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Governo, Draghi media con Salvini per chiudere sulla giustizia PDF Stampa
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di Tommaso Ciriaco Emanuele Lauria


La Repubblica, 29 luglio 2021

 

Dopo giorni di tensione, faccia a faccia tra il premier e il leader della Lega che offre il proprio sostegno sulla giustizia e ottiene in cambio una frenata sul capitolo delle misure anti-Covid. Il presidente del Consiglio accetta di concedere altri giorni sulla scuola. Lasciare che la polvere si depositi, assieme alle polemiche. Evitare una pericolosa strettoia, che concentri in 48 ore la nuova stretta sulla scuola e la soluzione del rebus giustizia. Mario Draghi sceglie la via della prudenza. Lo fa dopo essersi ritrovato faccia a faccia con Matteo Salvini.

E dopo aver sentito il leghista che gli propone proprio questa strategia: "Rallentiamo. Chiudiamo un problema alla volta, presidente. Non apriamo dieci fronti contemporaneamente". Offre il proprio sostegno sulla giustizia, il leader. Non è gratis, ovviamente. Ottiene in cambio una frenata sul capitolo delle misure anti-Covid. Certo, entro giovedì prossimo si interverrà sulla scuola. Ma forse non con la nettezza che preferirebbe l'ex banchiere centrale. E forse rimandando alla seconda metà di agosto alcuni interventi sul green pass e i trasporti.

Il colloquio con Salvini si svolge al mattino, a Palazzo Chigi. Arriva dopo giorni di tensione fortissima. La stroncatura di Draghi sui vaccini ha segnato dolorosamente l'ex ministro dell'Interno, che si è vaccinato - dopo mesi in cui ha dribblato la questione - all'indomani dello schiaffo del presidente del Consiglio. L'ex vicepremier gialloverde se ne lamenta, in presenza del capo del governo. Fa presente che il suo atteggiamento dialogante sulla giustizia era stato ricambiato con una risposta durissima in conferenza stampa, culminata nel passaggio: "L'appello a non vaccinarsi è un appello a morire".

Draghi non è tipo da rinnegare una posizione. Non lo fa neanche stavolta, perché ritiene imprescindibile la campagna vaccinale. E spiega al leghista che la durezza è solo figlia dell'esigenza che la corsa all'immunizzazione non rallenti. Ricuce, in fretta. E concede a Salvini più di qualcosa, ribadendo che la Lega resta un tassello di maggioranza da includere nelle decisioni. Accetta dunque di prendere tempo e rallentare sulle misure contro la pandemia.

Fosse per Draghi, non ci sarebbe motivo di attendere. Posticipare anche solo di pochi giorni l'intervento sulla scuola è uno scenario che avrebbe evitato. Accetta comunque di rimandare. E lo fa per una ragione, prima di tutto: bisogna chiudere prima il capitolo della giustizia, che sembra aver inceppato ogni altra mediazione nella maggioranza. Anche sul ddl concorrenza si sono visti gli effetti, nelle ultime ore, con veti incrociati frutto di guerriglia politica più che di appunti sul merito della questione. Portare a casa la riforma Cartabia, dunque, diventa prioritario. E farlo senza arrivare alla fiducia, che resta comunque l'arma finale, risulta la strada migliore per evitare problemi ulteriori.

Non è un percorso facile. Draghi sa bene che nelle ultime ore la Lega si è schierata al fianco di Forza Italia, in una pericolosa "asta degli emendamenti" tra il Movimento e il centrodestra. Salvini si offre come garante, allora. Propone di mediare. E il premier accetta di concedere altri giorni sulla scuola, dribblando la pericolosa saldatura tra il mondo della scuola e la pressione politica di Lega e 5S, ostili all'obbligo vaccinale. Parliamo di pochi giorni, perché l'intervento dovrebbe essere varato al massimo giovedì in consiglio dei ministri.

L'obbligo vaccinale resta la soluzione più semplice, e anche la preferita di Draghi, di Roberto Speranza, del Pd e anche di Forza Italia. Ma la Lega frena. I sindacati tentennano. E dunque, si fa spazio un'altra corrente di pensiero, che era stata scartata nei giorni scorsi: imporre l'obbligo, ma con un meccanismo "progressivo". Si chiederebbe al personale docente di vaccinarsi, ma immaginando un meccanismo sanzionatorio a più livelli (come già per il personale sanitario). E dunque, prima richiamo, poi trasferimento, infine sospensione. A questo, si aggiungerebbe un altro distinguo: l'imposizione potrebbe valere solo per i professori, a strettissimo contatto con gli studenti, e non per il resto del personale scolastico.

Ma c'è di più. C'è anche chi spinge per un ulteriore distinzione, citando i dati in possesso del governo. Indicano una profonda divaricazione tra Regioni. Quelle davvero indietro sono Sicilia, Sardegna, Calabria e Liguria. Sulle altre, si ritiene che il prossimo mese porterà a superare ovunque la soglia del 90%. Come risolvere il ritardo di chi invece arranca? Si ipotizza una soglia da valutare a livello regionale o addirittura provinciale (in Liguria, ad esempio, Genova ha molti vaccinati, mentre il resto delle province no). Per chi è sotto soglia, scatterebbe l'obbligo. Praticabile? Costituzionale? Non è detto. Per questo, resta in piedi l'ipotesi dell'obbligo nazionale. Ma il cantiere delle decisioni rimane aperto.

 

 

 

 

 

 

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