Lunedì 29 Novembre 2021
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage


sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

 

Login



 

 

Reggio Emilia: il vecchio Ospedale psichiatrico giudiziario di Via dei Servi di apre le porte PDF Stampa
Condividi

di Cristina Fabbri

 

Gazzetta di Reggio, 14 febbraio 2015

 

Oltre un secolo di follia e dolore, dal 1896 al 1991: l'Opg di via dei Servi ha mantenuto pressoché intatte le tracce del suo drammatico passato. I portoni robusti delimitano ogni cella. Dagli spioncini pare di scorgere ancora gli internati. Alle finestre ci sono spesse inferriate di ferro: fuori la luce è quasi accecante, doveva esserlo anche a quel tempo, quando il "fuori" pareva un sogno.

Nel lungo corridoio di ogni padiglione, sembra di sentire le urla, le stesse che i "vicini di casa" di allora dicevano di udire. Poi la bacheca con le chiavi degli uffici, delle cucine, dei cassetti, delle celle è ancora lì: ci sarà qualche guardia a custodirle? E i registri sul tavolo? Una cassaforte è chiusa a chiave: impossibile aprirla. Poi caldaie, lavandini enormi e tavoli riempiono il refettorio. Anche la cappellina è riconoscibile: vi è una croce sulla parete, croce che avrà sentito non si sa quante preghiere.

Ogni padiglione ha il suo luogo per l'ora d'aria: un'area cortiliva trasformata in campetto da calcio. Ci sono le porte disegnate e le panchine. Era il momento sicuramente più piacevole della giornata. Non mancano le torrette, da dove si monitorava dall'alto, e la casa del direttore. Doveva essere piuttosto inquietante stare lì, tra quelle mura, mentre fuori, a pochi passi, Reggio era viva. La via Emilia era piena di gente, i fedeli andavano a messa.

Il complesso dell'Opg - compreso tra il controviale della circonvallazione di viale Timavo, via dei Servi e via del Portone - per certi versi pare essersi fermato nel tempo. Per altri, il segno dei giorni, dei mesi e degli anni che l'hanno visto chiuso, si fanno sentire. Eccome. Piccioni morti, escrementi, materassi di qualche senzatetto, lavandini rotti, cappellina usata come deposito, pareti scrostate e porzioni di pavimento collassate. Infiltrazioni d'acqua, fili scoperti.

Ci sono anche resti di usi successivi: pannelli appesi al soffitto ricordano che in uno dei quattro padiglioni si è svolta una mostra; un bancone da bar ricorda serate e vita post Opg, un maxi schermo mostra che l'ex cappella per un periodo è diventata un cinema. Questo luogo trasuda dolore. Dolore per quello che è stato. Dolore perché ora è vuoto e chissà se troverà mai una seconda vita, auspicabilmente migliore.

Valerio Bussei, dirigente del Servizio infrastrutture della Provincia, e l'architetto Fiorenzo Basenghi, responsabile dell'Unità operativa del Patrimonio Storico ci spiegano un po' la sua storia. "L'imponente edificio - dice Basenghi - è nato come convento ad opera dei Padri della Missione e figura già esistente nel 1675". Le cose poi cambiarono nel 1796: "il convento venne incamerato dal Demanio e convertito in carcere correzionale poi, nel 1896, venne trasformato in Opg.

Nel primi decenni del 900 vennero costruiti quattro padiglioni quadrangolari e l'alloggio del direttore". Nel '91 sorse il nuovo Opg e fu la fine del vecchio. "L'ex Opg nel 2001 - ricorda Bussei - venne acquistato dalla Provincia per realizzarci degli uffici ma poi le cose cambiarono e la situazione attuale...beh la conosciamo tutti".

Negli anni sono stati fatti diversi interventi: "in particolare alla parte esterna, per evitare cadute di calcinacci o quant'altro". "Ad oggi - prosegue Basenghi - è stato dichiarato inagibile ed è stato inserito tra gli immobili da alienare, pur con diversi vincoli da rispettare". Ecco dunque che l'ex Opg aspetta un acquirente mentre resta lì, vuoto, freddo, trasudante di storia.

Che ne sarà dell'ex Ospedale Psichiatrico Giudiziario di vicolo dei Servi? "Vendesi" è la risposta. "Comprasi" non si sa. Il complesso, che è un pezzo di storia della nostra città, da tempo se ne sta chiuso lì, con ancora ben visibili i segni di quello che è stato, testimone silenzioso di un'epoca neanche troppo lontana. Prima convento, poi carcere correzionale e in seguito Opg fino agli anni 90, quando venne trasferito in via Settembrini, fuori dalle mura del centro.

Dal 2001 la proprietaria del complesso di vicolo dei Servi è la Provincia: lo acquistò per realizzarci degli uffici. Questo intervento sarebbe costato circa 20 milioni di euro. Poi tutto saltò. Seguì qualche apertura sporadica, tra visite guidate, serate di musica e mostre, ad esempio nel 2007 per Fotografia Europea. Fino al disuso totale. E ora le cose come stanno?

"Il periodo non semplice ci vede costretti a fare certe scelte - risponde il presidente Giammaria Manghi -, pensiamo dunque a una dismissione immobiliare, consapevoli che siamo di fronte a un pezzo di storia della nostra città". Insomma, le sorti dell'edificio situato dietro alla Basilica della Ghiara e vicino al palasport, vanno viste dentro la situazione attuale delle Province, "che hanno un'identità ridefinita e sono prive di ogni risorsa per realizzare interventi".

Ecco allora che - in un momento in cui gli Opg in Italia sono solo sei (uno di questi è a Reggio) e in vista della loro chiusura definitiva - l'ex Opg non conosce il suo destino a parte il fatto che "non sono previste azioni di recupero" per lui. Questo perché la Provincia "ha bisogno di effettuare una dismissione patrimoniale per fare cassa".

La superficie abitabile complessiva è di 6.945 mq e quella non abitabile di 5.020, per un totale di 11.965 mq. "Non sarà semplice vendere - incalza Manghi - è una struttura vasta, in una zona particolare essendo in pieno centro storico e recuperarla non è cosa facile. Chiamati a un piano di riorganizzazione obbligatorio, come Provincia opereremo per mettere la struttura a capitale al fine di recuperare risorse utili per fare investimenti sulle scuole, sulle strade e per la difesa del territorio, ad esempio per risolvere problemi di dissesto idrogeologico". Insomma, per questioni prioritarie.

Il valore della struttura è consistente, "diversi milioni di euro", e al momento "nessuno si è fatto avanti concretamente". O meglio "ci sono solo valutazioni informali in atto", conclude Manghi. Niente di scritto o deciso nero su bianco, in sostanza. Che qualcuno si sia fatto avanti con l'idea di recupero lanciata dal patron della Pallacanestro Reggiana Stefano Landi per il nuovo palasport? Non ci resta che stare a vedere. Al momento, su questo, bocche cucite.

Dal piano di fattibilità fatto con la Sovrintendenza, però sono più altre le ipotesi. Come evidenzia l'architetto Fiorenzo Basenghi responsabile dell'Unità operativa del Patrimonio Storico della Provincia: "Per l'ex Opg va rispettato il vincolo storico-architettonico cui è sottoposto, ovvero non può essere abbattuto ma restaurato e ristrutturato". Quindi cosa potrebbero sorgervi? "Ad esempio delle residenze, potrebbe diventare un centro sanitario, potrebbe essere usato per degli uffici o diventare un museo".

L'Ospedale Psichiatrico Giudiziario reggiano venne aperto nel 1896 per sottrarre al carcere chi aveva commesso reati ed era riconosciuto come folle. La legge del 1904 diede poi ai manicomi la responsabilità della cura di buona parte di quei pazienti, ricoverati in appositi reparti: è il caso del padiglione Lombroso al San Lazzaro. Le cose cambiarono col Codice Rocco (1930): tutte le persone prosciolte, impazzite in carcere, seminferme o in attesa di giudizio vennero ricoverate negli Opg. Al tempo del nazifascismo nel Carcere Dei Servi vennero imprigionati e torturati oltre 500 prigionieri . Da qui passarono anche i fratelli Cervi prima della loro morte. Si ricorda che Casa Cervi venne messa a ferro e fuoco dai fascisti la notte fra il 24 e il 25 novembre 1943.

I sette fratelli, il padre, Quarto Camurri, catturati, verranno portati al carcere dei Servi. Tutti gli stranieri, che in quella notte ospitavano in casa, verranno invece trasferiti alle carceri di Parma. I sette fratelli Cervi verranno poi fucilati senza processo all'alba del 28 dicembre 1943, al Poligono di tiro di Reggio, insieme a Quarto Camurri. La storia dei fratelli Cervi e quella di Quarto Camurri sono solo due esempi di quanto avvenne tra queste mura. Mura piene di storie che hanno segnato la storia della nostra città.

Quando il vecchio Ospedale Psichiatrico Giudiziario di vicolo dei Servi venne chiuso, nel 1991 i pazienti vennero trasferiti in via Settembrini. Ad oggi quello di Reggio è uno dei sei attivi in Italia. Ma nel 2010 una commissione del Senato, dopo una visita ai sei Opg, ne denunciò le condizioni inaccettabili. Ciò favorì la promulgazione nel 2012 di una legge che prevede il superamento degli Opg entro il 31 marzo 2013 e che ogni Regione provveda all'uso di Residenze per l'Esecuzione delle Misure di Sicurezza (Rems). Il termine per il superamento degli Opg è stato fissato, dopo una promulgazione, al 31 marzo 2015. Reggio si sta attrezzando in merito.

Alcuni riferimenti si hanno verso la metà del Settecento quando nel 1751 l'architetto Giambattista Cattani detto Cavallari ricostruisce il complesso conventuale e i padri chiudono a proprio vantaggio la parte terminale di via Franchi ove si apre anche l'odierno accesso. L'impianto assume una caratteristica forma ad "U" aperta verso sud e via del Portone. Una cortina edilizia costituita da fabbricati privati fronteggia il complesso in prospetto di via Chierici - ad est - che unisce appunto via dei Servi a via del Portone. Ancora nel 1760 si chiede licenza di costruire un atrio d'ingresso alla loro casa occupando altre dieci braccia circa di strada.

Nel 1796 il convento è incamerato dal Demanio convertito dapprima in carcere Correzionale ed in seguito adibito ad Ospedale Psichiatrico Giudiziario. Alcune planimetrie redatte dall'Ing. Pietro Marchelli nel 1852 ci documentano lo stato dei luoghi al tempo e un progetto di riduzione di parte dello stesso. Il catasto unitario di primo impianto del 1880 certifica l'area limitata verso ponente dalle vecchie mura urbane. L'espansione con i quattro corpi di fabbrica quadrangolari avviene nei primi decenni del Novecento.

I quattro padiglioni più recenti, organizzati in un piano rialzato, interrato e sottotetto, risultano definiti da murature perimetrali in elementi laterizi pieni e malta di calce, con strutture interne costituite da pilastri laterizi e sovrastanti volte con archi di rinforzo nell'interrato, setti laterizi con distribuzione scatolare con volte a botte centrale ed a crociera ribassata laterali al piano rialzato e da setti trasversali e pilastri nel sottotetto, con copertura ad orditure lignee con falde con distribuzione a padiglione. È da rilevare che le murature di fondazione risultano eseguite con ottima tecnica costruttiva, tendente a conservare integralmente le caratteristiche meccaniche originarie.

La palazzina residenziale denominata "ex alloggio del direttore" posta in fregio al complesso di antico impianto è caratterizzata da uno sviluppo planimetrico ad "L" tozza, con i lati principali rispettivamente pari a 17.50 e 12.10 metri ca.. In elevazione presenta un piano terra, due orizzontamenti praticabili, un terzo orizzontamento di sottotetto e l'impalcato di copertura, a due falde; risulta presente anche un livello interrato, che si sviluppa per solo una quota parte della pianta.

 
Lamezia (Cz): il Sindaco scrive al ministro Orlando "trovare una soluzione per il carcere" PDF Stampa
Condividi

Ansa, 14 febbraio 2015

 

Il sindaco di Lamezia Terme, Gianni Speranza, "dopo essersi rivolto nei giorni scorsi - è detto in un comunicato - al Capo Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria, Santi Consolo, e al Direttore generale del Dipartimento, Luigi Pagano, lamentando la mancanza di dialogo tra l'Amministrazione penitenziaria e la Città di Lamezia e la situazione veramente kafkiana verificatasi in cui il carcere non funziona dal 28 marzo dell'anno scorso allorquando i detenuti sono stati trasferiti altrove, ha scritto nuovamente al Ministro della Giustizia ed a tutti i parlamentari calabresi per sollecitare una soluzione positiva per la casa circondariale di Lamezia Terme".

"Le segnalo nuovamente - scrive Speranza al ministro Orlando - la situazione della casa circondariale della mia città. Da quando sono stati trasferiti tutti i detenuti presenti nella struttura, senza nessun intesa con le istituzioni locali e senza nessun preavviso, è quasi passato un anno e dopo le prime rassicurazioni nulla si è risolto: non è stato trasferito il Provveditorato regionale nei locali di proprietà dell'Amministrazione penitenziaria e, tra l'altro, da poco oggetto di significativi lavori di restauro, non è stata riavviata l'attività della casa circondariale, né si è provveduto a farne sede logistica della polizia penitenziaria".

"Già nella mia prima lettera - afferma ancora il sindaco di Lamezia - le chiedevo un intervento, cosa sollecitata anche nell'incontro avuto con il Sottosegretario Cosimo Maria Ferri e con il Provveditore regionale dell'Amministrazione penitenziaria, Salvatore Acerra, e addirittura ancora prima segnalata all'allora Capo Dipartimento, Giovanni Tamburino.

La nostra città, che è sede di Procura e Tribunale, e nel quale sono in corso processi rilevanti anche di criminalità organizzata, non ha quindi più né la sua casa circondariale, né un presidio adeguato dell'Amministrazione penitenziaria. I disagi per gli operatori e per i familiari dei detenuti sono evidenti e le ripercussioni negative sulla città altrettanto. So bene che soprattutto negli ultimi mesi le vicende politiche e istituzionali hanno conosciuto ben altre priorità. Ritengo però sia ormai arrivato il momento di prendere una decisione positiva rispetto ad una situazione che si trascina da troppo tempo". Ai parlamentari calabresi il Sindaco di Lamezia chiede "di sostenere le richieste dell'Amministrazione comunale e quelle dei sindacati affinché la città non perda un importante ed indispensabile presidio di sicurezza in un territorio così difficile".

 
Avellino: Uil-Pa; bombolette di gas esplodono in una cella, forse per tentativo di evasione PDF Stampa
Condividi

www.irpinianews.it, 14 febbraio 2015

 

Undici bombolette di gas del tipo usato per i fornellini da campeggio sono esplose questa mattina intorno alla 5.00 nella cella n. 8 del Piano Terra destro della Casa Circondariale di Avellino. Nella cella erano ubicati due detenuti e nelle operazioni di soccorso è rimasto lievemente ferito un agente penitenziario che espletava il turno notturno. Sul posto si è recato il Direttore del carcere, Paolo Pastena, ed è intervenuta anche una squadra dei Vigili del Fuoco.

Eugenio Sarno, Segretario Generale della Uil-Pa Penitenziari aggiunge: "Le cause dell'esplosione sono ancora tutte da accertare anche se pare farsi strada una pista dolosa, appalesata anche dai Vigili del Fuoco. Le bombolette, infatti, erano state accatastate in un luogo prospicente del muro della cella. Questo, ma è ancora tutto da verificare, potrebbe dar corpo anche all'ipotesi di un clamoroso tentativo di evasione.

Attendiamo gli esiti delle indagini per comprendere l'esatta dinamica dei fatti In ogni caso il personale in servizio è prontamente intervenuto per portare in salvo i detenuti e spegnere il principio di incendio. Proprio in questa fase - spiega Sarno - una bomboletta è esplosa procurando lievi ustioni e ferite ad un agente penitenziari che, dopo le prima cure presso l'infermeria del carcere, è stato trasportato in ospedale per ulteriori accertamenti. A lui vanno i nostri sentimenti di vicinanza e gli auguri di immediata guarigione".

"L'uso delle bombolette di gas è ordinario nelle strutture penitenziarie italiane. Esse sono in dotazione ai detenuti per consentire loro la preparazione dei pasti. Spero che questo episodio non dia la stura a strumentalizzazioni di sorta, come spesso è accaduto quando le bombolette sono state usate per compiere suicidi in cella o usate per inalare gas.

Piuttosto occorre chiedersi se non sia il caso di impedire un eccessivo accumulo in cella, ancor più in considerazione che ad Avellino i locali destinati alla preparazione dei pasti sono angusti e ricavati nei locali dei bagni. Purtroppo in quasi la totalità delle strutture penitenziarie italiane - sottolinea amaramente il Segretario Generale della Uil-Pa Penitenziari - i detenuti sono costretti a cucinare laddove vanno ad urinare o defecare. Questo per dire quanto in Italia siamo ancora lontani dal risolvere, in tema di dignità della detenzione, la grave questione penitenziaria".

 
Forlì: rinnovati i Protocolli di intessa per i Laboratori produttivi in carcere PDF Stampa
Condividi

www.forlitoday.it, 14 febbraio 2015

 

"Il rinnovo di questi Protocolli è una importante vittoria per tutto il nostro territorio - sottolinea Benvenuti - che si dimostra capace di lavorare in rete su un tema complesso come quello del carcere, ottenendo risultati concreti in termini di inserimenti occupazionali e obiettivi rieducativi".

Dentro e fuori dal carcere danno vita ai tre Laboratori, metalmeccanico, di cartiera e di recupero dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. Sono stati rinnovati i protocolli che permettono ai detenuti del carcere di Forlì di ritrovare il senso del dovere e della legalità. A sottoscriverli Davide Drei, presidente della Provincia di Forlì-Cesena; Raul Mosconi, assessore alle Politiche sociali del Comune di Forlì; Antonio Nannini, segretario generale della Camera di Commercio, Palma Mercurio, direttore della casa circondariale di Forlì; Lia Benvenuti, direttore generale Techne, Gianluca Vincenzi, presidente Unione Rubicone e Mare, e Fausto Pecci, responsabile Servizi Ambientali area Romagna di Hera Spa.

"I tre laboratori - spiega Mercurio - hanno occupato fin dal 2006 oltre 50 detenuti, dimostrandosi uno strumento importante di riscatto sociale per le persone in carcere, che si vedono offrire una seconda possibilità, imparano un mestiere e ritrovano il senso della giustizia". Il carcere di Forlì ospita ad oggi 110 persone, il 50 per cento delle quali è ancora in attesa di giudizio; possono entrare a far parte di iniziative rieducative e professionalizzanti quali i laboratori solo coloro che risultano con una pena definitiva. "Laboratori come questi - chiarisce Drei - non solo rappresentano un momento importante per il rinserimento dei detenuti nella vita sociale ma dimostrano anche che unendo profit e no profit si possono raggiungere risultati importanti per la comunità".

Metalmeccanica - Il laboratorio di metalmeccanica, Altremani, nato nel 2006, si occupa di assemblaggio per conto di Mareco Luce e Vossloh Schwabe che, dimostrando una forte responsabilità sociale, forniscono importanti commesse indispensabili alla sostenibilità del laboratorio stesso. Inoltre, Il Laboratorio che occupa attualmente 5 detenuti facenti capo alla Cooperativa "Lavoro Con" raggiunge quotidianamente indici produttivi soddisfacenti e una buona qualità nelle lavorazioni. Tra i firmatari anche la Cooperativa Sociale Lavoro Con; la Mareco Luce; Vossloh Schwabe; Direzione Territoriale del Lavoro; Unindustria Forlì-Cesena; Confcooperative Forlì-Cesena; e Techne Scarl.

Recupero rifiuti - Il Laboratorio di recupero Raee, nato nel 2009, si occupa del recupero di apparecchiature elettriche ed elettroniche che provengono dalle isole ecologiche del territorio. Il Laboratorio, gestito dalla Cooperativa sociale Gulliver, occupa un detenuto e svolge le sue attività all'esterno del carcere nella sede di Vecchiazzano della cooperativa. Tra i firmatari anche lìUfficio Esecuzione Penale Esterna di Bologna, la direzione territoriale del Lavoro di Forlì-Cesena, l'ufficio scolastico provinciale di Forlì-Cesena, l'Ausl della Romagna, la consigliera di Parità di Forlì Cesena, la Cooperativa Sociale Gulliver, Consorzio Ecolight, Cclg Spa, Cna Forlì-Cesena, Legacoop Romagna, Confcooperative Forlì Cesena, Techne Scarl. Concorrono poi alcuni partner trasversali che sono: Regione Emilia Romagna, Provveditorato regionale Amministrazione Penitenziaria di Bologna, Gruppo Hera Spa.

Mano Libera - Il laboratorio Manolibera, nato nel gennaio 2011, produce carta artigianale realizzata secondo una tecnica di lavorazione arabo-cinese del tutto naturale che si basa sullo spappolamento e l'omogenizzazione della carta di recupero. Ad oggi il laboratorio ospita 4 detenuti. Tra i firmatari del Laboratorio Manolibera l'amministrazione Penitenziaria del carcere di Forlì; la direzione territoriale del Lavoro di Forlì Cesena; il Comieco (Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica); la Cooperativa Cils; la Legatoria Berti Srl; e Techne scarl. "Il rinnovo di questi Protocolli è una importante vittoria per tutto il nostro territorio - sottolinea Benvenuti - che si dimostra capace di lavorare in rete su un tema complesso come quello del carcere, ottenendo risultati concreti in termini di inserimenti occupazionali e obiettivi rieducativi".

 
Monza: delegazione Lega Nord in visita al carcere "bisogna tutelare di più gli agenti" PDF Stampa
Condividi

di Jessica Signorile

 

www.monzatoday.it, 14 febbraio 2015

 

Agevolazioni e indennizzi per gli agenti della polizia penitenziaria e denuncia delle problematiche quotidiane: "C'è chi si interessa di far avere gli 8 euro al giorno ai carcerati e chi invece punta agli agenti". È questa la richiesta che arriva unanime dalla voce dei rappresentanti della Lega Nord del territorio che venerdì pomeriggio si sono recati nella casa circondariale di via Sanquirico a Monza, dove hanno incontrato i dirigenti della struttura e appurato con i loro occhi lo stato delle carceri nelle quali le guardie sono costrette ogni giorno a operare.

"Il senso della nostra visita qui oggi", ha esordito il segretario cittadino del Carroccio Federico Arena, "è quello di capire in che condizioni lavorano gli agenti della polizia penitenziaria, non denunciare lo stato in cui si trovano i detenuti".

"C'è chi si interessa di far avere gli 8 euro al giorno ai carcerati e chi invece punta agli agenti" ha spiegato Arena. La volontà di verificare personalmente le problematiche sollevate attraverso diverse segnalazioni e farsi tramiti di una denuncia di categoria per portare le istanze e le richieste provenienti dal territorio al governo o in regione e nei consigli comunali ha riunito a Monza l'onorevole Paolo Grimoldi, il capogruppo della Lega Nord in consiglio regionale Massimiliano Romeo e i consiglieri comunali del Carroccio Simone Villa e Alberto Mariani insieme al segretario monzese Federico Arena.

Tra i disagi denunciati ci sono i problemi strutturali legati alle caserme e alla mensa oltre alla questione degli alloggi di servizio in uso agli agenti che già in passato aveva suscitato polemica per la contrarietà degli agenti alla richiesta di un canone per l'utilizzo. Nello specifico caso della mensa invece si lamenta un servizio al ribasso che non tiene conto della qualità dei pasti consumati e la presenza di infiltrazioni in diverse aree del locale.

L'impegno che la Lega Nord ha deciso di assumersi a livello comunale è la richiesta in sede di consiglio di agevolazioni per gli agenti della polizia penitenziaria per garantire loro i medesimi benefici di cui godono le altre forze di polizia. Mentre per gli agenti penitenziari si chiedono maggiori tutele, affrontando il discorso detenuti i toni e le rimostranze cambiano registro. "La metà dei detenuti presenti all'interno del carcere, da quanto abbiamo visto oggi, sono immigrati" ha dichiarato Grimoldi, sottolineando come i provvedimenti "svuota carceri" abbiano portato a una diminuzione di detenuti che si è tradotta in conseguenze negative in termini di "parametri di sicurezza e legalità sul territorio".

Secondo il consigliere comunale Mariani la facilità con cui malviventi arrestati e condannati vengono rimessi in libertà è direttamente collegata, dati sulla criminalità a Monza alla mano, all'aumento del numero di furti in città e in provincia. A non andare giù alla Lega Nord però c'è anche la questione relativa all'esenzione dal ticket prevista per i detenuti, che non pagano esami e visite indipendentemente dal reddito proprio o della famiglia. "Perché un cittadino onesto invece lo deve pagare?" - domanda il segretario cittadino Arena -"Questa esenzione non ha motivo di esistere per correttezza nei confronti della gente per bene".

 
<< Inizio < Prec. 13481 13482 13483 13484 13485 13486 13487 13488 13489 13490 Succ. > Fine >>

 

 

 

Federazione-Informazione




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it