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Sardegna: a Sassari in arrivo i capimafia. Pili (Unidos) "l'Isola diventa Cayenna d'Italia" PDF Stampa
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L'Unione Sarda, 26 aprile 2015

 

Il deputato di Unidos Mauro Pili lancia ancora una volta un appello sul rischio che le carceri sarde ospitino capimafia. "Vogliono trasformare la Sardegna in una cayenna per mafiosi, c'è il pericolo di infiltrazioni criminali nell'isola, non dobbiamo consentirlo".

Il deputato di Unidos, Mauro Pili, lancia l'allarme dal carcere sassarese di Bancali che ha visitato venerdì. "C'è stata un'accelerazione del Dap e del Ministero della Giustizia, si stanno spendendo milioni di euro in tecnologia per consentire l'arrivo dei capimafia", annuncia il parlamentare, secondo cui "è un atto di gravità inaudita, fatto contro la Sardegna e contro i sardi".

Pili quantifica in massimo 20 giorni il tempo necessario al trasferimento dei detenuti in regime di 41 bis in una struttura che "non è adeguata, ci sono determinati servizi in cui è impossibile separare l'attività dedicata ai sorvegliati speciali da quella dei delinquenti comuni". Ad esempio, c'è un solo centro clinico e un solo ingresso per le visite, "così sono troppo alti i rischi di commistione, che porterebbero a un'infiltrazione e un radicamento della malavita nel nostro territorio", aggiunto Pili che punta il dito contro la classe politica sarda "debole e incapace, quasi disinteressata verso un fatto gravissimo".

 
Santa Maria Capua Vetere: un detenuto, dicono, si è auto-strangolato in cella PDF Stampa
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di Valter Vecellio

 

www.articolo21.org, 26 aprile 2015

 

Ci sono cose che si fa una certa fatica a capire come possano accadere. Cose che sono accadute, ma che si fa fatica a credere che lo siano nel modo in cui viene detto, raccontato. Come la morte di C.M., trentacinque anni, trovato strangolato in bagno. Veramente è difficile da credere. Non che sia morto, perché morto è morto. È difficile che sia accaduto come dicono. C.M. è accusato di tentato omicidio, e per questo è detenuto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere.

In carcere, non c'è dubbio, è più facile cedere alla disperazione, che altrove, questo si capisce; e infatti ogni anno la percentuale di chi decide di farla finita è infinitamente superiore a quella d chi è "fuori". C.M.: sarebbe dovuto uscire fra cinque anni: 1.825 giorni... lunghi da passare, ogni giorno vale una settimana, ogni settimana un mese, ogni mese un anno: non finisce mai... troppi, e insopportabili 1.825 giorni, anche questo si può capire. Così, dicono, C.M. decide di farla finita.

Prende un lenzuolo e si impicca, come fanno tanti? No. Dicono che sia andato in bagno; dicono che abbia inzuppato d'acqua la t-shirt; dicono che poi se la sia stretta al collo. Se la stringe al collo con forza, con tutta la forza che ha; e dev'essere stata tanta, proprio tanta questa forza (e tanta, dunque, la disperazione): perché, dicono, stringendo si auto-strangola. Sembra incredibile, vero? Eppure è quello che dicono sia accaduto.

Dicono che il personale di polizia penitenziaria sia riuscito ad arrivare in tempo, e a trasferire il giovane nel reparto sanitario del carcere per sottrarlo alla morte; chi non ha fatto in tempo ad arrivare sono stati i medici del 118: quando sono arrivati C.M. era già "evaso". Così dicono; e non c'è motivo di dubitare. Ma proprio perché crediamo a questa dinamica, e non la mettiamo in dubbio, la cosa non è ancora più drammatica e inaccettabile che se la "cosa" fosse avvenuta in altro modo?

C.M. era stato arrestato due anni fa per un tentato omicidio. Dopo un periodo trascorso ai domiciliari era entrato in carcere dove, dicono, si stava reinserendo con buoni risultati: aveva conseguito un diploma di cucina ed era addetto nell'area giardinaggio. Allora: c'è una persona che si sta reinserendo e apprende, come dicono, un lavoro; una persona che sa di dover uscire tra cinque anni; questa persona, dicono, una mattina si alza; ha un cattivo pensiero (magari se lo è coltivato tutta la notte? Chissà); aspetta che il compagno di cella si distragga, prende una maglietta, la inzuppa d'acqua e, come dicono, si strangola. Se è come dicono, se C.M. si è covato per tutto questo tempo un disagio psichico che alla fine è esploso come è esploso, ma di cui nessuno si era accorto, significa che a Santa Maria Capua Vetere qualcosa non va. Più di qualcosa, forse; e in quante altre Santa Maria Capua Vetere, signor ministro della Giustizia Andrea Orlando?

 
Firenze: chiusura Opg; dove vanno gli internati dopo il tramonto dell'ipotesi "Gozzini"? PDF Stampa
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www.nove.firenze.it, 26 aprile 2015

 

Nascosti (Fi): "Avevamo ragione noi. Ora bisogna individuare una struttura idonea per l'accoglienza dei pazienti. Regione in grave ritardo". Sel: "Grande soddisfazione, è anche una nostra vittoria". Visita del garante dei detenuti della Toscana all'ospedale psichiatrico giudiziario, in attesa di chiusura. Presenti 114 internati dei quali 48 toscani

È tramontata infatti l'ipotesi di trasferimento degli internati dell'Ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo nella struttura di Solliccianino. Lo ha reso noto il sindaco di Montelupo, Paolo Masetti, nel corso del consiglio straordinario dedicato proprio all'Opg. Gli internati dell'Opg di Montelupo non andranno a Solliccianino, ma saranno trasferiti nell'ex ospedale psichiatrico di Volterra. Retromarcia della Regione Toscana, dato che lunedì prossimo la Giunta regionale dovrebbe deliberare sull'ex ospedale psichiatrico di Volterra come futura sede di alcuni pazienti dell'Opg di Montelupo.

"Avevamo ragione noi. Una ipotesi che avevamo a più riprese scongiurato per l'inadeguatezza del Gozzini poiché avrebbe avuto bisogno di una serie di lavori di adeguamento necessari con costi superiori a 7 milioni di euro, che tra l'altro avrebbero fatto slittare di almeno un anno il trasferimento dei pazienti, ma nondimeno anche per non perdere un centro di eccellenza quale è sempre stato definito il centro di tutela attenuata di Solliccianino".

Esordisce così il consigliere regionale Nicola Nascosti "Ora si tratta di capire dove questi internati dell'Opg dovranno andare - aggiunge Nascosti - siamo di fronte a una grossa disfunzione della Regione Toscana, che a seguito della dichiarazione di chiusura degli Opg non ha predisposto, ed aveva tempo per farlo, delle strutture alternative. Mi sembra che la soluzione che stiano trovando sia un po' pasticciata, o meglio non abbiano idee di dove andare a collocare questi internati. E questo è un problema che deve essere risolto non solo nell'interesse degli internati - incalza il consigliere regionale di Forza Italia - ma anche come interesse complessivo di attuazione della riforma e della sicurezza che questa attuazione comporta. Poiché si tratta di persone a rischio, non solo da punto di vista sanitario ma anche penale.

Auspico he la Regione si attivi in fretta perché è in grave ritardo ed inadempiente. Sono una trentina i detenuti cui bisogna trovare una collocazione e non pensi la Regione di trovarne una frammentata, ma piuttosto una che sia adeguata in termini sanitari e di sicurezza. Questa volta Rossi ha sbagliato - conclude Nascosti - ha pensato alla chiusura degli Opg, ma non ha pensato a una struttura alternativa".

"Apprendiamo con soddisfazione questa buona notizia, nei giorni scorsi ci eravamo battuti affinché la Regione cambiasse idea, e così è stato". Così le parlamentari toscane di Sel Marisa Nicchi e Alessia Petraglia in merito alla decisione della Regione di non trasferire i malati dell'Opg nel carcere di Solliccianino.

"Venerdì scorso - dicono le parlamentari - abbiamo fatto visita ai detenuti di Solliccianino, che avevano manifestato tutta la loro preoccupazione sul futuro del loro Istituto, incompatibile con il paventato arrivo dei pazienti dell'Opg. Avevano addirittura detto di esser pronti allo sciopero della fame collettivo. Alla fine ha prevalso il buon senso e siamo orgogliosi di aver contributo, seppur in piccola parte, al lieto fine di una questione che ha rischiato di creare una drammatica guerra tra detenuti". "Adesso - concludono le due parlamentari - ci auguriamo che si faccia in fretta ad adeguare la struttura di Volterra affinché gli internati dell'Opg possano essere trasferiti prima possibile, visto che la Regione non ha rispettato la scadenza del 31 marzo, giorno in cui si sarebbero dovuti chiudere gli ospedali psichiatrici giudiziari".

"Siamo felici di apprendere che la Regione Toscana stia concretamente valutando l'ipotesi di realizzare una Rems (residenza per l'esecuzione della misura di sicurezza detentiva) nei locali dell'ospedale psichiatrico di Volterra". Lo ha dichiarato Federico Gelli, deputato e responsabile sanità del Pd, commentando la notizia "Siamo convinti - spiega Gelli - così come ho più volte riferito all'assessore regionale al diritto alla salute Luigi Marroni, che la sede di Volterra, per la storia che rappresenta e per l'elevata professionalità del personale che vi lavora, possa essere ritenuta un luogo ideale per la cura dei pazienti dell'ex ospedale psichiatrico di Montelupo oltre a garantire un adeguato livello di sicurezza così come richiesto. Voglio però ricordare - conclude il deputato democratico - che la legge sulla chiusura degli Opg è entrata in vigore dallo scorso 1° aprile e che siamo già in ritardo. Una volta che ci sarà l'ufficialità, sarà necessario avviare subito i lavori per rendere adeguate le strutture dell'ex ospedale per allontanare il rischio commissariamento".

All'ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo si è tenuta, martedì mattina, una delle ultime visite negli istituti penitenziari del garante dei detenuti della Toscana, Franco Corleone. Accompagnato dalla direttrice Antonella Tuoni, Corleone ha visitato la struttura, dalla mensa, alla sala colloqui interamente rinnovata con un giardino esterno, allo spazio per le attività fisiche e ricreative, ai locali restituiti all'amministrazione penitenziaria dopo il restauro e le opere di bonifica per il ripristino delle condizioni igienico-sanitarie. Dopo aver visitato le celle, ampie e con servizi, Corleone ha incontrato, nei corridoi, i detenuti che gli hanno fatto presente la situazione di incertezza e preoccupazione, in attesa di conoscere la loro destinazione futura. Alcuni internati hanno voluto mostrare al garante la cella dove nei giorni scorsi erano stati bruciati due materassi.

Tuoni ha parlato di una situazione stazionaria all'Opg dove dal 1° aprile (giorno in cui è entrata in vigore la legge 81, che stabilisce la chiusura degli Opg) non si sono registrate né uscite né ingressi, gli internati sono 114 dei quali 48 toscani. La direttrice ha fatto presente che entro breve otto internati liguri dovrebbero essere trasferiti a Castiglion delle Stiviere (Mantova).

Al momento della chiusura della struttura la nostra Regione dovrà farsi carico dei 48 toscani mentre gli altri pazienti verranno affidati alle rispettive regioni di provenienza. Dall'incontro tra Corleone e Tuoni è emersa una situazione di empasse, di incertezza in attesa dell'individuazione di piccole strutture terapeutiche territoriali e di una residenza destinata ad accogliere i pazienti internati con misure di sicurezza detentiva (Rems: residenza sanitaria per l'esecuzione della misura di sicurezza).

 
Pordenone: il Sottosegretario Ferri sconfessa il Dap "il nuovo carcere a San Vito si farà" PDF Stampa
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Messaggero Veneto, 26 aprile 2015

 

Fumata bianca su carcere e nuova sede dei giudici di pace. Cosimo Maria Ferri, sottosegretario del ministero alla Giustizia, ieri a Pordenone per un incontro istituzionale con rappresentanti di Regione, Comune e vertici degli uffici giudiziari, ha confermato la costruzione del penitenziario a San Vito e sostenuto la soluzione ex biblioteca per la sede dei giudici.

"La decisione del ministero - ha detto Ferri - rimane quella di realizzare il carcere a San Vito, non ci sono passi indietro". Parole inequivocabili. Perché, allora, al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap) s'è messo il carcere di San Vito tra quelli "superflui"? "Quello del Dap è un documento interno da verificare, sul quale non c'è stata alcuna decisione politica - ha risposto il sottosegretario. Non ha valenza politica e allo stato non frena le decisioni prese.

La nuova casa circondariale di San Vito era prevista nel Piano carceri. C'è stata la gara. Poi il progetto è passato al ministero delle Infrastrutture, che sta esaminando l'offerta anomala". Sulle criticità del carcere di Pordenone, ieri visitato dallo stesso Ferri, il sottosegretario ha tagliato corto: "L'unica soluzione è realizzare il penitenziario a San Vito. L'interesse è spendere i soldi pubblici nel migliore dei modi, per la sicurezza e la gestione dei detenuti, dei loro familiari e avvocati e degli operatori".

Entro fine maggio il responsabile del Dap, Santi Consolo, visiterà l'ex caserma Dall'Armi di San Vito, luogo scelto per realizzare un penitenziario da 300 posti (stanziati circa 30 milioni di euro). In quell'occasione farà tappa anche al Castello a Pordenone "per rendersi conto e chiarire la situazione", ha detto il sottosegretario. Per eliminare definitivamente i dubbi, insomma, nati da quel "documento interno".

Piace anche l'idea della nuova sede per il giudice di pace, ipotizzata nell'ex biblioteca di piazza della Motta dopo l'accorpamento in città degli uffici di San Vito, Spilimbergo e Maniago. Ferri ha visitato la sede e ha osservato come si trovi in buone condizioni: potrebbe essere pronta all'uso in breve tempo. Non è detto, dunque, che non si utilizzino i 70 mila euro stanziati dal Comune per l'attuale sede del giudice di pace per i primi ritocchi all'ex biblioteca. In attesa di completare il finanziamento per i lavori.

"La decisione politica è di andare avanti sull'ex biblioteca - ha continuato Ferri - e avviare i lavori di ristrutturazione. Ciascuno farà la propria parte. Nei prossimi giorni definiremo le modalità". Si prospetta un accordo Comune-ministero, con la collaborazione della Regione, come ha sottolineato il vicepresidente Sergio Bolzonello. Soddisfatti degli impegni su carcere e giudice di pace, al tavolo, col sottosegretario e Bolzonello, il sindaco Claudio Pedrotti con gli assessori Moro e Zille, l'assessore provinciale Francesca Cardin, il presidente del tribunale Francesco Pedoja e il procuratore Marco Martani. L'Ordine degli avvocati pordenonese era rappresentato dalla presidente Rosanna Rovere e da Graziella Cantiello e Sara Rizzardo: anche per loro sospiro di sollievo per le conferme sul carcere, viste le "condizioni proibitive" in cui oggi si svolgono gli interrogatori. Plauso di Ferri "all'armonia tra avvocatura e istituzioni per risolvere i problemi del territorio: qui il cittadino ha di fronte un modello che funziona".

 
Pistoia: relazione del Garante; il carcere è più umano con un'infermeria e celle meno affollate PDF Stampa
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di Eleonora Ferri

 

Il Tirreno, 26 aprile 2015

 

Dopo tre anni di attività il Garante dei detenuti del carcere di Pistoia, Antonio Sammartino, chiude il suo mandato. Tre anni di attività durante i quali questa figura, istituita a Pistoia per la prima volta nel 2011, ha svolto i compiti di osservazione, vigilanza e promozione dei diritti dei detenuti della casa circondariale Santa Caterina in Brana.

Il lavoro svolto durante il mandato, iniziato il 20 marzo 2012 e concluso a marzo scorso, è riassunto nella relazione finale firmata da Sammartino e che descrive lo stato di salute attuale del carcere pistoiese. Fra i traguardi positivi raggiunti e registrati ci sono quelli di una nuova infermeria (inaugurata a dicembre 2014) all'interno della casa circondariale e soprattutto l'abbassamento del numero di persone detenute: a giugno 2014 si contavano 86 reclusi, mentre a dicembre 2014 il numero è sceso a 64 (di cui 22 stranieri), a fronte di una capienza regolamentare di 57 persone.

"Grazie allo sfollamento carcerario, sono migliorate notevolmente le condizioni" scrive Sammartino . Un esempio sono le 19 celle singole del primo piano (che misurano 8,2 mq compresi gli spazi occupati dai mobili e suppellettili e 1,2 mq di bagno): dove in precedenza erano recluse tre persone per cella, adesso quasi tutte ospitano un solo detenuto.

Varie anche le attività attive all'interno dell'istituto: corsi formativi (per imbianchini o per la preparazione di piatti), corsi scolastici, attività culturali e l'accesso alla biblioteca. Questi sono solo alcuni degli obiettivi raggiunti. Ma c'è ancora molto da fare. Alla voce "eventi critici" riscontrati all'interno del carcere nel 2014 restano alti i numeri delle autolesioni (33), degli scioperi della fame (15), seguiti dalle aggressioni tra detenuti (7) e tentativi di suicidio (2). Al fianco del garante lavorano anche alcune associazioni pistoiesi, come "In cammino" e "Il Delfino Onlus". Si occupano dei detenuti in vari modi: dai colloqui personali alla ricerca di un lavoro, dal reinserimento in società alla distribuzione di beni di prima necessità, fino all'aiuto alle famiglie dei reclusi in carcere.

"L'autolesione o lo sciopero della fame spesso sono modi per attirare l'attenzione su certe cose, come la lentezza della macchina giudiziaria - spiega Adriano Mancini, responsabile dell'associazione Il Delfino - inoltre l'assistenza psicologica, psichiatrica e educativa all'interno del carcere è carente perché le ore sono poche". All'interno del carcere si contavano, al dicembre 2014, due educatori, uno psicologo (in attività un'ora al giorno per quattro giorni la settimana) e uno psichiatra (16 ore settimanali).

"Molti detenuti sono affetti da disagio mentale, e condividere la cella con uno di loro, per una persona non affetta da queste patologie può diventare devastante - spiega Mancini - molti altri sono tossicodipendenti: mandare in carcere queste due tipologie di persone è come mandarle in una discarica, i pochi colloqui con gli educatori e i professionisti e le cure metadoniche e psicotrope non sono niente a confronto delle reali necessità". "Il tempo di una giornata, che per noi è di 24ore per loro diventa di 48ore" afferma Cinzia Salvi, volontaria de Il Delfino. È per questo che un'occupazione diventa vitale, e non solo per il reinserimento in società.

 
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