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Larino (Cb): detenuto chiude gli agenti in una stanza e tenta di evadere PDF Stampa
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www.isernianews.it, 5 marzo 2015

 

È accaduto lunedì notte: l'uomo ha anche ferito e aggredito i poliziotti ma è stato poi bloccato da altri agenti mentre tentava la fuga. Il sindacato lamenta troppe criticità all'interno della struttura. Ha tentato di evadere dal carcere di Larino, dove era appena stato portato dai Carabinieri che lo aveva arrestato, ma i poliziotti penitenziari sono riusciti a fermarlo in tempo. È accaduto nella notte tra lunedì e martedì e a darne notizie è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe.

Racconta Donato Capece, segretario generale del Sappe: "L'uomo era stato portato in carcere dal personale dell'Arma alle 2 di notte. Dopo le operazioni di rito da parte del personale (assai ridotto) della Polizia Penitenziaria, mentre veniva portato in cella, l'uomo ha aggredito repentinamente gli agenti e li rinchiudeva all'interno del Reparto, sottraendo loro anche le chiavi. I poliziotti, ancorché feriti, riuscivano a contattare gli altri agenti di servizio in carcere, che hanno rintracciato l'uomo all'interno della struttura detentiva e lo hanno immobilizzato, conducendolo in cella. Grazie alla professionalità dei Baschi Azzurri di Larino, dunque, una clamorosa evasione dal carcere è stata sventata in tempo.

Questo grave episodio deve però far riflettere sull'opportunità che gli arrestati vengono portati in carcere nelle ore notturne, quando il già esiguo personale di Polizia Penitenziaria è ridotto ai minimi termini e deve svolgere servizio contemporaneamente in più posti. In questi casi, sarebbe opportuno che gli arrestati passassero la notte in caserma, in guardina o comunque nei locali a disposizione delle forze dell'ordine che hanno operato l'arresto e venissero condotti in carcere al mattino successivo".

Il coordinatore regionale Sappe del Molise, Luigi Frangione, denuncia come "da tempo il Sappe ha rappresentato, al direttore del carcere ed ai vertici regionali dell'Amministrazione penitenziaria, la pessima organizzazione del lavoro nel carcere di Larino, dove sono molti - ben 42 - i poliziotti addetti ai servizi d'ufficio e alle cosiddette cariche fisse, con evidenti conseguenze negative per i servizi operativi e la sicurezza stessa dell'Istituto. Nulla è stato fatto! Si pensi che nella notte della tentata evasione un solo Agente di Polizia Penitenziaria era stato assegnato in più posti di servizio del carcere, consuetudine questa oramai consolidata a Larino dove accade spesso anche che, nei vari turni di lavoro, il personale del ruolo Ispettori e Sovrintendenti è assente, nonostante la buona consistenza numerica, e le funzioni di Sorveglianza generale del carcere devono quindi farle gli Assistenti Capo del Corpo".

Il Sappe, che sollecita le autorità regionali e nazionali dell'Amministrazione Penitenziaria ad assumere urgenti provvedimenti per sanare le troppe criticità del carcere di Larino, evidenzia che "nella struttura larinese si sono verificati, nel corso dell'anno 2014, 18 episodi di autolesionismo e 20 ferimenti".

 
Firenze: continuano le ricerche dell'internato dell'Opg di Montelupo in fuga PDF Stampa
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La Nazione, 5 marzo 2015

 

Tantissime le segnalazioni arrivate da mezza Toscana alla polizia penitenziaria e alle altre forze dell'ordine, ma nessuna che abbia portato a risolvere il caso. La direttrice dell'Opg: "Forse il pericolo è più per lui che per gli altri".

Sono proseguite senza esito per tutto il giorno le ricerche dell'internato di 45 anni fuggito ieri dall'ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino approfittando della temporanea assenza di tre operatori sociali che lo stavano portando in una comunità di recupero. L'uomo era stato internato all'Opg dopo che il 18 maggio 1999 aveva ucciso la madre nella loro abitazione di Galciana (Prato) ed esser stato conseguentemente condannato per omicidio.

Tantissime le segnalazioni arrivate da mezza Toscana alla polizia penitenziaria e alle altre forze dell'ordine, ma nessuna che abbia portato a risolvere il caso. La caccia all'uomo si è concentrata soprattutto, oltre che a Montelupo e sulle colline di Malmantile di Lastra a Signa, anche a Prato, Signa e Pistoia. Non si esclude che, non avendo con sé un telefono cellulare né soldi, qualcuno possa averlo ospitato.

"Non è assolutamente un'evasione e forse il pericolo è più per lui che per gli altri dato che si trova senza soldi, senza farmaci e senza i vestiti adatti. L'episodio va molto ridimensionato e c'è stato un allarmismo ingiustificato": ha detto oggi la direttrice dell'Opg Antonella Tuoni parlando con i giornalisti. Secondo la direttrice, "non si può parlare tecnicamente di evasione perché la persona si è allontanata dagli operatori sanitari ai quali era stata affidata. Questa persona doveva andare in una comunità terapeutica e non è la prima volta che si è allontanata dalle comunità terapeutiche dove era stata destinata. Diciamo - ha osservato la direttrice - che ha solo anticipato l'allontanamento dall'Opg".

Nel frattempo l'Asl 4 di Prato ha fornito una propria versione dei fatti: con il fuggitivo, è stato spiegato, c'erano due operatori sociali e l'autista del pulmino i quali avrebbero tenuto l'uomo sempre sotto la loro vigilanza. Secondo l'azienda sanitaria l'internato non sarebbe fuggito dal veicolo, ma si sarebbe allontanato all'interno del comando della polizia municipale di Montelupo Fiorentino mentre si trovava con gli operatori. Per i tre, conclude l'Asl 4, non è previsto venga preso alcun provvedimento, hanno fatto il lavoro che era stato loro richiesto.

 
Messina: sventata evasione Ospedale psichiatrico giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto PDF Stampa
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Agi, 5 marzo 2015

 

Un tentativo di evasione dall'Ospedale psichiatrico giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) è stato sventato dall'intervento di agenti della polizia penitenziaria, secondo quanto riferisce il segretario generale aggiunto del sindacato di categoria Osapp, Domenico Nicotra. Un detenuto, italiano, aveva già scavalcato la prima barriera quando è stato notato dal personale di custodia in prossimità dell'area esterna della struttura, e ricondotto immediatamente in cella dopo i controlli del caso. "Solo il pronto intervento del personale in servizio ha evitato che il reato si consumasse e che il detenuto lasciasse l'istituto", sottolinea Nicotra.

 
Viterbo: coltellate all'ora d'aria, detenuto a giudizio per tentato omicidio PDF Stampa
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www.tusciaweb.eu, 5 marzo 2015

 

L'asticella per tenere la retina del ping pong trasformata in arma quasi letale. È con quella che un detenuto del carcere Mammagialla fu colpito durante una cruenta lite nell'estate 2013.

Ora d'aria di un'afosa giornata di luglio. Scoppia una zuffa tra un gruppo di detenuti. La miccia si accende all'improvviso. Vecchi rancori, probabilmente, o antipatie nate all'interno del penitenziario. Il motivo non è chiaro, ma lo scontro è violento al punto che uno dei detenuti resta gravemente ferito. Perde sangue. Viene portato d'urgenza al pronto soccorso dell'ospedale Belcolle. Ha una ferita che sembra da arma da taglio.

L'arma, in realtà, è rudimentale: niente meno che una piccola sbarra di metallo per tenere su la retina del ping pong. Ma è appuntita come un coltello. A giudizio per tentato omicidio finisce un trentenne albanese. Il processo, ieri, è stato rinviato, in assenza dei testimoni, due medici intervenuti uno per curare il detenuto ferito, l'altro per la consulenza medico-legale sulle lesioni. Se ne riparla a novembre.

 
Vicenza: il Cappellano del San Pio X "il rischio è che il carcere palestra di criminalità" PDF Stampa
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di Roberto Cervellin

 

Il Gazzettino, 5 marzo 2015

 

Don Luigi Maistrello si sofferma sull'affollamento insostenibile della struttura: "Si rischia di mancare l'obiettivo rieducazione".

"In queste condizioni, il carcere rischia di diventare più una palestra di criminalità che una forma di rieducazione". Che la casa circondariale di Vicenza soffrisse di sovraffollamento è noto. Ma se a segnalarlo, con toni accesi, è il cappellano don Luigi Maistrello, dimostra che la situazione è ormai insostenibile.

Se n'è parlato nel quartiere dei Ferrovieri in occasione di un incontro nella sala parrocchiale, a cui ha preso parte, oltre a don Maistrello, il professor Luciano Carpo dell'Ufficio Migrantes della Diocesi. I dati parlano chiaro. A fronte di una capienza di 136 posti, nel carcere di San Pio X è stata riscontrata una presenza di 331 detenuti. Il triplo di quelli previsti.

"E l'84% sono migranti", ha detto Carpo, ricordando che l'ufficio pastorale ha avviato un percorso di educazione civica destinato alla reintegrazione di chi ha terminato di scontare la pena. "È fondamentale - ha aggiunto il cappellano - trovare altre forme di recupero, che permettano alle persone che hanno sbagliato di essere reinserite in maniera efficace nella società e le aiutino a non commettere più errori".

 
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