Sabato 27 Novembre 2021
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage


sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

 

Login



 

 

La riforma abolisce norme da ancien regime, come l'eliminazione della prescrizione PDF Stampa
Condividi

di Giuseppe Gargani


Il Dubbio, 29 luglio 2021

 

Nessuno poteva immaginare che negli anni 2000 si potesse ancora discettare sul problema della libertà, sui suoi inevitabili limiti, riferiti ai singoli individui, necessari per esaltare la libertà di tutti, avendo la Costituzione risolto questi problemi recuperando la cultura filosofica dell'800 e del 900 e le battaglie politiche per l'affermazione dei diritti fondamentali. Non solo in un periodo di pandemia ma nell'epoca moderna ogni cittadino è responsabile della salvezza e della libertà dell'altro.

Inoltre nessuno poteva immaginare che sui problemi della giustizia e della magistratura ci fossero ancora oggi cultori del diritto che affiancano i pm nella critica spietata che essi fanno alla riforma proposta dalla ministra della Giustizia per difendere il loro anomalo potere che vogliono senza limiti e con un processo senza scadenze. Il procuratore Gratteri, che è stato ascoltato dal Parlamento, sa bene che la lunghezza dei processi dipende dai pm quando portano avanti indagini che finiscono nel nulla!

La cultura dunque non aiuta alla comprensione dei fenomeni, ma alimenta le paure e offusca la politica approfittando dell'emergenza sanitaria che dovrebbe determinare invece una maggiore solidarietà nella comunità civile. Se un filosofo come Giorgio Agamben, che mi dicono essere molto influente, arriva a dirci che il "Green pass discrimina ingiustamente ed esclude dalla vita sociale quanti rifiutano di vaccinarsi", vuol dire che tutte le battaglie combattute per conquistare, non gli egoismi individuali, ma la libertà di tutti non sono più valide e non sono più istruttive. L'individualismo sfrenato ferma il progresso della umanità.

Sul problema della giustizia la situazione è ancora più complicata se un cultore del diritto come Giuseppe Conte si aggiunge al coro di quelli che dicono che con la riforma Cartabia "saltano" i processi e in particolare, per sollecitare le mozioni dell'opinione pubblica, dicono che salta il processo del ponte Morandi di Genova: siamo a una demagogia sfrenata e bugiarda insopportabile. Mettiamo le cose in ordine. La ministra della Giustizia ha presentato sostanziali emendamenti allo sciagurato disegno di legge del ministro Bonafede: non si tratta di una riforma che sconvolge o cambia la giustizia e la magistratura come sarebbe doveroso per le istituzioni, ma un inizio coraggioso che vuole far recuperare il prestigio e il ruolo dello Stato nel processo penale rispetto alla pretesa punitiva e vendicativa che ha caratterizzato la propaganda degli ultimi anni del Movimento 5Stelle e della Lega. Questa cattiva propaganda ha fatto crescere un populismo dannoso per la comunità civile e per le istituzioni.

Oggi siamo in grado di verificare, dopo tre anni dalle elezioni del 2018, che tutto quello che è stato detto, che è stato promesso e, ahimè, anche realizzato in Parlamento non è più è vero, e deve essere in ogni caso modificato per ristabilire un equilibrio e una normalità: il governo Draghi è benemerito perché ha dato inizio a un'altra storia. Orbene le norme proposte dal governo in materia di giustizia fanno riferimento a quelle programmatiche della Costituzione e sono tradotte in norme per cambiare il ruolo del giudice che non può essere più colui che stabilisce burocraticamente le sanzioni previste dal codice, ma deve diventare il dominus del processo che tiene conto della tenuità del fatto, della riparazione dei danni da parte dell'imputato, che non condanna al carcere se il reato non suscita allarme, che valuta le misure alternative, il potenziamento della messa alla prova, che valuta l'area della non punibilità dei fatti di lieve entità insieme l'ampliamento dei riti alternativi. Insomma una "giustizia riparativa" come è stato detto che dovrebbe costituire un monito per l'opinione pubblica che la pena serve per rieducare, e non per relegare il colpevole fuori dalla società. Questa è la mitezza del diritto e il ruolo prestigioso dello Stato, queste le conquiste moderne da Beccaria e da Filangieri in poi dimenticate nell'ultimo periodo da una classe dirigente sprovveduta e senza cultura istituzionale.

La riforma contiene tante cose positive ma la polemica si appunta soltanto sul problema delle prescrizioni. La durata del processo nell'epoca moderna è fondamentale per l'efficienza democratica e la convivenza civile e dunque deve essere "ragionevole" non illimitata. Stabilire tempi precisi significa potenziare il ruolo del giudice.

Il disegno di legge del precedente governo risolveva il problema eliminando la prescrizione, condannando il processo a una durata illimitata. Erano proposte oscurantiste, da acien regime e sono state modificate in un rapporto trasparente con la richiesta dei cittadini.

I quali devono rendersi conto che il magistrato non deve operare un controllo di legalità, come promuovere indagini alla ricerca di possibili reati, ma deve reprimere la illegalità che è funzione completamente diversa. Se il magistrato deve controllare la legalità diventa giudice "etico", una patologia grave per la democrazia. Con la riforma Cartabia siamo ad un primo passo: il referendum farà il resto. Personalmente ritengo che in una Repubblica parlamentare è il legislatore che deve fare le riforme: ma siccome quelle della giustizia non si sono potute fare perché ogni nuova proposta è stata considerata "un attentato all'autonomia e indipendenza della magistratura", allora con il referendum sono i cittadini che debbono prendere coscienza che il problema della giustizia è il primo problema della democrazia.

 

 

 

 

 

 

Federazione-Informazione




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it