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Torino. La protesta delle detenute: "Scioperiamo contro le carceri troppo piene" PDF Stampa
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di Luisa Mosello


La Stampa, 14 agosto 2021

 

Fino al 22 le donne ospiti del Lorusso-Cutugno protesteranno "Rifiuteremo il carrello con il cibo fornito dall'amministrazione". Le detenute di Torino scendono in sciopero contro il sovraffollamento all'interno del penitenziario e per chiedere un aumento dei giorni per la liberazione anticipata. Le donne recluse al Lorusso-Cutugno daranno il via a una protesta non violenta da domani, che durerà fino al 22 del mese. Si tratta di uno sciopero, appunto, lo "sciopero dei carrelli". Significa che rifiuteranno di mangiare il cibo fornito dall'amministrazione penitenziaria. Non si tratta di un digiuno forzato, visto che hanno la possibilità di cucinare prodotti provenienti dall'esterno della struttura. Ma comunque di un tentativo pacifico per accendere i riflettori su alcuni problemi della vita quotidiana all'interno del carcere. Su tutti una popolazione più alta della capienza: all'interno del carcere, al momento, sono detenute 110 donne, contro le 80 che invece l'edificio potrebbe contenere.

A questo si aggiungono altre problematiche: dalla scarsità dei progetti di scuola a quelli legati a formazione e lavoro. Il settore carcerario, tradizionalmente pensato come maschile (basti pensare che alla casa circondariale ci sono 1.200 uomini), non offre loro gli strumenti per uscire da una situazione di marginalità, spiegano le donne.

Tutti elementi confermati anche dalla garante comunale dei detenuti, Monica Cristina Gallo, nel suo intenso lavoro svolto al Lorusso-Cutugno. L'altro aspetto, invece, riguarda la richiesta di ampliare lo strumento della liberazione anticipata, che permette di uscire prima dal carcere alle persone che abbiano dimostrato buona condotta. Un'iniziativa portata avanti da circa 200 tra detenute e detenuti della struttura, che hanno lavorato a lungo nella formulazione della proposta. Proprio negli scorsi giorni è arrivata in visita a Torino Rita Bernardini, ex segretaria nazionale dei Radicali e presidente dell'associazione Nessuno Tocchi Caino. Scopo della visita quello di far sentire le voci interne al carcere. "Le condizioni dentro sono disumane e con il Covid le persone sono state sepolte vive per un anno e mezzo", ha detto Bernardini, parlando di "carenze incredibili, come 150 agenti penitenziari mancanti dalla pianta organica, l'assenza di vicedirettori e i detenuti che spesso sono costretti a comprarsi i farmaci da soli". Anche il garante regionale Bruno Mellano sottoscrive le ragioni alla base del disagio: "Serve attenzione da parte della società a quanto succede nelle carceri. Sarei favorevole a che il governo valuti liberazioni anticipate speciali". E nel frattempo le detenute inizieranno lo "sciopero dei carrelli", nella speranza che le loro istanze vengano ascoltate.

 

 

 

 

 

 

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