci lavoriamo da tanto tempo, l'incontro con la giustizia riparativa è stato per noi veramente sfidante".

E come dare voce alle voci recluse? "Qui ci ha aiutato l'esperienza di Carla Chiappini, i suoi incontri con i detenuti dell'Alta sicurezza, i laboratori di scrittura, gli incontri tra detenuti e studenti. Le storie sono diventate uno strumento per avvicinare il carcere e chi lo abita, forzando la nostra capacità di immaginazione. Cosa altro ci può servire se non la possibilità di immaginare l'altro, le sue emozioni, i suoi sogni, le sue paure e i suoi rimpianti? Oggi occorre un grande sforzo immaginativo - prosegue Inglese -. Immedesimarsi e mettersi nelle 'scarpe dell'altro: è questa la sfida alla nostra capacità empatica, sempre più fragile. Storie, narrazioni, voci, testimonianze. Abbiamo trovato questo modo per raccontare il carcere. Sapendo che siamo oggetti trasformativi, dal punto di vista clinico, oggetti che trasformano chi vuole essere attraversato dal cambiamento. 'Essere cambiamento', come mi ha suggerito una persona ristretta, non solo oggetto del cambiamento, non solo oggetto del giudizio, della condanna, ma soggetto attivo del proprio cambiamento. Anche lì, dove tutto dipende dall'altro, dal grande Altro, anche lì occorre rischiare sulla possibilità di accompagnare il cambiamento, voluto certo, curato, ma come dice Marcel de Certau, mai senza l'altro, non si cambia nella solitudine, nel vuoto, nell'assenza".

Una metamorfosi che non è mai a senso unico: "Anche noi clinici apprendiamo e cambiamo nell'incontro con la marginalità. Ad esempio l'incontro con la popolazione migrante, straniera ha modificato il mio sguardo e il mio agire clinico, l'incontro con la povertà e lo s-radicamento/lo s-legame di tante vite interrotte, sospese; l'incontro con l'uomo del reato, della pena e della colpa ha modificato il mio dialogo interiore (il soliloquio, direbbe il mio maestro Adolfo Ceretti) sul senso di giustizia e ingiustizia. Non si cambia da soli, ci si modifica a vicenda".

Guardando alle prospettive future di questa esperienza, Antonella Cortese osserva che "Eduradio&Tv-Liberi Dentro è una piccola cosa nata per piccole persone, ultimi tra gli ultimi, ma al tempo stesso rappresenta una reale novità nel panorama delle attività umanitarie dedicate ai carcerati.

È una prima volta in Italia, che può trovare solo all'estero qualche esperienza paragonabile, in particolare l'inglese Prison Radio Association, nata nel 2007 da associazioni benefiche e che oggi raggiunge 100 case circondariali (audience valutata nel 70% dei detenuti), con un'impostazione educational che è la stessa perseguita dal nostro progetto.

Siamo nati durante un'emergenza ma, se le rose fioriranno, potremo diventare un servizio stabile e un modello replicabile anche in altre città e regioni del nostro Paese. Abbiamo imparato da papa Francesco che il tempo vale più dello spazio: ciò che desideriamo è appunto avviare un percorso virtuoso che continui dopo di noi". Tutti i programmi sono reperibili qui: https://liberidentro.home.blog/liberi-dentro-eduradio/

 

 

 

 

 

 

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