Giovedì 02 Dicembre 2021
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage


sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

 

Login



 

 

Roma. Giardino della giustizia: le querce morte due volte PDF Stampa
Condividi

di Paolo Conti


Corriere della Sera, 14 agosto 2021

 

Un parco pubblico romano, devastato dalla siccità e dall'incuria come tanti altri spazi verdi cittadini, incluse alcune meravigliose ville storiche cariche di bellezza dove solo il volontariato di associazioni e di singoli cittadini spesso impedisce la morte di alberi, fiori, siepi.

É troppo banale parlare di vergogna. Perché lo spettacolo spettrale del "Giardino della Giustizia" in via Luigi Schiavonetti alla Romanina, rinsecchito per la seconda volta nel giro di due anni e mezzo, diventa un intollerabile oltraggio ai 27 magistrati uccisi per difendere la legalità in questo nostro difficile Paese: tra loro Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Vittorio Occorsio, Francesca Morvillo. Una storia già denunciata dal Corriere della Sera nell'agosto 2019 con la morte delle prime querce piantate nel novembre 2018 e inaridite per incuria, abbandono e incapacità di curare un progetto così profondamente significativo soprattutto per le nuove generazioni.

Giorni fa un puntuale servizio di Lino Lombardi del Tg2 ha denunciato il nuovo, incredibile capitolo: le 27 querce dedicate ai magistrati per volere della giunta guidata da Virginia Raggi sono morte per la seconda volta, tranne quattro che danno ancora segni di vita. Siamo andati a verificare ed è esattamente così, come testimoniano le desolanti fotografie del nostro Giuliano Benvegnù che sembrano scattate in un luogo veramente abbandonato da Dio e dagli uomini. Invece siamo in un parco pubblico romano, devastato dalla siccità e dall'incuria come tanti altri spazi verdi cittadini, incluse alcune meravigliose ville storiche cariche di bellezza dove solo il volontariato di associazioni e di singoli cittadini spesso impedisce la morte di alberi, fiori, siepi.

La storia del "Giardino della Giustizia" comincia il 7 novembre 2018 quando la sindaca Raggi, accompagnata dall'allora ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e da alcune scolaresche, inaugura il parco sotto telecamere e obiettivi dei fotografi: 27 querce e altrettante lapidi per i magistrati martiri caduti in nome della legalità. Zona densa di significati, la Romanina, per il lungo dominio del clan dei Casamonica. Idea eccellente che superava qualsiasi schieramento ideologico o partitico, ovviamente apprezzata da tante famiglie delle vittime. Concluso il rito destinato a tv e altri media l'intero parco viene immediatamente abbandonato, mai innaffiato e soprattutto mai curato come invece aveva promesso la sindaca Raggi assicurando "presenza in difesa della legalità".

La lettrice Raffaella Cortese ci scrive nell'agosto 2019 denunciando, indignata, la morte di tutte le querce e l'oltraggio alle lapidi dei magistrati, tutte coperte di sterpaglie. Pubblichiamo subito le foto, arrivano le amare proteste di tanti familiari di magistrati, tra cui quelli di Rosario Angelo Livatino, Pietro Scaglione, Emilio Alessandrini. Dopo lunghi giorni di silenzio, il Campidoglio reagisce con una nota diramata di notte, quasi clandestinamente, verso le 23 del 13 agosto 2019: tutta colpa dell'appalto firmato dall'ex assessora all'Ambiente, Pinuccia Montanari, che era privo della "garanzia di attecchimento".

Questa la tesi del Campidoglio, fortemente polemico verso l'ex componente della giunta che si era dimessa nel febbraio 2019 in aperto contrasto con Virginia Raggi. Dopo alcuni mesi vengono piantate altre 27 nuove querce. Che sono quelle morte per la seconda volta, prive (come le prime) di qualsiasi impianto di irrigazione. Di nuovo un paesaggio spettrale, come nell'agosto 2019. E di nuovo le lapidi di quei magistrati oltraggiate e rese illeggibili dalle sterpaglie. Qui non c'è da chiamare in causa Pinuccia Montanari. Ora la titolare delle Politiche del Verde si chiama Laura Fiorini e lavora in perfetto accordo con la sindaca uscente. Le querce sono morte per la seconda volta, offendendo ancora memorie, nomi, famiglie e il lascito di quei martiri civili

 

 

 

 

 

 

Federazione-Informazione




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it