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Un popolo di invisibili: senza residenza e senza diritti PDF Stampa
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di Damiano Aliprandi


Il Dubbio, 23 luglio 2021

 

C'è un sottobosco di popolazione che è senza residenza. E senza di essa, si è senza diritti. Ciò diventa ancora più problematico ai tempi di pandemia, perché vuol dire avere diritto al medico, alle cure di base e al sistema sanitario nazionale. Per questo l'organizzazione umanitaria ActionAid lancia la campagna # DirittiInGiacenza per denunciare che "troppo spesso nel nostro Paese l'esclusione dalla residenza è discrezionale, illegittima e discriminatoria verso le persone più fragili, sia italiane che straniere".

Nella giornata ieri, gli attivisti hanno "invaso" piazza Montecitorio a Roma con pacchi vuoti restati "in giacenza", tornati al mittente per mancanza di indirizzo, simbolo dei diritti sospesi. Un'azione dal forte impatto visivo denuncia un problema sommerso e sconosciuto che accomuna italiani indigenti e migranti, la fascia della popolazione più fragile che spesso vive in condizioni abitative precarie e senza titoli di possesso delle proprie case e che subisce gli effetti più gravi della negazione di diritti fondamentali.

Senza residenza, vuol dire vivere in uno stato di incertezza. La campagna lanciata da ActionAid denuncia che questa fetta di popolazione subisce discriminazione nell'accesso ai vaccini, avere problemi per la mensa scolastica e il bonus libri dei propri figli. O difficoltà ad accedere ai sussidi, ai buoni spesa Covid e all'assistenza sociale. E ancora non votare, spesso non poter rinnovare il permesso di soggiorno, essere costretti a registrarsi come senza fissa dimora.

È quanto sperimenta un numero imprecisato di persone italiane e migranti in Italia, oltre 300mila stimati solo quelle di origine straniera (Dati Ismu), che resta escluso dall'anagrafe. È la discriminazione invisibile che subiscono le persone che non riescono ad iscriversi all'anagrafe e i cui diritti, non esercitati, restano appunto "in giacenza". Assenza di dati verificabili da parte delle istituzioni non permettono di conoscere l'ampiezza reale di una parte importante della popolazione sul nostro territorio. Con la campagna # DirittiIn-Giacenza, gli attivisti di ActionAid vogliono denunciare che troppo spesso nel nostro Paese l'esclusione dalla residenza è discrezionale, illegittima e discriminatoria verso le persone più fragili.

Chi è escluso dall'iscrizione anagrafica è, nella maggior parte dei casi, impossibilitato a esercitare, com'è detto, alcuni diritti fondamentali. In alcuni casi questo legame è definito dalla legge, come nel caso del diritto di voto, per il quale l'iscrizione alle liste elettorali è strettamente connessa alla registrazione della residenza. In altri casi, di per sé, la residenza non dovrebbe essere un prerequisito per l'esercizio del diritto o per l'accesso a un servizio ma, nella prassi, molte amministrazioni pubbliche tendono a vincolare - anche quando non previsto dalla legge - l'erogazione dei servizi alla pregressa iscrizione anagrafica. In assenza di residenza, in sostanza, i diritti negati sono molteplici.

 

Ecco perché si viene esclusi dall'anagrafe

 

L'art. 43 del codice civile stabilisce che "la residenza è nel luogo in cui la persona ha la dimora abituale". Si tratta di una definizione molto chiara e semplice. Non può essere di ostacolo alla iscrizione anagrafica la natura dell'alloggio, quale ad esempio un fabbricato privo di licenza di abitabilità o non conforme a prescrizioni urbanistiche, roulotte, presenza o meno di un contratto regolare di proprietà o locazione. Nonostante questo, il legislatore negli anni ha escluso dall'anagrafe specifici gruppi sociali con finalità "punitive" - ad esempio i richiedenti asilo con i Decreti Sicurezza del primo Governo Conte - e prima ancora l'art. 5 del "Piano Casa" del 2014, nato per contrastare le occupazioni abusive, ha di fatto posto delle barriere insormontabili per migliaia di persone.

Per le persone straniere la situazione è ancora più grave: molti uffici non registrano le dichiarazioni di residenza presentate dai cittadini stranieri con il permesso di soggiorno in fase di rinnovo, conversione o rilascio, una procedura illegittima molto diffusa. Numerosi i casi di errori burocratici. Per sfuggire all'invisibilità chi è escluso dalla residenza è costretto a ricorrere alla cosiddetta iscrizione fittizia, cioè iscriversi come senza fissa dimora. Una soluzione difficile e che toglie dignità alle persone perché richiede un colloquio preliminare con i servizi sociali e ha tempi di gestione lunghissimi. La situazione ha creato anche un "mercato delle residenze", laddove si è costretti ad acquistare la possibilità di essere registrati presso un appartamento nel quale non si vive. L'organizzazione ActionAid ha condotto un sondaggio su 23 associazioni del Terzo settore impegnate nella tutela dei diritti delle persone migranti, dei senza dimora e dei più vulnerabili, per verificare quanto il problema sia diffuso e radicato nei diversi territori. Risulta che Il 48% di queste testimonia che sono le persone straniere che più spesso vedono negata la residenza. I migranti vivono infatti più spesso in condizioni di povertà economica e abitativa e in alloggi ritenuti (illegittimamente) non idonei per l'iscrizione anagrafica (ad es: affitti non registrati, case con molte persone presenti, ecc).

Secondo ActionAid, il personale degli uffici anagrafici non formato, barriere linguistiche, difficoltà delle pratiche burocratiche, discrezionalità e discriminazioni sono le cause principali che senza l'intervento diretto e la presa in carico delle associazioni non sarebbero superati. Per il 62% delle associazioni sono proprio le persone migranti a subire gli effetti più gravi e di forte impatto dell'esclusione dall'anagrafe.

Un problema comune a Nord, Centro e Sud d'Italia dove emerge chiaramente la difficoltà di assistenza per i lavoratori e i braccianti agricoli. Nelle comunità dove non sono presenti Ong, associazioni e sindacati non c'è nessuna forma di sostegno e orientamento legale. E allora che fare? Secondo ActionAid, è necessario che la Politica e le istituzioni invertano la rotta e garantiscano il diritto all'iscrizione anagrafica senza discriminazioni. In attesa che - come l'organizzazione auspica - venga abolito l'articolo 5 del Piano Casa, le amministrazioni locali possono mettere in campo alcune misure.

Quali? Rendere omogenee le prassi applicate negli uffici anagrafici e azzerare ogni prassi non conforme alla normativa. Oppure cessare ogni prassi non conforme in relazione alla richiesta del titolo di godimento dell'immobile. O ancora: restringere l'ambito di applicazione dell'art. 5 del decreto legge 47/ 2014 e favorire la deroga indicata nel comma 1 quater dell'art. 5, secondo il quale "il sindaco, in presenza di persone minorenni o meritevoli di tutela, può dare disposizioni in deroga a quanto previsto ai commi 1 e 1- bis a tutela delle condizioni igienico- sanitarie", così come attuato dal sindaco di Palermo nel 2019, che ha autorizzato l'iscrizione anagrafica in base a questa specifica previsione.

Altra raccomandazione è quella di allineare le procedure per l'iscrizione anagrafica per le persone senza fissa dimora al contenuto della legge, consentendo loro la possibilità di fornire autodichiarazioni, dichiarazioni di esercenti commerciali, di associazioni, etc., nell'ambito delle tempistiche e con le modalità definite dalla legge. Inoltre si propone di incentivare la formazione interculturale dei funzionari d'anagrafe e rendere effettiva la registrazione telematica dell'iscrizione per tutti gli interessati.

 

 

 

 

 

 

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