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Sassari: un giardino e un orto per le detenute di Bancali, grazie a un progetto del Rotary PDF Stampa
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di Paoletta Farina

 

La Nuova Sardegna, 14 marzo 2015

 

Libertà è anche un fiore. E per chi ne è privato, come le detenute del carcere di Bancali, poter piantare e vedere crescere una rosa rende più sopportabili quelle sbarre che le separano dal resto del mondo. Con questo obiettivo è nato il progetto "Incontrarsi nel verde e imparare a coltivare fiori e ortaggi", progetto voluto dal Rotary e sostenuto con entusiasmo dalla direttrice della casa circondariale Patrizia Incollu.

Tre presidenti dei Club Rotary cittadini (Marisa Mele, Nico Pinna Parpaglia e Roberto Boiano), il Past Governatore Pier Giorgio Poddighe e il Governatore Carlo Noto La Diega, del Distretto Rotary 2080, che ha contribuito con una generosa sovvenzione, hanno dato il via a un'iniziativa che ha trovato ampio consenso tra le detenute che vi partecipano. Alle quali viene così offerta la possibilità di specializzarsi nel giardinaggio e acquisire competenze eventualmente spendibili nel mercato del lavoro.

È una squadra tutta rosa quella che dallo scorso ottobre sta pian piano vedendo crescere il verde in un ampio cortile del penitenziario. Oltre alle ospiti della sezione femminile, ovviamente, che sono le principali protagoniste, ci sono le educatrici Maria Paola Soru, capo dell'area trattamentale, e Rosanna Roggio, e l'agronoma Marinetta Marras che si è messa a disposizione per dare lezioni di botanica e seguire sul campo il lavoro. Sempre lei ha regalato, oltre il suo tempo, il progetto complessivo che vedrà in prospettiva il radicale cambiamento dell'area prescelta. Un vivaio, un orto, e "il Giardino degli incontri, "quest'ultimo finanziato con fondi del Banco di Sardegna - afferma la direttrice del carcere Patrizia Incollu - e che consentirà di far incontrare i detenuti con i loro familiari all'aperto e in un ambiente accogliente". Piante e fiori, un gazebo, un pergolato, anche il gioco del tris sulla pavimentazione a mattonelle, perché in carcere purtroppo, capita che ci siano, a volte, anche bambini, figli delle detenute, che hanno bisogno di uscire dalle mura e divertirsi.

È una giornata ventosa e fredda, ma soleggiata, e cinque donne con salopette e scarponi, spostano vasi e li circondano di pietre perché il vento non li rovesci. "Siamo più che contente di fare le giardiniere - scherza una giovane e bella detenuta. È una bellissima opportunità che ci è stata offerta e se vogliamo dire la verità fino in fondo, ci piacerebbe poter lavorare tutti i giorni". L'impegno, infatti, è limitato a due ore settimanali, e la giornata di giardinaggio è talmente attesa che, raccontano, più di una detenuta avrebbe rinunciato volentieri al permesso ottenuto in coincidenza, pur di non perdere l'occasione.

"È un'esperienza emozionante anche per me", aggiunge l'agronoma Marras che loda le sue "alunne" per la tenacia e le capacità. "Non solo, il lavoro di gruppo è stato anche fonte di scambi "etnici" - racconta Maria Paola Soru. Nel senso che le detenute straniere e quelle italiane si scambiano le informazioni su come piantare o coltivare, secondo le tradizioni del loro Paese". Il progetto finirà a maggio ma non finisce comunque. "Perché l'obiettivo è utilizzarlo nell'ottica dell'autofinanziamento - spiega Marisa Mele, presidente del Rotary Club Sassari Silki. Già a Natale sono state confezionate per beneficenza le piante cresciute qui. abbiamo l'intenzione di proporre i prodotti di "Libertà in Fiore", come abbiamo battezzato il gruppo, in mercati e altri eventi".

 
Savona: all'Expò la Coop Articolo 27 "pena rieducativa con la produzione di serramenti" PDF Stampa
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www.savonanews.it, 14 marzo 2015

 

L'architetto Mallarino: "Articolo 27 prende nome dall'omonimo articolo della Costituzione italiana che dice che la pena detentiva deve essere rieducativa e non afflittiva. Infatti la cooperativa ha un laboratorio all'interno del carcere di Sanremo per il confezionamento e la produzione di serramenti in PVC"

Dare opportunità di lavoro a soggetti in svantaggio sociale in particolare ai carcerati. Questo l'obiettivo della Cooperativa sociale Articolo 27 che produce serramenti come finestre in PVC, persiane e scuri in Fibex. La Cooperativa è presente quest'anno all'Expò di Savona per mostrare i suoi prodotti e i fini sociali che persegue.

"Articolo 27 prende nome dall'omonimo articolo della Costituzione italiana che dice che la pena detentiva deve essere rieducativa e non afflittiva - afferma Giorgio Mallarino, architetto - Infatti la cooperativa ha un laboratorio all'interno del carcere di Sanremo per il confezionamento e la produzione di serramenti in pvc. A lavorare sono i detenuti che seguono un corso di qualificazione professionale e di rieducazione personale".

"Siamo qui all'Expò di Savona perché lavoriamo e ci poniamo sul mercato per soddisfare la clientela civile e privata con un prodotto di alta qualità e un prezzo ottimo - afferma - l'impegno è anche sociale perché l'obiettivo è dare opportunità di lavoro a soggetti svantaggiati (in carcere) e a soggetti a fine pena. Forte è l'impegno con il Comune di Savona nel progetto Perseo rivolta a soggetti in svantaggio sociale.

 
Parma: "il valore della libertà", 25 ragazzi si confrontano con il carcere PDF Stampa
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www.parmatoday.it, 14 marzo 2015

 

Lo scorso week end, 7-8 Marzo, in tutta Italia si sono tenute le Officine Rover, eventi a partecipazione individuale promosse dall'associazione scout laica Cngei. Quest'anno, la sezione Cngei di Parma, non solo ha partecipato iscrivendo i suoi ragazzi, ma ha ospitato una base in città: Parmatraz.

Ma facciamo un passo indietro, chi sono i rover e cosa si fa alle Officine? I rover sono ragazzi in età compresa tra 16 e 19 anni che durante questo tipo di iniziative hanno l'occasione di scegliere e approfondire temi da loro sentiti. Per un adolescente partecipare ad un' Officina significa vivere un momento di crescita personale e di confronto con associazioni e realtà presenti sul territorio ospitante.

La sezione di Parma ha scelto come tema la vita del carcere e il reinserimento sociale delle persone detenute, organizzando attività, giochi e dibattiti che hanno coinvolto 25 ragazzi provenienti da diverse città italiane vicine e lontane. Nella giornata di sabato 7 sono state ascoltate le testimonianze della cooperativa sociale Sirio, che con grande disponibilità ha risposto alle domande dei ragazzi sulla vita e i progetti culturali condotti presso gli Istituti Penitenziari di Parma.

Hanno partecipato al dibattito Giuseppe La Pietra, responsabile delle risorse umane e area formazione di Sirio, il prof. Mario Ponzi e la psicologa Silvia Moruzzi, che collaborano con la Sirio per i progetti didattici con le scuole, con le persone detenute e insieme hanno realizzato il cortometraggio "Fuga d'affetto", lasciato alla visione dei ragazzi.

Un momento toccante e di grande riflessione per i ragazzi, è stato il confronto con Michele (nome di fantasia), detenuto in semi libertà che lavora alla Sirio, recluso a Parma da 20 anni, che ha raccontato la propria esperienza personale, il suo rapporto con la libertà, la famiglia, il lavoro dedicando importanti ore del suo tempo libero - limitato - prima del rientro serale nelle nostre carceri. In ultimo la testimonianza di Antonio, un detenuto di quelli "ostativi", che non accedono ai benefici, alle misure alternative previste dalla legge. Una lettera scritta per i ragazzi e letta da Giuseppe, un commovente inno alla vita, alla ricerca della felicità e al valore della libertà.

La sera e nella giornata di domenica 8 sono seguiti giochi di ruolo, approfondimenti su sentenze realmente eseguite, ideazione di spazi per il carcere progettati alla luce di ciò che è emerso durante i dibattiti. Due giorni intensi, trascorsi a confrontarsi con la legalità, la costituzione, sulla rieducazione detentiva e il ruolo della cooperazione sociale come luogo di inserimento socio lavorativo e di riscatto per la dignità di molte persone. Un laboratorio di idee, una vera e propria officina. Nelson Mandela scriveva "Si dice che non si conosce veramente una nazione finché non si sia stati nelle sue galere. Una nazione dovrebbe essere giudicata da come tratta non i cittadini più prestigiosi ma i cittadini più umili." È con questo spirito che sono stati salutati i 25 giovani scout, con la speranza che tornino a casa con qualche risposta in più, ma soprattutto con tante da domande da porsi e da porre. Cngei Parma ringrazia sentitamente tutti coloro che hanno reso possibile questa importante esperienza.

 
Milano: un nuovo gruppo di studenti milanesi a Opera per incontrare i detenuti PDF Stampa
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www.a-zeta.it, 14 marzo 2015

 

Dopo il notevole interesse suscitato in occasione di altre iniziative analoghe, altri 150 studenti milanesi incontreranno mercoledì 18 marzo gli studenti del carcere di Opera. L'iniziativa è voluta dalla Direzione insieme ai protagonisti del progetto "Leggere Libera-Mente".

La giornata prevede la proiezione del docufilm "Levarsi la cispa dagli occhi", una testimonianza del potere della lettura e della scrittura nella vita delle persone, non solo detenute. Il progetto formativo è attivato all'interno del carcere di Milano-Opera da Cisproject-Leggere Libera-Mente, associazione che si occupa di promozione culturale con le persone detenute attraverso la biblioterapia, la scrittura creativa, poetica, autobiografica e giornalistica.

Il docufilm, ricco di testimonianze toccanti che invitano alla riflessione su temi quali la mancanza della libertà e l'importanza della lettura e della scrittura come strumenti di "sopravvivenza", sarà anche un'occasione di dibattito al termine della proiezione.

Le iniziative di incontro tra studenti e persone detenute rientrano nell'ambito di BookCity per le scuole del Comune di Milano. Un aspetto da sottolineare è la singolare opportunità di conoscenza reciproca offerta agli studenti reclusi e a quelli che frequentano le scuole di Milano.

"I precedenti incontri organizzati a Opera sono stati una grande occasione di confronto tra due 'mondì apparentemente lontani, che si sono però ritrovati vicini in alcune riflessioni e anche emozioni - dichiara Barbara Rossi presidente di Cisproject e fondatrice di Leggere-Libera-Mente - Per questo motivo riteniamo necessario proseguire con queste iniziative, che contribuiscono alla crescita degli studenti e aiutano il percorso intrapreso dalle persone detenute. Tutto questo è possibile grazie anche alla collaborazione con la Casa di Reclusione di Opera, che ne sostiene fin dall'inizio il valore".

Chi volesse prenotarsi o avere maggiori informazioni può scrivere a: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. . Il prossimo incontro di Cisproject- Leggere-Libera-Mente, si svolgerà mercoledì 13 maggio, sempre all'interno del carcere di Milano-Opera, e sarà un'occasione per discutere di un tema di grande attualità, che riguarda in modi diversi sempre più persone: l'autoreclusione. Ulteriori informazioni sono disponibili all'indirizzo www.leggereliberamente.it

 
Firenze: oggi e domani un convegno sulla figura dello psicologo in carcere PDF Stampa
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www.gonews.it, 14 marzo 2015

 

La figura e il ruolo dello psicologo in carcere come fondamento a tutela della salute dei detenuti, degli agenti e del personale che opera nelle strutture penitenziarie. Di fronte all'incremento esponenziale dei casi di suicidio e autolesionismo nelle carceri italiane, l'Ordine degli Psicologi della Toscana promuove il dialogo e il confronto sul tema con le istituzioni di riferimento per evidenziare criticità e sviluppare una piattaforma efficace per l'elaborazione di strategie che diano dignità tanto ai detenuti quanto agli operatori in un rapporto da costruire insieme.

"Il ruolo dello psicologo in carcere: quale futuro?" questo il titolo del Convegno in programma sabato 14 e domenica 15 marzo a Firenze (Sala Conferenze dell'Ordine degli Psicologi della Toscana) promosso dal Gruppo di Lavoro di Psicologia Penitenziaria dell'Opt, istituito nel 2014 per rispondere ad alcune problematiche che colpiscono i professionisti operanti nel contesto inframurario nonché i detenuti. Il programma Molti gli esperti chiamati ad intervenire insieme ai rappresentanti istituzionali e dirigenti sanitari.

Ad aprire i lavori il presidente dell'Ordine degli Psicologi della Toscana Lauro Mengheri e a coordinare gli interventi sarà il consigliere del gruppo di lavoro Psicologia Penitenziaria Ezio Benelli. La psicologia penitenziaria È una psicologia applicata a un contesto per sua natura rigido, all'interno del quale le esigenze di sicurezza sigillate da una pesante mole di norme giuridiche e burocratiche sfidano il principio fondamentale al quale si ispira il mandato deontologico dello psicologo: l'obbligo di lavorare per la promozione del benessere della persona. A fronte di tanti datori di lavoro e obiettivi professionali, ancora oggi lo psicologo in carcere non raggiunge una visibilità istituzionale ufficialmente riconosciuta: il singolo lavoratore si trova esposto a una composita realtà lavorativa, all'interno della quale pochi professionisti riescono a raggiungere una stabilità contrattuale lavorativa.

 
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