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Londra, italiani detenuti nei Centri di accoglienza: "Dopo Brexit vietato entrare per lavoro" PDF Stampa
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di Francesco Guerrera

 

La Repubblica, 9 maggio 2021

 

Decine gli europei imprigionati ed espulsi: "Dietro le sbarre senza effetti personali e cellulare". Almeno una dozzina di italiani fermati alla frontiera britannica, detenuti in centri di accoglienza per migranti "con sbarre alle finestre e cellulare ed effetti personali sequestrati" e infine espulsi. Motivo, stando alle autorità del Regno Unito: volevano entrare per lavorare oltremanica senza un visto. È la cruda realtà della Brexit, dall'entrata in vigore il 1° gennaio scorso, che ha capovolto il regime migratorio precedente, quando si poteva prima entrare nel Regno Unito e poi cercare un lavoro. Oggi non è più così: in vigore c'è un "sistema a punti" di tipo australiano per cui bisogna avere già un impiego e le qualifiche giuste prima di trasferirsi oltremanica. "Basta corsie preferenziali per gli europei!", ha tuonato più volte la ministra dell'Interno, Priti Patel. Ma non tutti sembrano esserne coscienti.

Secondo stime apprese da Repubblica da fonti diplomatiche, in realtà gli italiani detenuti alla frontiera perché ritenuti irregolari "sembrano essere almeno il triplo" di coloro che si sono rivolti al Consolato di Londra. Ma il caso non si limita ai nostri connazionali. Secondo Politico, ci sarebbero diverse decine di cittadini Ue fermati dalla border police britannica dal 1° gennaio 2021, e poi trasferiti e detenuti anche per giorni in centri di accoglienza per migranti e richiedenti asilo.

Gli italiani coinvolti che abbiamo provato a contattare non vogliono parlare. Secondo fonti diplomatiche, sarebbero rimasti "al massimo per 12 ore in questi centri, grazie ai voli frequenti tra Italia e Regno Unito". Ad altri europei è andata peggio. Il 26enne greco Sotirios Konstantakos ha riferito al quotidiano Ta Nea di esser stato tenuto per giorni "in una stanza con le sbarre alla finestra, senza riscaldamento, con gli effetti personali e cellulare sequestrati. Ero disperato". Alla fine è intervenuto l'ambasciatore in persona per farlo tornare in Grecia. Un'anonima 25enne spagnola, invece, arrivata da Valencia il 3 maggio, ha riferito a Politico delle stesse condizioni e a causa di un cluster di Covid nel centro è stata messa in autoisolamento per 10 giorni.

Interpellato da Repubblica, il ministero dell'Interno britannico ha risposto che "i cittadini Ue sono nostri amici e hanno il diritto di restare se residenti nel Regno Unito prima del 31 dicembre 2020. Chi è arrivato dopo deve invece dimostrare di averne diritto e attenersi alle nuove regole comunicate in ogni Paese Ue, nella propria lingua". Sulle condizioni degli ospiti dei centri, l'Home Office ci ha rimandato a linee guida che però non parlano né di sbarre, né di sequestro dei cellulari. A quanto si apprende, l'Home Office sta lavorando con urgenza su questi casi.

Ma c'è un altro problema, e cioè gli italiani ed europei che, senza visto, riescono ad entrare illegalmente nel Regno Unito per lavorare, senza conoscere i rischi cui vanno incontro. Cristina Tegolo, responsabile della associazione "Settled" che segue i migranti post Brexit in Gran Bretagna, ci riferisce che ci sono già "diverse segnalazioni" su cittadini Ue che, entrati soltanto con il visto turistico, invece lavorano. Manuela Travaglini, avvocata a Londra e consulente dell'Ambasciata italiana su Brexit e diritti, ci spiega che non bisogna scherzare con il nuovo regime migratorio britannico: "Se un datore di lavoro, anche italiano, viene sorpreso ad assumere un irregolare rischia fino a 20mila sterline di multa per ogni lavoratore e fino a 5 anni di detenzione come deterrente. Il lavoratore irregolare invece viene espulso e, anche in questo caso, detenuto, in attesa di essere rimpatriato".

 

 

 

 

 

 

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