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Santa Maria Capua Vetere (Ce). Per la direttrice avviata la procedura di revoca dell'incarico PDF Stampa
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di Francesca Del Boca


Corriere della Sera, 29 luglio 2021

 

Arriva il procedimento di revoca dell'incarico nei confronti di Elisabetta Palmieri, direttrice del carcere di Santa Maria Capua Vetere, per "anomala condotta". Aveva consentito al compagno di accompagnare una senatrice negli incontri con i detenuti.

Anomala condotta. È questa l'accusa che viene rivolta a Elisabetta Palmieri, direttrice della Casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere "Francesco Uccella", il carcere dove nei mesi scorsi sono state accertate numerose violenze ai danni dei detenuti. Ma non è questa la motivazione della revoca alla direttrice: secondo fonti del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, a esserle imputata è un'"anomala condotta" per aver consentito al compagno, soggetto estraneo e autorizzato a frequentare esclusivamente il laboratorio di pasticceria all'interno del carcere per finalità rieducative, di presenziare alla visita in istituto della senatrice Cinzia Leone (M5S) e di accompagnarla negli incontri con i detenuti. Il provvedimento è stato emesso dopo la valutazione da parte del Dap di atti dell'istituto penitenziario e della magistratura di sorveglianza.

La senatrice: "Grave stortura" - Intanto è arrivato prontamente anche il commento della senatrice Cinzia Leone. "Durante la mia visita il compagno della direttrice Palmieri, senza autorizzazione specifica, mi aveva guidato nella struttura penitenziaria e nei diversi padiglioni. Una vicenda incredibile, in quello che dovrebbe essere il carcere più attenzionato d'Italia dopo il violento e immotivato pestaggio a danno dei detenuti avvenuto nell'aprile del 2020 e scoperto solo recentemente. Una grave stortura, mi auguro che sia il primo concreto passo per il ripristino della legalità".

Confermati i domiciliari - Il Tribunale del Riesame di Napoli hapoi confermato gli arresti domiciliari per gli ufficiali della Polizia penitenziaria Gaetano Manganelli e Pasquale Colucci, accusati di essere tra gli organizzatori della perquisizione straordinaria al carcere di Santa Maria Capua Vetere il 6 aprile 2020. Manganelli era allora comandante degli agenti nell'istituto casertano, mentre Colucci era a capo della polizia penitenziaria nel carcere napoletano di Secondigliano e soprattutto comandante del "Gruppo di Supporto agli Interventi", una sorta di "squadra speciale" istituita durante la pandemia dall'allora Provveditore regionale alle carceri Antonio Fullone (indagato e sospeso dal servizio) e inviata alla casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere per una retata. Una spedizione punitiva.

La vicenda - Il 6 aprile del 2020 l'Italia si trova in lockdown, provata dalla pandemia e da misure sempre più restrittive. Quel giorno circa 300 persone, tra agenti ed esterni, secondo la magistratura organizzarono "perquisizioni arbitrarie e abusi di autorità" nei confronti di alcuni detenuti che avevano protestato per chiedere più tutele contro il rischio contagio: in carcere, dove da mesi si verifica una rivolta al giorno, si è verificato un caso di positività al Covid. Fu una mattanza, con decine di detenuti picchiati e sottoposti a vere e proprie torture, testimoniata dalle telecamere di sorveglianza interne all'istituto. Pugni, calci, schiaffi, insulti e umiliazioni di ogni genere come camminare sulle ginocchia o strisciare.

Confermate le altre misure cautelari - I giudici hanno inoltre confermato le misure cautelari emesse dal Gip Sergio Enea il 28 giugno scorso anche per tutti i ventisei funzionari della penitenziaria e sottoufficiali presenti quel giorno.

 

 

 

 

 

 

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