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Firenze: fermato a Prato in un circolo Arci il detenuto dell'Opg sfuggito agli infermieri PDF Stampa
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di Simone Innocenti

 

Corriere Fiorentino, 8 marzo 2015

 

Alessandro Manca, paziente dell'ospedale psichiatrico, era ricercato da giorni. Nella notte l'avvistamento in un circolo Arci, nella zona di Grignano, da parte di alcune persone e la chiamata al 113. L'uomo è stato riportato all'Opg di Montelupo.

È stato rintracciato a Prato dalla polizia nella notte fra venerdì e sabato, Alessandro Manca, il paziente dell'Opg di Montelupo evaso martedì mattina dalla sorveglianza degli operatori sanitari che lo avevano in custodia. Quando gli agenti di polizia lo hanno trovato - alle 22.30 circa di ieri - era al circolo Arci "Cherubini" di Grignano (quartiere di Prato), dov'era in atto una festa per bambini. Il 113 era stato allertato da numerose chiamate di genitori, "preoccupati - come riferisce la polizia - per lo sguardo dell'uomo che continuava a fissare i bambini".

Tra i genitori c'era anche uno psichiatra che ha riconosciuto immediatamente Manca: indossava gli stessi abiti del giorno della fuga, appariva malnutrito. Appena rintracciato dagli agenti e portato fuori dal circolo l'uomo ha tentato di fuggire nuovamente, dando calci e pugni ai poliziotti, che lo hanno dunque ammanettato e condotto in questura.

L'uomo è stato poi riaccompagnato all'ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo. Nei giorni scorsi c'erano state alcune segnalazioni a San Gimignano e a Signa, alle porte di Firenze, poi rivelatesi inesatte. I carabinieri avevano anche controllato le abitazioni dei familiari dell'uomo, nel Pratese, non trovando però nessuna traccia.

L'uomo, 45 anni, originario di Prato, era scappato poco dopo le 10 di mercoledì mattina. Tre infermieri dell'Asl di Prato, secondo una ricostruzione confermata anche dall'azienda, dopo essere entrati nella sala d'attesa dell'ufficio della polizia municipale - secondo quanto ricostruito - hanno atteso che un vigile terminasse alcune incombenze con un'altra persona. Pochi secondo dopo, gli infermieri e l'uomo sono andati fuori.

Terminato con la persona, il vigile è andato fuori dato che non li vedeva entrare: li voleva chiamare. A quel punto gli accompagnatori gli hanno detto che era scappato correndo verso la piazza. L'Asl di Prato ha segnalato l'evento al risk manager. Le ricerche, condotte dalla polizia penitenziaria, sono iniziate immediatamente, concentrandosi sulle coline limitrofe alla città della ceramica, soprattutto Malmantile, nel comune di Lastra a Signa, dove sarebbe stato avvistato, ma per adesso non è stato rintracciato.

L'uomo, il 18 maggio 1999, aveva ucciso la madre nella loro abitazione di Galciana (Prato). Accusato di omicidio volontario fu assolto perché incapace di intendere e volere e internato all'ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino (Firenze), prima di essere ammesso a fruire di una licenza di esperimento in comunità terapeutica.

L'uomo lo scorso anno era già fuggito ed era stato poi rintracciato ed arrestato. Nell'aprile dello scorso anno si era allontanato dalla comunità terapeutica "Tiziano" di Aulla (Massa). I carabinieri lo ritrovarono poi a Montecatini dopo alcuni accertamenti e in seguito a una segnalazione dell'Ufficio di sorveglianza di Firenze, che aveva ripristinato la misura detentiva dopo l'arbitrario allontanamento dalla struttura.

 
Napoli: fare giustizia, restituire memoria... come riaprire un manicomio PDF Stampa
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di Dario Stefano Dell'Aquila e Antonio Esposito

 

La Repubblica, 8 marzo 2015

 

Questo martedì, un collettivo di cittadini e studenti ha riaperto, provocatoriamente, le porte dell'ex Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Sant'Eframo, struttura monumentale quanto nascosta allo sguardo dei più, all'angolo tra via Imbriani e via Salvatore Rosa. "Restituiamo l'ex Opg al quartiere" è scritto ora su uno striscione che fa bella mostra non solo sulle mura del vecchio manicomio, ma anche sulla pagina Facebook dedicata, che in poco tempo ha raggiunto migliaia di contatti.

Chi, assieme a Sergio Piro e a tanti altri, date le condizioni detentive insostenibili e inumane degli internati, si è battuto a lungo perché quel posto chiudesse, non può che sostenere l'importanza di questa "riapertura", non solo per il suo valore simbolico, non solo per il richiamo a restituire uno spazio negato alla città, ma anche e soprattutto per il dovere di costruire memoria.

Le testimonianze sulle condizioni detentive inumane e sull'uso dei letti di contenzione a Sant'Eframo erano note sin dagli anni 70. In parte emersero durante il processo che coinvolse nel 1977 l'allora direttore - che fu prosciolto poi da ogni accusa - procedura relativa ai presunti favori concessi all'illustre detenuto Raffaele Cutolo. Una struttura nata come monastero, con celle di reclusione al di fuori di ogni standard penitenziario, che per lunghi anni ha funzionato come luogo di esclusione e sofferenza. Chi scrive è stato testimone, in una visita parlamentare, dell'odore di urina e feci e di internati abbandonati nei propri escrementi in celle lisce e spoglie. Nel 2003, durante una visita ispettiva, il consigliere regionale Francesco Maranta incontrò Vito De Rosa, da cinquant'anni rinchiuso nell'Opg di Napoli. Il suo caso ebbe così risalto nell'opinione pubblica, che nel 2003 Vito De Rosa fu graziato dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

Nel 2008 gli internati furono, frettolosamente, trasferiti nel complesso penitenziario di Napoli-Secondigliano, perché, nonostante inopportune azioni di risistemazione strutturale, restavano non garantite le condizioni minime di sicurezza. Da allora, l'intero complesso, rimasto nella disponibilità del Ministero della Giustizia, giace silenzioso e inutilizzato. Un monumento del dolore lasciato nell'abbandono. L'incuria del tempo sta incidendo su di una struttura che invece ha bisogno di costante manutenzione e cura.

La chiusura di tutti gli Opg, fissata al 31 marzo prossimo, seppure con tante zone d'ombra ancora tutte da chiarire, dovrebbe, finalmente, far archiviare questi luoghi, qualcosa di cui parlare in termini passati. Ma archiviare, appunto, non vuol dire dimenticare, tutt'altro. Significa custodire perché tutti possano ricordare, perché si sedimenti una memoria collettiva che faccia da monito e strumento per non ripetere ancora gli orrori del passato.

I manicomi sono stati un luogo di violenza istituzionale, dove si sono definite pratiche e discipline di sopraffazione. Come in tante altre parti d'Italia ma non ancora a Napoli e in Campania, occorre, consapevolmente, trasformarli, lasciando, al contempo, traccia di ciò che sono stati, recuperando e restituendo diritto di narrazione e parola alle storie, alle vite che in quei luoghi sono state offese, ridotte al silenzio, cancellate. Bisogna trasformare ciò che è stato luogo di segregazione ed esclusione in spazi di libertà e opportunità.

Per questo, salutiamo con gioia questa "spontanea" riapertura del vecchio manicomio, perché ci sembra rappresenti la pratica di chi non si arrende alla banalità del "non può essere altrimenti", di chi vuole rompere le catene dell'oblio. Per questo ci rivolgiamo, in primo luogo, al Sindaco di Napoli, perché compia tutti i passaggi necessari per restituire questo bene alla città nei modi e nelle forme più aperte e inclusive. "Noi siamo la nostra memoria, noi siamo questo museo chimerico di forme incostanti, questo mucchio di specchi rotti" scriveva Jorge Luis Borges. Restituire questo spazio alla città significa, per l'appunto, fare memoria e rimettere assieme i frammenti di tante vite dimenticate e internate come un mucchio di specchi rotti.

 
Avellino: Osapp; difficoltà degli agenti nel carcere di Ariano Irpino, annuncio del sit-in PDF Stampa
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www.ottopagine.it, 8 marzo 2015

 

Il segretario dell'Osapp Vincenzo Palmieri scrive al direttore Marcello. Problemi al Carcere di Ariano Irpino dove l'Organizzazione Sindacale Autonoma di Polizia Penitenziaria protesta per le condizioni di lavoro degli agenti. Da qui la lettera del segretario regionale Vincenzo Palmieri che annuncia manifestazioni e sit-in.

"La scrivente segreteria regionale - si legge nella missiva - nonostante le copiose missive inviate in precedenza verso la direzione in indirizzo, le quali a tutt'oggi, non solo non hanno trovato riscontro ma non sono neanche stati adottati da parte della direzione iniziative risolutive tese a eliminare le problematiche evidenziate sulle questioni sia strutturali che organizzative, che continuano a penalizzare in tutti i sensi non solo i diritti soggettivi degli appartenenti al Corpo colà in servizio che ogni giorno tra mille difficoltà adempiono i compiti istituzionali a loro demandati. Per tanto, in mancanza di risposte concrete, questa O.S. annuncia che a breve si vedrà costretta a intraprendere unitamente ai rappresentanti locali iniziative a cominciare dall'astensione della Mos e il coinvolgimento dei mezzi di stampa per denunciare attraverso un sit-in di protesta, le pessime condizioni di vivibilità in cui versa la struttura in questione, il totale abbandono e la scarsa sensibilità dell'Amministrazione Penitenziaria dimostrata a ogni livello verso il personale di Polizia Penitenziaria".

 
Roma: 8 Marzo; i detenuti di Rebibbia celebrano le donne con spettacolo teatrale PDF Stampa
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Adnkronos, 8 marzo 2015

 

A teatro l'8 marzo per celebrare la festa della donna ricordando il dramma della violenza e del femminicidio: la compagnia "Stabile Assai" dei carcerati di Rebibbia e il laboratorio teatrale dell'Unicredit circolo Roma "Karma e Coraggio", porteranno sul palco del teatro San Gelasio "Nessuno escluso", monologhi e storie di vita quotidiana che raccontano la quotidianità della condizione della donna tra soprusi e violenze.

Una rappresentazione che vede coinvolti nella recitazione attori professionisti come Blas Roca Rey, Melissa Manna e Monica Rogledi, il gruppo di attori amatoriali del Circolo Unicredit e i detenuti delle case di reclusione di Rebibbia e di Spoleto, con la regia di Patrizia Spagnoli. "Uno spettacolo - si legge nella nota - che vuole essere un modo diverso per celebrare una festa che rischia di cadere negli stereotipi coinvolgendo diverse realtà sociali e coinvolgendo, operazione coraggiosa, coloro che la società l'hanno tradita violando le sue regole. Il senso dello spettacolo non ricalca lo schema classico dello spettacolo di denuncia ma insegue l'obiettivo di alimentare una presa di coscienza delle persone sul fatto che la questione femminile è un problema di tutti, non solo delle donne".

"Le donne dagli inizi degli anni 70 sono vissute come fenomeno antagonista dell'universo maschile. Si tratta di stereotipi difficili da modificare, perché le donne che lavorano, le donne che possono divorziare, le donne che possono abortire, le donne che possono vivere con tranquillità la propria omosessualità, rappresentano una rivoluzione culturale epocale, e quindi difficile da essere introiettata in soli quattro decenni. Ma la via è questa.

Superando gli sterili atteggiamenti compassionevoli, ma rivendicando il diritto di esistere. In una sola ottica: quella della comunità solidale, di una comunità in cui tutti siamo disponibili verso gli altri, ad affrontarne i problemi e a tentare una conciliazione mediatrice tra il conflitto e l'identità. Questo deve valere per tutti. Nessuno Escluso", conclude la nota.

 
Santa Maria Capua Vetere (Ce): Giornata mondiale Teatro, due spettacoli per i detenuti PDF Stampa
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Corriere del Mezzogiorno, 8 marzo 2015

 

Nel penitenziario di Santa Maria Capua Vetere su iniziativa di Casmu e PulciNellaMente.

In occasione della Giornata mondiale del Teatro il carcere di Santa Maria Capua Vetere apre ancora una volta le sue porte alla cultura, trasformandosi in un palcoscenico in cui si rivela la straordinaria attitudine del teatro a parlare al cuore di ciascuno di noi e, contemporaneamente, farci riflettere sui grandi temi che toccano la nostra vita, sia come persone che come collettività, mettendo in scena i valori, i sentimenti, le sfide e le speranze in un domani più belle e sereno.

Presso il penitenziario casertano saranno due gli eventi che andranno in scena in due diverse date: l'atteso spettacolo "Viviani e non solo", ideato e magistralmente interpretato da Antonio Buonomo, l'ultimo artista vero della tradizione napoletana, si terrà venerdì 13 marzo 2015, alle ore 15; lo spettacolo "Pericolosamente", commedia in un atto unico scritta da Eduardo de Filippo nel 1938, appartenente al filone della "Cantata dei giorni pari", sarà interpretato dalla Compagnia Teatrale Letizia venerdì 27 marzo 2015, alle ore 10.30.

L'iniziativa, ancora una volta, è promossa grazie alla felice intesa tra l'Associazione Casmu, presieduta da Mario Guida, la Rassegna Nazionale di Teatro scuola PulciNellaMente, rappresentata dal direttore Elpidio Iorio, e i vertici i vertici della Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere, diretta da Carlotta Giaquinto, con il comandante commissario Gaetano Manganelli e il dottor Bruno Boccuni responsabile del progetto per i detenuti.

"Da anni - dichiarano il coordinatore Mario Guida e il direttore di PulciNellaMente Elpidio Iorio - non lesiniamo energie pur di testimoniare una solidarietà concreta - piuttosto che evocata - a quanti la vita purtroppo ha riservato sofferenza e disperazione.

Il nostro auspicio è che questa iniziativa possa indurci a riflettere sull'importanza del teatro sia a livello artistico che etico: la cultura può, anzi deve, rappresentare per ciascuno di noi il motore per una rinnovata spinta verso il futuro traducendo in realtà le nostre speranze di cambiamento. Un grazie sentito a quanti hanno offerto la loro collaborazione per la realizzazione di questo evento, dai dirigenti al personale del carcere, dagli artisti al personale tecnico".

Dunque appuntamento a venerdì prossimo, presso il teatro della struttura sammaritana dell'Amministrazione Penitenziaria, dove andrà in scena il primo evento: lo spettacolo "Viviani e non solo". Un evento teatrale imperdibile per quanti amano l'attore teatrale, il compositore, il poeta e scrittore Raffaele Viviani. I protagonisti di questo spettacolo sono Antonio Buonomo e Patrizia Masiello, al pianoforte il M° Ciro Brancaccio, alle percussioni il M° Bruno Del Grosso, al flauto Noemi Granato. Presenta la serata Cristina Del Grosso, mentre Giordano coordina i services tecnici di audio e luci.

Ancora una volta Antonio Buonomo, una grande personalità del teatro e della canzone napoletana, compie un gesto di grande vicinanza verso i detenuti offrendo loro uno spettacolo in cui restituisce una nuova luce all'intramontabile canzone classica napoletana, protagonista dei suoi spettacoli di varietà e prosa, spaziando in particolare tra i capolavori tratti dalla vasta opera del grande Viviani.

 
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