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I vantaggi, oltre le parole. Il dibattito sulla riforma della giustizia PDF Stampa
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di Luciano Violante


La Repubblica, 28 luglio 2021

 

La polemica sulla riforma del processo penale si è incentrata sulla prescrizione e, in particolare, sulla durata dei processi in appello, per i quali appare insufficiente il termine di due anni previsto dal progetto. È opportuno abbandonare i toni esasperati e guardare tanto ai dati quanto alle norme, sapendo che tutto può essere migliorato, ma in un clima fondato sulla verità. Le prestazioni degli uffici giudiziari non sono omogenee sul territorio. I dati più attendibili sono quelli del 2020, l'anno antecedente alla pandemia. Nel 2020 si sono prescritti in complesso 85.000 processi mentre nel 2011 se ne erano prescritti 120.000. Nelle sole Corti d'Appello se ne erano prescritti 28.000 nel 2017 e se ne sono prescritti 21.000 nel 2020. La riduzione è frutto di un impegno di magistrati e cancellieri che va giustamente riconosciuto; tuttavia i numeri restano preoccupanti. Non si può non intervenire.

Circa la metà delle prescrizioni in Corte d'Appello si sono verificate a Roma (23%), Napoli (16%) e Bologna (10%). Nelle stesse tre Corti d'Appello si concentra il 60% delle pendenze ultra-biennali, rispettivamente 26%, 28%, 8%. Inoltre un processo d'appello a Napoli si esaurisce in 2031 giorni, a Reggio Calabria in 1645 giorni, a Catania in 1247 giorni, a Roma in 1142 giorni. Esempi virtuosi tra le grandi Corti d'Appello sono Milano (335 giorni), e Palermo (445 giorni). Questa rassegna dimostra che molti problemi non dipendono dalle norme, ma da questioni amministrative, che vanno dalla organizzazione degli uffici alla piena funzionalità degli organici. Sarebbe forse opportuno prevedere un differimento dell'entrata in vigore di questa parte della riforma per individuare, soprattutto nelle sedi in crisi, specifiche esigenze e nuove modalità organizzative.

L'articolo 15bis della riforma prevede la istituzione, con decreto del Ministro, di un Comitato tecnico-scientifico per il monitoraggio della efficienza della giustizia penale, dotato di strumenti adeguati a svolgere le sue funzioni. La veste legislativa conferirebbe più autorevolezza. Ma, se non erro, non è necessaria una legge; potrebbe essere sufficiente un decreto del Ministro per far entrare rapidamente in funzione questo organismo, individuare le principali cause dei ritardi, proporre i rimedi più efficaci. Del Comitato dovrebbero far parte non solo magistrati, professori e avvocati, ma anche funzionari delle cancellerie e delle segreterie che conoscono meglio di altri le "viscere" della macchina giudiziaria.

La concentrazione del dibattito sulla prescrizione ha fatto passare in secondo piano le norme che ridurranno il carico di lavoro e consentiranno una maggiore speditezza. La nuova disciplina delle notificazioni eviterà molte delle attuali lungaggini e la riforma del processo in assenza, si tratta di molte migliaia di casi, permetterà di non lasciare eternamente sospesi questi processi, senza pregiudicare i diritti dell'imputato. Le norme in materia di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, di sospensione del procedimento con messa alla prova dell'imputato, sulla celere definizione dei processi di appello, sull'aumento dei casi di perseguibilità a querela permetteranno di concentrare la macchina giudiziaria sui reati di maggior allarme sociale, mafia, terrorismo e corruzione.

Forse le stesse norme sulla prescrizione non sono state valutate attentamente: non si è tenuto conto, ad esempio, dei numerosi casi di sospensione del decorso della prescrizione, né della proroga dei termini massimi sino ad un anno, con ordinanza del giudice, per il caso di procedimenti complessi per reati gravi. Non a caso il capo dello Stato aveva chiesto al Csm di valutare l'intera proposta e non solo l'articolo sulla prescrizione.

Questa riforma non è solo un banco di prova per il governo. Lo è anche per la magistratura le cui capacità di decisione sono fortemente valorizzate. La magistratura deve scegliere. Può arroccarsi a difesa dell'esistente, ascoltando le suggestioni di chi vuole utilizzarla come testa d'ariete contro il governo. Oppure può utilizzare le sue straordinarie competenze per essere parte attiva e costruttiva del processo di riforma. La seconda strada la aiuterebbe a superare le imbarazzanti diatribe interne e a ricostruire un rapporto di fiducia con i cittadini.

 

 

 

 

 

 

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