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Venezuela; eurodeputati chiedono rilascio immediato dei manifestanti arrestati PDF Stampa
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Il Velino, 13 marzo 2015

 

Strasburgo approva risoluzione in cui si chiede la fine della persecuzione politica e della repressione dell'opposizione democratica. Le autorità venezuelane devono rilasciare immediatamente tutti i manifestanti pacifici, studenti e leader dell'opposizione arbitrariamente detenuti per aver esercitato il loro diritto alla libertà di espressione e dei diritti fondamentali. È quanto si legge in una risoluzione approvata giovedì dal Parlamento europeo, che invita il governo guidato da Maduro a mettere fine alla persecuzione politica e alla repressione dell'opposizione democratica.

Nella risoluzione, approvata con 384 voti a 75, con 45 astensioni, i deputati chiedono alle autorità di rilasciare immediatamente Antonio Ledezma, Leopoldo Lopez, Daniel Ceballos. Il governo, aggiungono gli eurodeputati, deve anche creare un ambiente in cui i difensori dei diritti umani e le organizzazioni non governative indipendenti possano fare il loro legittimo lavoro di promozione dei diritti umani e della democrazia e garantire la sicurezza di tutti i cittadini, indipendentemente dalle loro opinioni politiche e affiliazioni. Gli eurodeputati sottolineano inoltre la particolare responsabilità del Venezuela, come membro non permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, a rispettare lo stato di diritto e del diritto internazionale.

 
Russia: caso Nemtsov, interrogata giornalista che ha denunciato torture su Azur Dadayev PDF Stampa
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Agi, 13 marzo 2015

 

Sarà interrogata oggi Eva Merkacheva, la giornalista del quotidiano Moskovsky Komsomolets e coordinatrice del progetto Gulagu.net che mercoledì ha denunciato che sarebbe stata estorta con la tortura la confessione del presunto assassino di Boris Nemtsov. Lo scrive il sito del Moskovsky Komsomolets, secondo il quale la donna sarà sentita in qualità di testimone nell'ambito del procedimento penale sull'omicidio dell'oppositore politico.

La giornalista aveva scritto che il ceceno Azur Dadayev, in carcere a Mosca e già incriminato, aveva subito abusi e pressioni per indurlo a confessare il delitto. Il comitato investigativo ha presentato una denuncia sia nei suoi confronti che di quelli dell'attivista Andrei Babushkin, che dopo aver fatto visita in carcere al detenuto hanno riferito sulla stampa quanto loro raccontato dall'uomo, il quale si professerebbe innocente nonostante il giudice abbia reso nota domenica la sua confessione. Babushkin, scrive sempre il Moskovsky Komsomolets, è stato già interrogato ieri in tarda serata. La redazione del giornale continua a sostenere l'illegittimità delle azioni del Comitato investigativo denunciando pressioni sulla giornalista in violazione all'articolo 144 del codice penale su "ostacoli alle legittime attività professionali del giornalista".

 
Iran: Onu; 753 persone giustiziate nel 2014, numero più alto in 12 anni PDF Stampa
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Aki, 13 marzo 2015

 

Inviato delle Nazioni Unite chiede rilascio 30 giornalisti e blogger in carcere, stop a limitazioni libertà espressione. Sono almeno 753 le condanne a morte eseguite in Iran nel 2014, il numero più alto in 12 anni. Lo denuncia l'inviato delle Nazioni Unite in Iran, Ahmed Shaheed, riferendo al Consiglio Onu per i diritti umani a Ginevra.

Illustrando i dati, Shaheed ha chiesto alle autorità iraniane di revocare la condanna capitale per reati legati alla droga o commessi in età minorile, e di rispettare di standard processuali riconosciuti a livello internazionale.

L'inviato dell'Onu ha quindi chiesto a Teheran di revocare le leggi che limitano le libertà di espressione e di stampa, di togliere il blocco imposto ad alcuni siti Internet e di rilasciare i 30 giornalisti e blogger dietro le sbarre dal maggio 2014.

Tra questi, anche il giornalista del Washington Post Jason Rezaian. Vanno annullate, ha continuato Shaheed, quelle leggi che "limitano la stampa, penalizzano l'espressione, limitano l'accesso all'informazione e danno luogo a continui arresti di esponenti della società civile e di membri di gruppi vulnerabili, comprese le minoranze religiose ed etniche".

"I giornalisti arrestati o processati sono spesso accusati di contatto con i media stranieri e sono presi di mira per aver criticato capi di governo o per aver discusso di questioni politiche delicate", ha detto Shaheed. Inoltre, ha continuato, "continua il blocco e il filtraggio di siti Web". "Va data alta priorità all'abolizione delle leggi che minacciano o violano i diritti riconosciuti a livello internazionale", ha scritto l'ex ministro degli Esteri delle Maldive Shaheed nel suo rapporto annuale di 81 pagine. A Shaheed è stato negato l'accesso all'Iran e il suo rapporto si basa su interviste condotte con persone contattate nella Repubblica Islamica o con esuli che vivono all'estero.

 
Iran: l'appello di Muhammad Ali "liberate il giornalista del Washington Post in carcere" PDF Stampa
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Aki, 13 marzo 2015

 

La leggenda del pugilato, Jason Rezaian è un uomo di pace. La leggenda del pugilato Muhammad Ali lancia un appello per la liberazione del giornalista del Washington Post Jason Rezaian, detenuto in Iran dal luglio dell'anno scorso. In una dichiarazione diffusa tramite il National Press Club di Washington e rilanciata dal Washington Post, Ali afferma: "Spero sinceramente che il governo e la magistratura iraniani pongano fine alla prolungata detenzione del giornalista Jason Rezaian e gli garantiscano l'accesso a tutte le vie legali".

Rezaian è stato arrestato a Teheran insieme alla 30enne moglie iraniana Yeganeh Salehi lo scorso 22 luglio. Jason, 38 anni, ha la doppia cittadinanza iraniana e statunitense e lavora dall'Iran dal 2008. La Salehi, che dal 2014 lavora come corrispondente del giornale The National dalla Repubblica Islamica, è stata liberata su cauzione a ottobre. Insieme alla coppia erano stati arrestati anche altri due reporter che sono stati poi rilasciati.

Le autorità iraniane non hanno mai chiarito per quale motivo il giornalista venga trattenuto nella famigerata prigione di Evin, a Teheran. Muhammad Ali, che raramente rilascia dichiarazioni pubbliche, descrive Rezaian come "un uomo di pace e di grande fede".

"Sono al fianco della sua famiglia - dice - dei suoi amici e colleghi nel loro impegno per la sua liberazione". Muhammad Ali, affetto dal morbo di Parkison, avrebbe dovuto partecipare all'evento in programma per oggi al National Press Club organizzato dal fratello di Rezaian per un nuovo appello per la liberazione del giornalista.

 
Cina: l'appello di Amnesty International per il rilascio di cinque attiviste arrestate PDF Stampa
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Agi, 13 marzo 2015

 

Le autorità cinesi devono immediatamente far cadere le accuse e rilasciare le cinque attiviste arrestate. È questo l'appello di Amnesty International che oggi in un tweet dall'account ufficiale ha chiesto alla Cina di rilasciare le attiviste arrestate nella Giornata Internazionale della Donna per le loro proteste contro le molestie sessuali e per i diritti delle donne.

Le cinque, Wei Tingting, Wang Man, Li Tingting, Zheng Churan e Wu Rongrong, sono state arrestate con l'accusa di aver "innescato liti e provocato problemi" e rischiano fino a cinque anni di carcere. Secondo alcune fonti, gli arresti sarebbero stati almeno dieci, con altre cinque donne rilasciate poco dopo.

I primi arresti erano iniziati già venerdì scorso, giorno successivo all'apertura dei lavori dell'Assemblea Nazionale del Popolo, che si svolge in questi giorni a Pechino fino al 15 marzo prossimo. La prima donna arrestata è Li Tingting, nota con lo pseudonimo di Li Maizi, a Pechino, contro i casi di violenza tra le mura domestiche. La stessa sera, l'arresto di un'altra attivista di Hangzhou, Wu Rongrong, sostenitrice dei diritti dei malati di Aids. Quest'ultima, secondo quanto si legge dal sito di Amnesty, domenica avrebbe chiamato un'amica in lacrime, una chiamata però interrotta subito dopo. Secondo alcune fonti sarebbe trattenute nella stazione di polizia di Haidian a Pechino.

 
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