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Violenze in carcere, teatro e psicologia per evitare scontri e stress PDF Stampa
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di Luisa Barberis


Il Secolo XIX, 29 luglio 2021

 

Il progetto di convivenza nella Scuola di formazione della Polizia penitenziaria. Il generale Zito: "Simuliamo rivolte per imparare ad affrontare ogni situazione". Da una parte 196 agenti di Polizia penitenziaria in attesa di giurare e prendere servizio in carcere. Dall'altra dieci detenuti, ormai a fine pena, intenti a provvedere alla manutenzione e a riabilitarsi attraverso il lavoro.

A Cairo Montenotte (Sv). la convivenza tra poliziotti e detenuti inizia già all'interno della scuola di formazione "Andrea Schivo". La città ospita uno dei centri di eccellenza italiana dell'amministrazione penitenziaria, dove ogni anno gravitano centinaia di allievi. È qui che, dopo un percorso lungo 7 mesi, vengono formati gli agenti. Attraverso lezioni di diritto, psicologia, gestione dello stress e addestramenti tecnici, vengono "trasmessi gli anticorpi" che permettono di evitare fatti come le violenze registrate nel carcere di Santa Maria Capua Vetere da parte degli agenti sui detenuti (decine gli indagati e su cui è in corso un'inchiesta della magistratura).

L'episodio ha riacceso i riflettori sulle carceri e il Secolo XIX ha visitato una delle otto scuole italiane deputate alla formazione. La struttura cairese è anche sede di un progetto all'avanguardia, "Una scuola come casa": dieci detenuti (provengono da Liguria, Piemonte e Lombardia) in regime di espiazione della pena possono trascorrere l'ultimo periodo di condanna all'interno della Scuola, anziché in carcere o ai domiciliari, per essere riabilitati con il lavoro.

"Ai futuri agenti mi piace ricordare che il primo garante dei detenuti è il poliziotto - spiega il direttore della scuola, il generale di brigata Giuseppe Zito - la formazione negli anni ha fatto passi da gigante e a Cairo, proprio grazie a questo progetto, gli allievi imparano a rapportarsi con i detenuti già durante la formazione". Gli allievi hanno appreso i fatti di Santa Maria Capua Vetere dalla tv, ma a Cairo eventi critici come questo sono "materia di studio", vengono analizzati dal punto di vista didattico, procedurale e operativo.

"Qui si insegna che non ci sono nemici - aggiunge Zito - che il conflitto va sempre evitato e a non giudicare, perché per questo ci sono le autorità competenti. Si impara a gestire l'emotività e lo stress, si simulano eventi critici, per esempio una rivolta dei detenuti, per imparare ad affrontare ogni situazione. Il mestiere è molto complicato, per questo è previsto un periodo di tirocinio in carcere, alla fine del quale i ragazzi tornano a Scuola per approfondire con i formatori vari aspetti".

La giornata tipo degli allievi inizia con l'alzabandiera alle 8.15, prosegue in classe o in palestra. Alle 16,45 a ordinare il "rompete le righe" è il comandante Andrea Tonellotto: "La scuola si avvale di personale interno per le materie più tecniche e operative e l'addestramento classico, ma anche di professori esterni molto qualificati, avvocati, psicologi e docenti universitari per le discipline giuridiche. Negli ultimi anni sono diventate fondamentali le materie psicologiche alle quali sono dedicate 102 ore di lezione delle 720 totali".

La gestione dello stress viene affrontata con tecniche teatrali. "Determinante è anche la comunicazione - precisa Aurelio Traversa, funzionario giuridico-pedagogico della Scuola -, per rapportarsi nel modo corretto con i detenuti. Il primo approccio è la mediazione, ma tutte le tecniche che vengono trasmesse agli allievi sono di autodifesa".

 

 

 

 

 

 

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