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Strage di studentesse a Kabul: "Attacco al futuro dell'Afghanistan" PDF Stampa
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di Giampaolo Cadalanu


La Repubblica, 9 maggio 2021

 

Almeno 55 vittime nell'attentato a una scuola nel quartiere Hazara, i Talebani negano ogni coinvolgimento, la scelta dell'obiettivo fa pensare all'Isis-Khorasan. In Afghanistan è vietato sognare: l'idea di un futuro è proibita, per i giovani e soprattutto per le donne. La speranza di un ruolo nel mondo si spegne in fretta, di fronte al fanatismo, resta solo il dolore. Lo dicono i corpi delle ragazze estratte dalla scuola Sayed-ul-Shuhada, nel quartiere di Dasht-e-Barchi, la zona abitata dalla minoranza sciita degli Hazara, a Kabul. Sono almeno 55, secondo i primi bilanci, le persone rimaste uccise in una serie di esplosioni, la cui dinamica deve essere ancora chiarita.

I feriti sono almeno 150, alcuni molto gravi. "Abbiamo già ricevuto 24 pazienti, tutti necessitano di cure chirurgiche, almeno una decina sono gravi. Una ragazza è arrivata già morta. Abbiamo dovuto chiamare staff aggiuntivo, infermiere donne e altri chirurghi. Le nostre sale operatorie lavoreranno tutta la notte", dice da Kabul il capo missione di Emergency, Marco Puntin. Nell'ospedale dell'ong italiana sono state portate molte delle ragazze ferite.

I primi rilievi, dice la locale Tolo tv, sembrano indicare che l'attacco sia partito con un'autobomba, seguita poi dal lancio di alcuni razzi. Quello che sin da subito è evidente, è che all'origine dell'assalto ci sia un odio radicale. Nessun ragionamento politico può servire a spiegare la visione di corpi di ragazzine coperti con veli d'emergenza, spesso smembrati dalla forza delle bombe. Ed è straziante la visione delle prime foto che arrivano, con gli ingenui oggetti di ogni giorno sparsi accanto ai corpi, la borsetta coperta di fumo o il fazzoletto a fiori macchiato di sangue: è il racconto di un sogno di normalità, destinato a non realizzarsi. Come dice la rappresentanza diplomatica europea: "È un attacco al futuro dell'Afghanistan".

La scuola colpita è un liceo che lavora su tre turni, separando i ragazzi dalle studentesse. Non sembra davvero un caso che l'attacco sia partito durante un turno in cui le aule ospitavano le ragazze. E per una volta, si può credere da subito alle parole di Zabihullah Mujahid, portavoce dei Talebani, che ha preso le distanze dall'attentato.

Al di là del momento particolare, in cui gli "studenti coranici" stanno pregustando l'ormai prossima partenza delle forze occidentali, è la scelta dell'obiettivo a chiarire che la mano assassina appartiene all'Isis-Khorasan. La sezione afgana dell'organizzazione fondata a suo tempo da Abu Musab al Zarqawi ha da tempo preso di mira la minoranza di credo sciita, colpendola soprattutto nella captale, a sottolineare una capacità militare che supera le difese governative e ancora di più si prende gioco di ogni accordo, più o meno esplicito, preso dai concorrenti della Jihad. Il messaggio di questo attentato è chiaro e aberrante: se i Talebani si sono "ammorbiditi", accettando un percorso di pace che vanta qualche accenno di condivisione, l'Isis-Khorasan rivendica la priorità della sua visione, quella più radicale, che considera gli sciiti come apostati. E che continua a chiamare sangue.

 

 

 

 

 

 

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