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Torino. Sciopero del cibo contro il sovraffollamento, la protesta dei detenuti delle Vallette PDF Stampa
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di Cristina Palazzo


La Repubblica, 14 agosto 2021

 

Da oggi per una settimana rifiuteranno i pasti, appello alla ministra Cartabia. Sciopero dei carrelli per arrivare fino al ministro della Giustizia Marta Cartabia. Parte oggi dal carcere Lorusso e Cutugno di Torino la mobilitazione pacifica "contro il silenzio e l'immobilismo che grava sui problemi dei penitenziari italiani e sulle condizioni di disagio in cui versano". Inizialmente promossa da una cella della terza sezione femminile, l'iniziativa è stata condivisa da decine di altri detenuti che fino al 21 agosto incroceranno le braccia davanti al cibo fornito dall'amministrazione contro il sovraffollamento.

"Stiamo portando avanti la richiesta per il riconoscimento dei nostri diritti - spiegano le donne recluse -, senza violenza e con rispetto in primis per noi stessi, che oltre a essere stati soggetti devianti siamo sempre cittadini, aventi doveri e diritti come coloro che vivono in libertà". E non escludono che possano aderire allo sciopero anche in altre strutture.

Niente cibo interno - Per una settimana quindi rifiuteranno il cibo interno, approfittando della possibilità di cucinare quanto arriva dall'esterno, ma comunque dare un segnale con un'iniziativa a sostegno della concessione della liberazione anticipata speciale estesa a tutta la popolazione ristretta e in appoggio alle proposte dei Radicali e di altre associazioni in materia di amnistia, indulto e riforma penitenziaria. Iniziativa che, supportata da oltre 10 pagine di firme, segue la visita avvenuta nei giorni scorsi di Rita Bernardini, presidente di Nessuno Tocchi Caino e componente del consiglio generale del Partito Radicale, "che sostiene la nostra iniziativa" che proprio con rappresentanti del Partito Radicale e una delegazione con i garanti regionale e comunale Bruno Mellano e Monica Cristina Gallo hanno fatto un sopralluogo nel carcere.

Battaglia da mesi - "Ogni sciopero può avere ripercussioni per questo andrò nei prossimi giorni a sincerarmi della loro salute - spiega Monica Cristina Gallo. Le donne nell'ordinamento penitenziario sono quasi dimenticate e le detenute del carcere di Torino sono mesi che portano avanti questa riflessione interessante perché non riguarda solo loro".

A Torino sono 80 i posti per le donne "e loro sono 110, su 1.400 detenuti, quindi un grave sovraffollamento ma questa protesta nasce per tutta l'amministrazione penitenziaria e affinché si proceda con una riforma urgente", precisa.

Un elenco di carenze - Le stesse detenute mesi fa avevano stilato un documento in cui lamentavano diverse difficoltà, tra cui la differenza trattamentale nei confronti delle donne. Quindi la carenza di attenzione dal punto di vista sanitario, fisico e psicologico, ma anche mancanza di educatori e meno opportunità di formazione professionale specializzata e lavorativa. Per questo l'appello è generale è alla ministra Cartabia, al Capo del Dap Bernardo Petralia, oltre che alla direttrice della struttura torinese Rosalia Marino, per "richiamare l'attenzione delle istituzioni sul disagio che si vive".

 

 

 

 

 

 

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