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Con i crimini informatici a rischio diritti fondamentali PDF Stampa
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di Maria Elisabetta Alberti Casellati


Corriere della Sera, 8 agosto 2021

 

L'azione dell'Europa decisiva per vincere la sfida.  Fermare le minacce subdole. Bene l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale, è un primo passo.

Caro direttore, a pochissime ore dalla scoperta dell'attacco informatico alla Regione Lazio, l'istituzione dell'Agenzia per la Cybersicurezza nazionale (Acn) è una bella notizia. Da domani avremo una risorsa strategica per fronteggiare minacce che attaccano il cuore delle nostre libertà e compromettono il buon funzionamento dei nostri servizi pubblici. È evidente che dobbiamo cambiare velocità nella lotta per contrastare efficacemente i crimini informatici. È una delle conseguenze della digitalizzazione di massa e quindi della digitalizzazione dei comportamenti criminali.

Il cyberspazio è sempre di più il terreno dove si costruisce la ricchezza e la prosperità delle società post-industriali e si definisce la loro capacità di reagire a crisi globali come quella innescata dal Covid-19. Il nostro futuro condiviso sta già prendendo forma nelle infrastrutture digitali.

Come per altri grandi cambiamenti della storia dell'umanità, però, anche la digitalizzazione può costituire la nuova arena della competizione per la supremazia. Può comportare quindi gravi rischi che vanno dalla sorveglianza di massa agli attacchi informatici verso infrastrutture critiche, fino alla disinformazione alimentata ad arte per alterare il dibattito politico. Così si mina la democrazia. Si tratta di minacce subdole che non hanno confini, né limiti, potendo investire tutti gli ambiti della nostra vita, sia quelli privati che quelli comuni, fino a toccare quelli più delicati e sensibili come i dati personali e la sanità.

Quanto accaduto alla Regione Lazio è sicuramente una violazione molto grave dal punto di vista giuridico. Ma ancora più grave è il danno provocato ai tanti cittadini che, a causa della temporanea interruzione del servizio di prenotazione delle vaccinazioni contro il Covid-19, hanno visto fortemente compromesso l'accesso ad un servizio essenziale per il diritto alla salute, tutelato dall'articolo 32 della Costituzione. Per analogia, attacchi informatici a infrastrutture critiche rischiano di minare la tutela di altri diritti costituzionali. Basta accoppiare ad ogni infrastruttura critica un diritto garantito dalla nostra Costituzione e l'elenco diventa impressionante: un attacco alle ferrovie provocherebbe la sospensione parziale del diritto alla mobilità sancito dall'articolo 16 della Carta; un attacco ai sistemi informativi delle scuole e delle università comporterebbe la compressione del diritto allo studio (ex articolo 34 della Costituzione); un attacco alle banche dati provocherebbe una gravissima lesione del diritto alla riservatezza. E, purtroppo, l'elenco potrebbe continuare.

L'Agenzia per la cybersicurezza nazionale è solo un primo passo di fronte all'entità della sfida. E qualsiasi sforzo il governo italiano o altri governi dovessero fare, appare evidente che, in un mondo segnato dalla competizione geopolitica per il primato tecnologico, è solo attraverso il multilateralismo che possiamo fare prevalere una visione di libertà e di responsabilità dei processi di digitalizzazione.

In questa direzione si muove la visione per un "decennio digitale europeo" presentata a marzo dal vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Margrethe Vestager, insieme all'Alto rappresentante per la Politica estera e la Sicurezza, Josep Borrell. Una visione che intende mettere l'Europa in prima linea nella rivoluzione digitale di oggi puntando sui valori di fondo delle nostre tradizioni costituzionali comuni: società aperte, stato di diritto e tutela delle libertà fondamentali. In questo approccio sta il valore e la forza della dimensione europea. Perché se i sistemi autoritari utilizzano le tecnologie digitali come strumenti di sorveglianza, repressione e concorrenza sleale, la democrazia europea ci consente di mettere il paradigma liberale, che ha plasmato il nostro cammino comune, al centro della digitalizzazione come sfida della contemporaneità

 

 

 

 

 

 

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