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Giustizia: prescrizione; testo in Aula il 16 marzo, resta la spaccatura nella maggioranza PDF Stampa
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Il Sole 24 Ore, 13 marzo 2015

 

Era un voto, se si vuole formale, ma ha confermato la spaccatura (temporanea?) della maggioranza su un tema chiave della giustizia penale, la prescrizione. Ieri la commissione Giustizia della Camera ha dato mandato ai relatori per riferire in Aula, ma Alleanza popolare (Ncd più Udc) ha votato contro come peraltro aveva fatto nel merito la scorsa settimana. Insomma la frattura non si è composta e nel mirino è finito l'aumento dei termini decisi su proposta del Governo per alcuni reati contro la pubblica amministrazione (corruzione propria e impropria e in atti giudiziari). A questo punto una soluzione sarà possibile trovarla solo in Aula dove il disegno di legge sarà esaminato a partire dalla prossima settimana.

Nel merito, la riforma prevede che il termine di prescrizione base dei reati di corruzione propria e impropria e in atti giudiziari aumenta della metà. Per esempio, per la corruzione disciplinata dall'articolo 319 del Codice penale, portata dalla legge Severino fino a 8 anni, il limite oltre il quale scatta l'estinzione passerà a 12 anni pena l'estinzione del reato. Per tutti i reati, in ogni caso, la prescrizione resta sospesa per due anni dopo la sentenza di condanna in primo grado e per un anno dopo la condanna in appello. La sospensione però non vale in caso di assoluzione.

Oltre alle ipotesi già previste dal Codice, la prescrizione sarà sospesa anche nel caso di rogatorie all'estero (6 mesi), perizie complesse (3 mesi) e istanze di ricusazione. In linea con le convenzioni internazionali e gli ordinamenti europei, per i più gravi reati contro i minori (violenza sessuale, stalking, prostituzione, pornografia etc.) la prescrizione decorre dal compimento del quattordicesimo anno. Regolata anche la fase transitoria: dato che la prescrizione ha valore sostanziale, le nuove regole si applicheranno ai reati commessi dopo l'entrata in vigore della legge.

Gli avvocati penalisti contestano la nuova disciplina e approvano lo stato di agitazione sottolineando come "la riforma della prescrizione, promossa mediaticamente da una serie di indagini sulla corruzione, è stata in un primo momento rappresentata come necessario pendant della riforma dei più gravi reati contro la pubblica amministrazione e dunque parte di un complessivo disegno di moralizzazione e di ripristino della legalità, per poi mutarsi, sotto l'urto di esplicite e pressanti richieste provenienti dalla magistratura associata, in una esigenza che riguardava indistintamente tutti i reati". Questa necessità di "allungamento indiscriminato dei termini di prescrizione con riferimento a tutte le fasi processuali - fa notare l'Unione delle camere penali - viene rappresentata come oramai insopprimibile e non più procrastinabile, come se la riforma della prescrizione fosse la palingenesi di tutti i mali della giustizia".

A stretto giro replica però la presidente della commissione Giustizia della Camera Donatella Ferranti (Pd), difendendo la riforma: "In nessun altro paese quando lo Stato si è messo in moto per accertare un reato il processo rischia di finire per prescrizione: non in Germania, non in Francia, non in Spagna, tantomeno in Gran Bretagna. Come mai ci si confronta sempre con gli altri paesi europei quando si parla di lunghezza dei processi e si tace invece sulla prescrizione?".

 

Prescrizione allungata del 50%, di Simona D'Alessio (Italia Oggi)

 

Prescrizione allungata della metà per reati di corruzione propria e impropria e in atti giudiziari. E "congelamento" dei termini per due anni dopo la condanna in primo grado, e per un altro anno se confermata in appello (ma lo "stop" non varrà in assoluzione). È pronta all'approdo in Aula, a Montecitorio, lunedì 16 marzo la proposta di legge che modifica il nostro codice penale in materia di prescrizione del reato (2.150), dopo il conferimento ieri in commissione giustizia del mandato ai relatori Sofia Amoddio (Pd) e Stefano Dambruoso (Sc); seduta che, però, spacca la maggioranza, poiché Ap vota contro (per Alessandro Pagano "si legittimano tempi infiniti), mentre Sel esprime parere favorevole, schierandosi dalla parte del centrosinistra e il M5s opta per l'astensione, che Amoddio dice di augurarsi, però, una volta giunto il testo all'esame dell'Assemblea "diventi parere favorevole".

Soddisfatta la presidente dell'organismo parlamentare Donatella Ferranti (Pd), perché "finalmente, dopo dieci anni, mandiamo in archivio la ex Cirielli, una legge perniciosa", che dimezzando i termini aveva "creato vere e proprie sacche di impunità". E, entrando nelle pieghe del provvedimento che verrà votato dai deputati all'inizio della prossima settimana, evidenzia la validità della scelta innovativa di "aver differito al compimento del quattordicesimo anno il decorso della prescrizione per i delitti commessi con l'abuso di minori, una norma che", puntualizza, "finalmente ci mette in sintonia con gli altri ordinamenti europei e con le convenzioni internazionali".

Punto cardine, come già anticipato, è l'estensione della metà del termine di prescrizione base per le fattispecie di corruzione propria e impropria, e in atti giudiziari: una misura che, dovendo fare un esempio, per la corruzione ex art. 319, innalzata dalla legge sull'incandidabilità dell'ex ministro Paola Severino (190/2012) fino a 8 anni, farà sì che il processo dovrà intervenire entro 12 anni, pena l'estinzione del reato. Oltre, poi, alle ipotesi già previste dal codice, la prescrizione sarà sospesa anche nel caso di rogatorie all'estero (per 6 mesi), di perizie complesse (per 3 mesi) e in caso di istanze di ricusazione. Per crimini a danno di minorenni (dallo stupro allo stalking, dall'induzione alla prostituzione alla pornografia ecc.), invece, la disposizione decorrerà dal compimento del quattordicesimo anno della vittima; nel testo si precisa, infine, come i contenuti della nuova disciplina, in considerazione del fatto che l'istituto della prescrizione ha valore sostanziale, si applicano ai reati commessi dopo l'entrata in vigore della legge.

 
Giustizia: il ddl prescrizione arriva in Aula alla camera, ma la ex-Cirielli rimane intatta PDF Stampa
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di Eleonora Martini

 

Il Manifesto, 13 marzo 2015

 

In principio l'allungamento dei termini di prescrizione era previsto, nei progetti governativi, per i soli reati di corruzione propria e impropria. Ma nel testo del ddl licenziato dalla commissione Giustizia della Camera che ha spaccato in due la maggioranza di governo - favorevoli Pd, Sel e Sc; contrari M5S, Fi, Lega e Ncd-Ap che accusa i democratici di aver tradito gli accordi presi all'interno del governo - e che approderà in Aula lunedì prossimo, i termini si allungano alla fin fine per tutti i reati, che siano delitti o contravvenzioni.

Non direttamente (per le varie fattispecie di corruzione la prescrizione sale fino alla pena edittale massima aumentata della metà) ma per effetto delle sospensioni previste al decorso dei tempi: due anni dopo la sentenza di condanna in primo grado, un anno dopo la condanna in appello, e anche nel caso di rogatorie all'estero (6 mesi), di perizie complesse (3 mesi) e di istanze di ricusazione.

Ma se c'era un vero motivo di urgenza nella riforma della prescrizione, era senz'altro la necessità di abolire la cosiddetta ex Cirielli, una delle norme maggiormente responsabili del sovraffollamento carcerario, come registrato anche in sede europea: la legge ad personam, introdotta dal governo Berlusconi nel 2005 per salvare l'amico Cesare Previti, che diminuiva i termini di prescrizione ma aumentava - per acquietare le indignazioni giustizialiste - le pene per i recidivi. E invece, nel testo del ddl è proprio questo l'unico punto che "resta ancora aperto e sarà oggetto di un ordine del giorno per un prossimo provvedimento", come riferisce al manifesto la presidente della Commissione, Donatella Ferranti, che pure appena dopo il voto rivendicava: "Finalmente, dopo dieci anni, mandiamo in archivio la ex Cirielli, una legge perniciosa che dimezzando i tempi di prescrizione ha creato vere e proprie sacche di impunità".

Un parere esattamente opposto a quello espresso per esempio dai penalisti italiani (Ucpi) che hanno proclamato lo stato di agitazione contro una riforma considerata "demagogica e populista": "Non è vero - ribatte Beniamino Migliucci, presidente dell'Ucpi - dal 2005 ad oggi le prescrizioni maturate sono dimezzate, passando da oltre 220 mila alle circa 120 mila del 2013, secondo i rilevamenti della stessa commissione Giustizia".

E invece, aggiunge Migliucci, "l'allungamento indiscriminato dei termini di prescrizione servirà solo ad allargare sempre più la distanza temporale dal fatto al giudicato e i tempi processuali diventeranno lunghissimi, contrariamente a quanto prescrivono le convenzioni internazionali e la nostra Costituzione, secondo la quale ciascuno ha diritto ad un processo in tempi ragionevolmente brevi. E infatti nel civile, dove la prescrizione non esiste, i processi sono infiniti".

Ma Ferranti rivendica la "bontà" del testo "che guarda caso non garba né all'Anm né all'Unione camere penali, con giudizi completamente agli antipodi: i magistrati parlano di "romanella", i penalisti di "allungamento indiscriminato dei termini"", e auspica che sul ddl ci sia in Aula "un vasto consenso, anche del M5S". Ma per quanto riguarda il doppio binario creato dalla ex Cirielli per i recidivi, la deputata Pd spiega: "C'è indubbiamente una discrasia sulla quale bisognerà intervenire ma abbiamo chiesto al governo di monitorare prima gli effetti che si avrebbero modificando una norma che, andando incontro al favor rei, andrebbe applicata anche ai processi in corso e rischierebbe di diventare una sorta di indulto".

 
Giustizia: "su prescrizione interventi incoerenti", penalisti proclamano stato di agitazione PDF Stampa
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Public Policy, 13 marzo 2015

 

Nei "disparati e disomogenei interventi di riforma del sistema penale, sostanziale e processuale, non è possibile cogliere alcun disegno politicamente coerente e rispondente alle reali esigenze da noi da tempo segnalate. Appaiono inaccettabili le modalità attraverso le quali tali riforme si fanno strada solo in virtù dell'emergere mediatico di singoli casi giudiziari, nella cui eco appare di volta in volta assolutamente imprescindibile abolire o allungare i termini di prescrizione, triplicare le pene edittali di questo o quel reato, abolire o ridurre i mezzi impugnazione".

Così l'Unione Camere penali delibera lo stato di agitazione "sui temi della riforma della prescrizione e del sistema penale processuale e sostanziale, riservandosi le necessarie ulteriori iniziative". Nella delibera, indirizzata alle più alte cariche dello Stato, i penalisti sottolineano come la riforma della prescrizione, "promossa mediaticamente da una serie di indagini sulla corruzione, è stata in un primo momento rappresentata come necessario pendant della riforma dei più gravi reati contro la Pa, e dunque parte di un complessivo disegno di moralizzazione e di ripristino della legalità, per poi mutarsi, sotto l'urto di esplicite e pressanti richieste provenienti dalla magistratura associata, in una esigenza che riguardava indistintamente tutti i reati".

Tale necessità di "allungamento indiscriminato dei termini di prescrizione con riferimento a tutte le fasi processuali - fa notare l'Ucpi - viene rappresentata come oramai insopprimibile e non più procrastinabile, come se la riforma della prescrizione fosse la palingenesi di tutti i mali della giustizia". E in questo contesto, ribadiscono i penalisti, finisce con il prevalere una "sorta di demagogia dell'urgenza che induce il Parlamento e il governo a prendere decisioni improvvide in questa delicatissima materia, sebbene alcun dato statistico segnali la esistenza di una qualche reale emergenza".

Modificare la prescrizione, allungandone indiscriminatamente i termini, "non solo non risolve il problema - spiega ancora l'Ucpi - ma aggrava ulteriormente la patologia in atto. L'ipotizzato allungamento dei termini di prescrizione avrà la evidente conseguenza di allargare sempre più la distanza temporale dal fatto al giudicato, per cui non solo gli imputati, ma anche le persone offese dovranno attendere tempi lunghissimi prima di vedere risolta la propria posizione processuale, con danni umani, psicologici, patrimoniali e di immagine assai rilevanti.

E con riferimento ai fatti di corruzione, secondo le diverse ipotesi di riforma, la sentenza definitiva potrà giungere anche dopo venti anni dal fatto, e dunque dopo che gli autori del fatto saranno divenuti persone totalmente diverse e del tutto estranee al contesto sociale all'interno del quale hanno agito, con l'effetto perverso, in caso di assoluzione, di rovinare irreparabilmente la vita delle persone, se non anche di condizionarne la carriera politica".

E sebbene la Relazione al ddl esordisca con un richiamo esplicito alla "esigenza di recuperare il processo penale ad una durata ragionevole" come "condizione essenziale" e di "tipo oggettivo" dell'attuazione del "giusto processo", le proposte modifiche della prescrizione, si rileva nella delibera, finiscono decisamente con il "mortificare tali declamati obiettivi".

 
Giustizia: allarme-sicurezza, il Governo raddoppia le pene per i furti negli appartamenti PDF Stampa
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Corriere della Sera, 13 marzo 2015

 

In dieci anni furti in casa raddoppiati: +127%. Il ministro Alfano su Twitter: "Le pene per i furti in appartamento raddoppiano. Deciso in Cdm. Ora la legge su città sicure". Furto in abitazione, furto con strappo, rapina. Su questi reati, che generano allarme sociale, il governo si appresta a intervenire nei prossimi giorni con un emendamento al testo che riforma il processo penale all'esame della commissione Giustizia della Camera. Giovedì sera, intanto, il Consiglio dei ministri ha dato il via libera sul raddoppio delle pene per i furti negli appartamenti. Ed è proprio il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, a dare l'annuncio via Twitter: "Le pene per i furti in appartamento raddoppiano. Deciso in #Cdm. Ora la legge su #cittàsicure", scrive Alfano.

Secondo il vice ministro alla Giustizia, Enrico Costa, interpellato sulle misure allo studio del governo per inasprire le sanzioni previste per il furto in abitazione, il furto con strappo e la rapina, "i dati segnalano che reati come i furti in casa sono in forte progressione. Si tratta di reati che non incidono solo sul patrimonio, ma sull'intimità e la serenità delle persone e delle famiglie. È necessario un giro di vite". Costa ricorda i recenti dati Censis che hanno segnalato un aumento record di questo genere di episodi criminali: i furti in casa, più che raddoppiati negli ultimi 10 anni, crescono del 127%. In media, se ne contano 689 al giorno, 29 ogni ora. E solo nell'ultimo anno l'incremento è stato del 5,9%. I detenuti per furto in casa e furto con strappo sono 3.530 (dato 2014), con una crescita del 131,9% sul 2007.

L'effetto, è una sensazione diffusa di insicurezza tra i cittadini. "L'analisi dei numeri - sottolinea ancora Costa - indica che c'è una forte concentrazione delinquenziale su questo genere di delitti e in quest'ambito si registra persino un trend in controtendenza rispetto alla generale diminuzione dei reati. Le norme attualmente in vigore e che intendiamo modificare - osserva infine il vice ministro - consentono un meccanismo di abbattimento delle pene per questo genere di reati, al punto tale che la pena stessa può diventare non effettiva. L'intervento del governo mira quindi a incidere con un giro di vite che renda le pene effettive".

 
Giustizia: Viceministro Costa; i furti nelle case creano allarme, serve un "giro di vite" PDF Stampa
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Ansa, 13 marzo 2015

 

Norme attuali rendono inefficaci sanzioni, dobbiamo cambiarle. "I dati segnalano che reati come i furti in casa sono in forte progressione. Si tratta di reati che non incidono solo sul patrimonio, ma sull'intimità e la serenità delle persone e delle famiglie. È necessario un giro di vite".

È quanto afferma il vice ministro alla Giustizia Enrico Costa interpellato sulle misure allo studio del governo per inasprire le sanzioni previste per il furto in abitazione, il furto con strappo e la rapina. Costa ricorda i recenti dati Censis che hanno segnalato un aumento record di questo genere di delitti: i furti in casa, più che raddoppiati negli ultimi 10 anni, crescono del 127%. In media, se ne contano 689 al giorno, 29 ogni ora. E solo nell'ultimo anno l'incremento è stato del 5,9%. I detenuti per furto in casa e furto con strappo sono 3.530 (dato 2014), con una crescita del 131,9% sul 2007.

L'effetto, è una sensazione diffusa di insicurezza tra i cittadini. "L'analisi dei numeri - sottolinea Costa - indica che c'è una forte concentrazione delinquenziale su questo genere di delitti e in quest'ambito si registra persino un trend in controtendenza rispetto alla generale diminuzione dei reati. Le norme attualmente in vigore e che intendiamo modificare - osserva il vice ministro - consentono un meccanismo di abbattimento delle pene per questo genere di reati, al punto tale che la pena stessa può diventare non effettiva. L'intervento del governo mira quindi a incidere con un giro di vite che renda le pene effettive".

 
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