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Afghanistan. A Herat il carcere femminile e l'orfanotrofio sono italiani PDF Stampa
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di Adriano Sofri


Il Foglio, 14 agosto 2021

 

Ho guardato e ascoltato le notizie da Herat, espugnata come per gioco dai talebani, che ordinano liste di donne sopra i 12 anni da portarsi dietro come bottino. "Hanno occupato il carcere e liberato tutti i prigionieri", dicevano i telegiornali. Me lo ricordo, il carcere.

"Se al maschile si prova la ripugnanza di sé e di tutto, che prende in certi zoo malmessi, al femminile si è sopraffatti dalla commozione. È stato costruito dagli italiani, le detenute sono 171. Però ci sono i bambini, e ti corrono addosso, ti avvinghiano come se ti stessero aspettando e non ti lasciano più. Stanno con le madri fino ai sei anni, poi li passano all'orfanotrofio. Oggi sono 67, sembrano mille. Il delitto più comune per le donne è la 'prostituzione', da uno a 10 anni: che vuol dire l'adulterio, o l'aver fatto l'amore prima di sposarsi. A Herat spose bambine e giovani violate si danno ancora fuoco, o si impiccano. Nel cortile donne giovani e vecchie e bambini stanno accampate come a una fermata di corriera che non arriva. C'è una stanzetta per i parti".

Il carcere serve a dare un rifugio a donne minacciate di morte. "La maggioranza non ha commesso alcun reato. Per tentato adulterio - averlo pensato! 99 donne sono nel carcere di Herat per questo. Dopo è difficile farle riaccettare dalle famiglie". È italiano anche l'orfanotrofio, che ha 300 bambini e tre sedi. "Bambine e bambini hanno imparato a dire 'Ciao' e si divertono a ripeterlo all'infinito, e noi con loro, come si fa coi merli indiani, e i merli indiani siamo noi". Ecco. Era 8 anni fa. Ciao.

 

 

 

 

 

 

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