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Stati Uniti: a Chicago attivisti in piazza contro il "black site" della polizia PDF Stampa
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di Leonardo Rossi

 

Il Tempo, 2 marzo 2015

 

L'edificio Homan Square al centro delle polemiche per abusi e violenze sui detenuti. "Aprire un'inchiesta". Si tratta, probabilmente, del peggiore caso di abuso di potere da parte della polizia negli Stati Uniti. Più di 100 attivisti si sono riuniti a Chicago per chiedere un'inchiesta ufficiale e anche un'eventuale chiusura di Homan Square, l'edificio in uso alla polizia della città, al centro del caso peggiore di abusi incostituzionali che si sia registrato negli ultimi vent'anni. Così grave da aver dato vita a un movimento che si chiama #Gitmo2Chicago. È stato il giornale inglese Guardian a scoprire l'orrore. È riuscito a entrare in contatto con alcune vittime che hanno raccontato degli abusi e delle detenzioni, durante le quali è stato loro precluso il diritto basico di contattare il proprio legale o perlomeno i familiari.

Il gruppo di manifestanti è variegato. Proprio come in Italia. Si contano gli Anonymous e i Black Lives Matter che spingono perché si renda pubblico l'accesso all'edificio della polizia. La folla si è rivolta a gran voce direttamente al sindaco: Rahm Emanuel, che sta, tra le altre cose, correndo per una nuova rielezione, con una campagna elettorale estesa anche a una possibile riforma della polizia; questo non importa alla folla, lei vuole dal sindaco la verità.

"Il sindaco Emanuel dice "credeteci, stiamo facendo la cosa giusta". Dice l'attivista Andy Thayer della Gay Liberation Network, riferendosi al briefing che il sindaco ha tenuto, proprio riguardo quello che sta accadendo, giovedì scorso. "Mi dispiace, signor sindaco, ci hai mentito molto riguardo ad altre cose, noi non ci beviamo più quello che dici - continua Thayer - non crediamo per niente che in questo palazzo (riferendosi alla sede della polizia ndr) siano state fatte cose eccellenti". "Vogliamo - conclude - che sia chiuso subito".

Il sindaco, che era impegnato in un rally elettorale che lo ha visto incontrare più di 50mila elettori in un solo giorno, non ha detto nulla riguardo Homan Square questo sabato. Per molti manifestanti questo è un "black site" della CIA. Durante questa settimana il Guardian non ha mollato per un solo secondo il posto. Lo scoop era troppo grande. In Usa si stanno usando metodi nazisti per estorcere confessioni. Una lunga serie di avvocati ha dichiarato al giornale inglese che la polizia detiene per lunghi periodi le persone dentro Homan Square, senza il diritto di poter contattare i propri legali o le loro famiglie. Molti di loro dicono di essere stati abusati e malmenati.

Travis McDermott, uno tra i leader che hanno organizzato la manifestazione di sabato, parla riguardo al Ndaa (National Defense Authorization Act), cioè di un documento che autorizza i militari a detenere persone che sono sospettate di azioni terroristiche. Il problema, secondo McDermott, è proprio l'esistenza del Ndaa che autorizza l'uso di edifici orrendi come questo. "Il problema principale - ha spiegato - è quando all'individuo viene tolto il potere politico per contratto - non c'è paura di controllo, non c'è speranza che si autoregolino.

Loro possono negarlo, e quindi è una battaglia sulla fiducia: tra chi l'ha visto e vissuto e chi, invece, lo protegge. McDermott dice di volere delle risposte vere, serie e conclusive riguardo a Homan Square, non semplici alzate di spalle. "Il nostro scopo è arrivare a tenere in mano la smoking gun la prova ufficiale". Dice al giornale. "Perché l'onere della prova per ora sta nelle mani della polizia di Chicago". Brian Jacob Church è stato il primo detenuto a uscire allo scoperto parla al Guardian riguardo ciò che gli era successo dentro il sito. Non potendo partecipare alla manifestazione ha chiesto a McDermott di leggere una dichiarazione, scritta da lui stesso.

Lui era uno di cosiddetto "Nato Three", che ha attraverso la città per protestare contro il summit del 2012 della Nato. Church è finito detenuto per 17 ore a Homan Square, prima di essere accusato e condannato a due anni di galera, solo per aver partecipato, a quanto sembra, a una manifestazione. "Voi oggi siete qui per manifestare - c'è scritto nella sua dichiarazione - perché i diritti umani fondamentali sono stati messi in saldo al mercato". "Sentiamo che queste cose accadono sempre negli altri paesi - ha continuato a leggere McDermott - ma non ci aspettavamo che succedesse da noi".

Vetress Boyce, candidata come assessore per il 24° distretto di Chicago, dice che le comunità della città sapevano perfettamente della inclinazione all'uso della violenza da parte delle forze dell'ordine. Lei ha dichiarato di partecipare di cuore insieme ai manifestanti, chiedendo un'inchiesta lucida e pubblica sul caso che lei definisce di "tortura".

"Il problema è che abbiamo smesso di marciare quando ce n'era bisogno: abbiamo abbassato la guardia". Ha detto Il reverendo Gregg Greer, della Southern Christian Leadership Conference, ha chiesto a tutti gli altri che sono finiti dentro Homan Square di farsi avanti. "Se il Dipartimento di polizia di Chicago non ha niente da nascondere - ha detto Greer - allora apra le porte".

La polizia ha rifiutato di rilasciare ogni commento, fin dall'inizio dell'indagine del Guardian. In una nota, rilasciata a più giornali martedì scorso, il Dipartimento ha dichiarato che "tutto era secondo le norme, leggi e linee guida, riguardo ogni possibile interrogatorio di sospetti o testimoni".

Senza dire nulla riguardo ai modi con i quali i detenuti potessero contattare i loro avvocati, sempre nella stessa nota è scritto: "Se il legale avesse avuto un cliente dentro Homan Square, non ci sarebbe stato nessun problema a farglielo visitare". "Spero torniate tutti ancora - ha continuato Greer - e la prossima settimana, di mattina, lo abbatteremo se necessario. Perché dobbiamo farlo? Per la nostra libertà".

A questo punto la folla ha cominciato a urlare contro la polizia. A fine giornata, molti pensano di tornare domenica per organizzare una manifestazione lunedì vicino all'ufficio del sindaco Emanuel. Intanto Anonymous ha assicurato che comincerà una guerriglia informatica contro Homan Square. Insomma, la situazione si fa incandescente. Si profilano scontri tra la polizia e i cittadini di Chicago, stanchi dei metodi da Gestapo che le forze dell'ordine spesso usano contro sospetti e testimoni.

 
Stati Uniti: "via i criminali di guerra bosniaci", la giustizia non fa sconti PDF Stampa
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di Francesco Semprini

 

La Stampa, 2 marzo 2015

 

Saranno espulsi 150 cittadini riconducibili a stragi compiute nei Balcani La prima volta che il nome di Slobodan Mutic viene menzionato in un documento delle autorità americane è il 25 febbraio 2008. Si tratta di un cablogramma riservato del dipartimento di Stato, che contiene il resoconto di una visita di funzionari del ministero di Giustizia Usa in Croazia.

Al paragrafo otto vengono elencati nove nomi, nove cittadini serbo-bosniaci immigrati negli Usa, tutti sospettati dalle autorità di Zagabria di essere criminali di guerra. Mutic è ritenuto il carnefice di una coppia di civili croati uccisi durante il conflitto nei Balcani, e l'autore di violenze perpetrate nell'ambito della sistematica pulizia etnica condotta durante la guerra. In quel memo si chiede di emettere un ordine di estradizione nei suoi confronti, entro 90 giorni.

Quasi tre anni dopo il cablogramma diventa di dominio pubblico con lo scandalo Wikileaks, ma Mutic risiede ancora in Ohio dove lavora in una fonderia di Akron. Continua a essere un immigrato apparentemente qualunque, come gli altri 150 concittadini della ex Jugoslavia nei cui confronti è stata avviata procedura di estrazione, nell'ambito di una gigantesca inchiesta condotta dalle autorità giudiziarie Usa, in coordinamento con quelle dei Paesi dei Balcani.

Dieci annidi indagini L'inchiesta ha mosso i primi passi oltre dieci anni fa, quando le autorità federali del Massachusetts ordinarono l'arresto di Marko Boskic, cittadino serbo-bosniaco fermato con l'accusa di aver mentito sui suoi trascorsi militari durante la disgregazione della ex Jugoslavia e la guerra dei Balcani. Viene accusato di essere l'autore di esecuzioni nella regione di Srebrenica, e quindi deportato in Bosnia dove è condannato a dieci anni di prigione. Ma Boskic è solo la punta dell'iceberg, visto che come lui, ovvero di cittadini dal nome slavo e trascorsi con crimini di guerra, cene sono tanti altri negli Usa.

Sono giunti nella seconda metà degli Anni 90, senza essere intercettati dai radar della Giustizia, "mimetizzati" nella grande onda di profughi che lascia i Balcani a causa delle persecuzioni. Almeno 150 persone che - secondo le autorità Usa - si sono macchiate di crimini di guerra e attività di "pulizia etnica" durante le ostilità nella ex Jugoslavia. Ex soldati o affiliati a gruppi paramilitari riconducibili al leader serbo Slobodan Milosevic, che si sono integrati perfettamente nella società Usa, come ad esempio un allenatore di una squadra di calcio della Virginia, diversi impiegati di società private in Arizona, e quattro dipendenti di casinò di Las Vegas.

La maggioranza sono coinvolti nel peggior massacro compiuto dalla Seconda guerra mondiale, quello di Srebrenica del 1995, dove le forze serbo-bosniache hanno sterminato circa ottomila musulmani completamente indifesi. Un atto di "genocidio", secondo la definizione data dall'Onu nel 2004.Non solo di origine serba sono tuttavia i 150 cittadini finite nelle maglie della Giustizia e destinati alla estradizione. Come la croata Azra Basic, ad esempio, una donna del Kentucky con trascorsi come guardia carceraria in un centro di detenzione. È stata arrestata perché accusata di aver compiuto, proprio nel corso del suo servizio in guerra, torture nei confronti di prigionieri serbi, e di averli costretti a bere benzina e sangue umano. Edin Sakoc, musulmano bosniaco, è stato invece condannato per stupro, duplice omicidio e incendio doloso nei confronti di serbi nel 1992.

L'inchiesta, condotta osservando la massima riservatezza da parte delle autorità Usa, è destinata ad allargarsi, secondo quanto riporta il "New York Times". La Giustizia americana avrebbe individuato almeno 300 persone riconducibili ad atti criminali compiuti durante la guerra nei Balcani. Ma i sospetti potrebbero arrivare finanche a 600 man mano che gli inquirenti raccoglieranno altra documentazione. "Più scaviamo, più prove siamo in grado di raccogliere", avverte Michael MacQueen, esperto della Immigration and Customs Enforcement, che ha guidato diverse indagini per conto della sezione "crimini di guerra" dell'agenzia. Ciò che invece non è chiaro è quando potrebbe avvenire la deportazione, visto che a causa delle lungaggini giudiziari, in alcuni casi gli ordini potrebbero non diventare esecutivi prima del 2019.

 
Giustizia: noi, illusi dello Stato di diritto, diciamo grazie al Governo Pd PDF Stampa
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di Tiziana Maiolo

 

Il Garantista, 1 marzo 2015

 

Hanno preso carta e penna, hanno aperto il portafoglio e hanno comprato mezza pagina del Corriere della sera. Non gliela volevano pubblicare, perché diceva così: "Il Parlamento ha finalmente approvato la legge sulla responsabilità civile dei magistrati.

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Giustizia: punire qualche magistrato... per educarli tutti quanti PDF Stampa
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di Furio Colombo

 

Il Fatto Quotidiano, 1 marzo 2015

 

Chi dispone di denaro e buoni avvocati potrà minacciare il magistrato, che rischierà a sua volta di essere giudicato per buone o cattive ragioni. Propongo al ministro della Giustizia Orlando, a cui riconosco una indiscutibile onestà e una profonda incompetenza, di inviare il testo della infausta legge appena approvata dalla Camera (con cui chi ne ha i mezzi può tenere a bada i magistrati e respingere la sentenza) ad un giurista americano, chiunque, ma con un limite di credibilità e di valore.

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Giustizia: i falsi rischi dei magistrati e il fallo di reazione PDF Stampa
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di Cataldo Intrieri

 

Il Garantista, 1 marzo 2015

 

Due iniziative di legge del governo Renzi uniscono nella protesta avvocatura e magistratura. L'approvazione della nuova legge sulla responsabilità civile ha suscitato nella magistratura quello che in gergo calcistico si chiama fallo di "frustrazione", una reazione dettata da emotività e dal contraccolpo psicologico, piuttosto che da un reale pericolo.

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