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Milano: abusi nel carcere di San vittore, Pg chiede 7 anni e 4 mesi per l'ex Cappellano PDF Stampa
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Corriere della Sera, 5 marzo 2015

 

In primo grado don Barin era stato assolto per otto dei 12 stupri contestati e per atti osceni in luogo pubblico, ma condannato a 4 anni per altri 4 casi di violenza sessuale. Il sostituto procuratore generale Laura Barbaini ha chiesto 7 anni e 4 mesi di reclusione per don Alberto Barin, il cappellano di San Vittore accusato di 12 casi di violenza sessuale su detenuti ed ex detenuti extracomunitari per reati di microcriminalità.

La richiesta è stata avanzata ai giudici della prima corte d'appello davanti ai quali è stata impugnata la sentenza di primo grado da tutte le parti in causa: procura, imputato e parti civili. In primo grado don Barin era stato assolto da otto dei 12 casi di stupro contestati e dall'imputazione di atti osceni in luogo pubblico e condannato 4 anni di reclusione per altri quattro casi di violenza sessuale e per induzione indebita.

Il giudice per l'udienza preliminare Luigi Gargiulo il 28 marzo 2014 aveva inflitto con rito abbreviato una pena molto più bassa rispetto ai 14 anni e 8 mesi di carcere chiesti dai pubblici ministeri Daniela Cento e Lucia Minutella in parte perché aveva assolto il prete da otto accuse di violenza sessuale, in parte perché aveva derubricato le altre quattro imputazioni, riconoscendo all'imputato l'attenuante della lieve entità dei fatti contestati ed escludendo l'aggravante dell'abuso di autorità.

Ha poi motivato le assoluzioni con l'inattendibilità delle dichiarazioni rese da alcune persone offese che "non può essere desunta esclusivamente dalla circostanza che fatti in parte analoghi siano stati denunciati" come "commessi ai danni di più soggetti".

Secondo il Gup, infatti, "era fatto notorio che l'imputato avesse una propensione sessuale per le persone dello stesso sesso e, alcuni detenuti, platealmente provocavano l'imputato al fine di suscitare in lui insani impulsi sessuali".

Il Gup affermava, inoltre, che non c'è stato da parte di don Barin "abuso di autorità", perché il ruolo di cappellano nell'ordinamento riveste una funzione "di tipo esclusivamente religioso" e non una "posizione autoritativa". Secondo Barbaini, invece, da parte dell'imputato c'è stato abuso di autorità e ha chiesto alla corte di ritenere tale aggravante quantomeno equivalente all'attenuante della lieve entità riconosciuta da Gargiulo che la procura non ha il potere di impugnare. Ha chiesto poi di condannarlo anche per l'imputazione di atti osceni e induzione indebita.

 
Napoli: il 21 marzo prossimo Papa Francesco incontrerà i detenuti di Poggioreale PDF Stampa
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www.contattonews.it, 5 marzo 2015

 

Incontro con le persone del rione Scampia, un pranzo con i detenuti di Poggioreale, la venerazione delle reliquie di San Gennaro, un incontro con gli ammalati e uno con i giovani. Questo il programma di Papa Francesco della visita a Pompei e Napoli il 21 marzo prossimo. La partenza in elicottero dal Vaticano è prevista per le 7 di sabato 21 marzo. Alle 8.15 Papa Francesco pregherà all'interno del Santuario di Pompei. Poi il trasferimento a Napoli dove alle 9.30 si svolgerà l' incontro con la popolazione del rione Scampia e con diverse categorie sociali in piazza Giovanni Paolo II.

Alle 11 è prevista la concelebrazione eucaristica in piazza Plebiscito, dove Francesco terrà l'omelia. Alle 13, la visita alla Casa circondariale Giuseppe Salvia a Poggioreale e il pranzo con una rappresentanza dei detenuti. Alle 15 la venerazione delle reliquie di San Gennaro e l' incontro con il clero, i religiosi e i diaconi permanenti nel Duomo. Nel pomeriggio previsti anche l' incontro con gli ammalati nella Basilica del Gesù Nuovo (ore 16.15) e quello con i giovani sul lungomare Caracciolo.

"Vado per la strada, passo davanti al carcere e penso: eh, questi se lo meritano". Papa Francesco ha esemplificato così il "sentirsi giusto" che caratterizza molti cristiani, nell'omelia a Santa Marta di qualche giorno fa. Secondo il Papa sarebbe meglio invece dire a se stessi: 'Ma tu sai che se non fosse stato per la grazia di Dio tu saresti lì? Hai pensato che tu sei capace di fare le cose che loro hanno fatto, anche peggio ancora?". "Questo - ha spiegato nell'omelia di oggi alla Domus Santa Marta - è accusare se stesso, non nascondere a se stesso le radici di peccato che sono in noi, le tante cose che siamo capaci di fare, anche se non si vedono".

 
Genova: inaugura la mostra "Ricette da dentro", sarà aperta da domani fino al 15 marzo PDF Stampa
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Ristretti Orizzonti, 5 marzo 2015

 

"Spa Politiche di Donne" e Arci Genova (Settore Carcere e Diritti) organizzano per domani, venerdì 6 marzo alle ore 18 presso il Teatro Altrove (Piazzetta Cambiaso 1) la mostra "Ricette da dentro", nata all'interno da un laboratorio realizzato, nell'ambito del Progetto "Il ponte", presso la Sezione Femminile del carcere di Pontedecimo. In un universo di privazione, anche e soprattutto dei sensi, come quello carcerario, il cibo diventa un momento in cui affermare i propri gusti e il proprio saper fare. Nel quotidiano la preparazione del cibo diventa un modo per ricordare gli affetti, trasmettere agli altri una conoscenza pratica e condividere un piacere.

È nato così il progetto "Ricette da Dentro", un laboratorio, una serie d'incontri durante i quali le donne coinvolte nel progetto hanno raccontato le loro pietanze preferite, le modalità di lavorazione e preparazione e quali immagini e o ricordi siano evocate dalle ricette.

La ricetta e il cucinare diventano un pretesto per proporre l'idea che mangiare non sia solo nutrirsi ma che facciano parte di una sfera emozionale fondamentale nella vita di ciascuno di noi; preparare da mangiare, cucinare il cibo che consumeremo o il cibo che si andrà ad offrire diventa veicolo per prendersi cura di noi stessi e degli altri. Interverranno all'iniziativa Emanuela Musso, curatrice del laboratorio, Paola Ravera, Assessora Municipio I° Centro Est. Letture a cura di Antonella Sodina, Ida de Paoli e Antonella Lucattini. La mostra rimarrà esposta fino al 15 marzo. Ingresso libero.

 
Venezia: teatro in carcere con Pippo Delbono, incontrerà le detenute alla Giudecca PDF Stampa
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www.estense.com, 5 marzo 2015

 

Balamòs Teatro organizza un incontro di laboratorio con Pippo Delbono, venerdì 6 marzo alle 16 alla Casa di Reclusione Femminile di Giudecca, nell'ambito del progetto teatrale Passi Sospesi diretto da Michalis Traitsis, regista e pedagogo teatrale di Balamòs Teatro, in collaborazione con il Teatro Stabile del Veneto. La compagnia di Delbono è presente dal 4 all'8 marzo al teatro Verdi di Padova con lo spettacolo "Orchidee", mentre l'incontro di venerdì è riservato alle donne detenute.

Pippo Delbono, autore, attore, regista, è nato a Varazze (Sv) nel 1959. Negli anni 80 ha iniziato gli studi di arte drammatica in una scuola tradizionale che ha lasciato in seguito all'incontro con Pepe Robledo, un attore argentino proveniente dal Libre Teatro Libre. Insieme si sono trasferiti in Danimarca e si uniscono al gruppo Farfa, diretto da Iben Nagel Rasmussen, attrice storica dell'Odin Teatret e Delbono ha iniziato un percorso alternativo alla ricerca di un nuovo linguaggio teatrale. Si è dedicato allo studio dei principi del teatro orientale che ha approfondito nei successivi soggiorni in India, Cina, Bali, dove fulcro centrale è stato un lavoro minuzioso e rigoroso, dell'attore sul corpo e la voce. Nel 1987 ha incontrato Pina Bausch che lo ha invitato Wuppertaler Tanztheater, segnando profondamente il percorso artistico del regista.

Lo stesso anno ha creato il suo primo spettacolo, Il tempo degli assassini e in seguito: Morire di musica, Il Muro, Enrico V, La rabbia, Esodo, Itaca, Her Bijt, Il Silenzio, Gente di plastica, Guerra (e l'omonimo documentario), Urlo, Racconti di Giugno, Questo buio feroce, Grido (lungometraggio), La Menzogna, La Paura (lungometraggio), Blue Sofa (lungometraggio), Dopo la battaglia, Obra Maestra (opera lirica). Barboni è stato lo spettacolo che vede protagonista Bobò, un piccolo uomo sordomuto e analfabeta, incontrato casualmente in un laboratorio nel manicomio di Aversa, dove era rinchiuso per 45 anni.

Pippo Delbono ha riconosciuto in Bobò e nella sua capacità gestuale i principi del teatro orientale. Gli elementi che Delbono aveva appreso dopo lunghi anni di training erano presenti come dote acquisita in Bobò, un attore capace di accompagnare con precisione il suo gesto teatrale nella totale assenza di retorica. In seguito si sono aggiunti Nelson Lariccia, un ex clossard, e Gianluca Ballarè, un ragazzo down. Delbono ha motivato la scelta di questi attori, perché ritenuti tra i più capaci ed abili ad incarnare la sua visione poetica di un teatro basato sulle persone e non sui personaggi, un teatro non psicologico, lontano dai cliché insegnati nelle scuole e nelle accademie.

Gli spettacoli di Delbono non sono allestimenti di testi teatrali ma creazioni totali, gli attori sono parte di un nucleo che si mantiene e cresce nel tempo. Intorno a queste figure ed oltre alla presenza di Pippo Delbono e Pepe Robledo, si sono aggiunti anche gli attori Dolly Albertin, Margherita Clemente, Ilaria Distante, Simone Goggiano, Mario Intruglio, Gianni Parenti e Grazia Spinella. La compagnia Delbono, ha fatto tappa in più di cinquanta paesi e oggi rappresenta una delle più note realtà italiane teatrali nel mondo.

 
Roma: "Nessuno escluso", celebrare l'8 Marzo a teatro con opera dei detenuti di Rebibbia PDF Stampa
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Aaskanews, 5 marzo 2015

 

"Nessuno escluso". Ma davvero nessuno, neppure i detenuti del carcere romano di Rebibbia o quelli di Spoleto. Così il titolo dell'opera teatrale che andrà in scena l'8 marzo, festa della donna, presso il teatro San Gelasio di via Fermo Corni nel quartiere Tiburtino a Roma, servirà a ricordare un dramma dei nostri giorni: quello della violenza e del femminicidio, di cui, appunto, nessuno può dirsi escluso. A salire sul palcoscenico attori professionisti come Blas Roca Rey, Melissa Manna e Monica Rogledi, ma anche i detenuti delle Case di Reclusione di Rebibbia e di Spoleto, ed il gruppo di attori amatoriali del Circolo Unicredit. Con la regia di Patrizia Spagnoli. Artisti professionisti o "in prestito", che offriranno monologhi e storie di vita reale che raccontano la quotidianità della condizione della donna tra soprusi e violenze.

"Uno spettacolo teatrale che - sottolineano gli organizzatori - vuole essere un modo diverso per celebrare una festa che rischia di cadere negli stereotipi coinvolgendo diverse realtà sociali e coinvolgendo, operazione coraggiosa, coloro che la società l'hanno tradita violando le sue regole". Le scene trattano, così, temi forti come lo stupro, la violenza e l'indifferenza di chi assiste e decide di non intervenire.

"Siamo convinti - proseguono gli organizzatori dello spettacolo - che le persone possano cambiare superando l'astensione dalla vita e alimentando dentro di sé il piacere della contaminazione. Le donne dagli inizi degli anni 70 sono vissute come fenomeno antagonista dell'universo maschile. Si tratta di stereotipi difficili da modificare, perché le donne che lavorano, le donne che possono divorziare, le donne che possono abortire, le donne che possono vivere con tranquillità la propria omosessualità, rappresentano una rivoluzione culturale epocale. E, quindi, difficile da essere introiettata in soli quattro decenni. Ma la via è questa".

 
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