Lunedì 20 Settembre 2021
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage


sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

 

Login



 

 

Riforma della giustizia, fallisce il blitz dei forzisti per l'ultimo salva-Silvio PDF Stampa
Condividi

di Liana Milella


La Repubblica, 28 luglio 2021

 

Il capogruppo in commissione Giustizia Zanettin presenta un emendamento che avrebbe potuto aiutare il Cavaliere nel processo Rubyter. Ma viene bocciato. La deputata azzurra aveva annuncato il suo no ed era stata trasferita alla Affari Costituzionali. Lascia il gruppo e passa al Misto.

Sembrava archiviata per sempre la stagione delle leggi ad personam per Silvio Berlusconi. Per salvarlo dai suoi processi. Stagione chiusa con la fine della sua vita da premier. E invece eccola rispuntare adesso quando lui è tuttora leader di Forza Italia e gli incombono addosso i dibattimenti del Rubyter. Sorpresa, certo. Tant'è che per quasi una settimana nessuno si accorge che siamo di nuovo daccapo. Forse per colpa di quella montagna di emendamenti - ben 1.631 - che grava sulla riforma del processo penale.

Perché è lì che si cela la proposta malandrina. A firmarla è Pierantonio Zanettin, il capogruppo di Forza Italia in commissione Giustizia, ex membro laico del Csm, ma anche genero del noto avvocato Franco Coppi avendone sposato la figlia. E Coppi è pure l'avvocato di Berlusconi. Zanettin firma i tre emendamenti che non solo mandano in pezzi la maggioranza, ma costringono Forza Italia a una reprimenda senza appello nei confronti di Giusi Bartolozzi, toga prestata alla politica, per tre anni deputata battagliera sulla giustizia in linea con il suo partito. E ieri, nel giro di una mezz'ora, cacciata via perché si è permessa di dire che non avrebbe votato a favore della norma.

Già, la norma. La parola chiave è "specifici poteri". Si gioca tutta su queste due parole la norma ad personam che avrebbe potuto cambiare, se fosse passata, la storia dei processi di Berlusconi per corruzione in atti giudiziari. Quelli "figli" del processo Ruby. Tre processi in corso tra Milano, Siena e Roma. Nei quali i testimoni, cioè le famose ragazze delle feste di Arcore che sarebbero state pagate per cambiare la versione dei fatti, rivestono la qualifica di "pubblici ufficiali" in quanto sono dei testi. Se - per legge - cambiano le attribuzioni per queste figure, allora cambia anche il destino del processo. E se entra in vigore nel codice una norma più favorevole rispetto a quelle esistenti, per legge entra in vigore subito.

I tre emendamenti - alle pagine 157, 158 e 163 del fascicolo sulla riforma penale - riguardano, il primo, l'abuso d'ufficio, ridotto a reato da tenuità del fatto per liberare i sindaci dalla cosiddetta "paura della firma", difficoltà segnalata anche da Draghi. Ma poi ci sono le altre due proposte. Riguardano le figure dell'incaricato di pubblico servizio e del pubblico ufficiale, cioè le figure chiave per tutti i reati di corruzione. La norma Zanettin prevede un netto ridimensionamento. Perché negli emendamenti è scritto che "sono pubblici ufficiali coloro i quali esercitano specifici poteri conferiti dalla legge esplicando una funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa".

Attenzione alla parola "specifici poteri". Laddove il testo in vigore dice che "sono pubblici ufficiali coloro che esercitano una funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa". La modifica riguarda sia il pubblico ufficiale che l'incaricato di pubblico servizio. La riduzione del "perimetro" è evidente. Una modifica che cambia la storia dei processi in cui i testimoni, come nel caso dei dibattimenti di Berlusconi, rivestono la qualifica di pubblico ufficiale proprio in quanto testimoni, e non per uno "specifico potere" conferito dalla legge.

Il cambio mette in crisi anche il reato contestato, la corruzione in atti giudiziari, che potrebbe trasformarsi in un reato minore come l'ostacolo alla giustizia, con pene inferiori e un tempo di prescrizione più ravvicinato. Alla procura di Milano, quando leggono l'emendamento, restano basiti. Il tam tam sugli emendamenti di Zanettin esplode quando lui insiste per votarli. Nei corridoi della Camera si raccolgono molte indiscrezioni, tra le quali che a spingere sarebbe stato anche Gianni Letta. E che la sua voce sarebbe giunta fino a palazzo Chigi. I vertici del gruppo reagiscono imbizzarriti quando la deputata Bartolozzi fa sapere che lei non voterà l'emendamento. Dopo un'ora scopre, dal suo cellulare, che è stata convocata per la prossima riunione della commissione Affari costituzionali. Di cui non fa parte. Si sorprende. È accaduto che, a sua insaputa, Bartolozzi è stata mandata via dalla Giustizia con il contentino di nominarla capogruppo. Lei non ci sta e sbatte la porta di Forza Italia. Va nel gruppo Misto. Ma Forza Italia, 25 a 19, perde lo stesso la battaglia del salva-Berlusconi.

 

 

 

 

 

 

Federazione-Informazione




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it